{"id":3848,"date":"2008-06-15T11:49:37","date_gmt":"2008-06-15T09:49:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=3848"},"modified":"2008-06-15T11:49:37","modified_gmt":"2008-06-15T09:49:37","slug":"tolleranza-e-creativita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2008\/06\/15\/tolleranza-e-creativita\/","title":{"rendered":"Tolleranza \u00e8 creativit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=4645&amp;ID_sezione=&amp;sezione=\">Francesco Ramella su Lastampa.it<\/a><\/p>\n<p>Qualche anno fa un professore americano di studi urbani, Richard Florida, ha sviluppato un\u2019interessante teoria che associa lo sviluppo economico alla proliferazione della cosiddetta \u00abclasse creativa\u00bb: le professioni ad alto contenuto di conoscenza e ricerca sia nel campo tecnico-scientifico che in quello artistico. Nei nuovi scenari della globalizzazione, l\u2019innovazione rappresenta una risorsa chiave per lo sviluppo. La formula magica per la crescita economica \u00e8 quella delle \u00ab3 T\u00bb: tecnologia, talento e tolleranza. Se i primi due assets costituiscono gli ingredienti fondamentali dell\u2019innovazione, il terzo rappresenta per\u00f2 il fattore chiave per mobilitarli. La nuova geografia dello sviluppo premia soprattutto i territori capaci di attrarre i detentori del \u00abcapitale creativo\u00bb. E questi soggetti prediligono le citt\u00e0 che &#8211; afferma Florida &#8211; si contraddistinguono per \u00abmaggiore apertura, diversit\u00e0 e tolleranza\u00bb. I luoghi in cui si costruisce il futuro sono quelli \u00abaperti agli immigrati, agli artisti, ai gay e all\u2019integrazione razziale\u00bb. Per individuare questi contesti lo studioso ha utilizzato un indicatore piuttosto inusuale &#8211; un \u00abindice gay\u00bb che misura la percentuale di omosessuali sul totale della popolazione &#8211; mostrando che questo risulta uno straordinario predittore della localizzazione geografica e della crescita dei settori produttivi pi\u00f9 innovativi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Non sembra azzardato fare uscire la riflessione sulle minoranze dal \u00abghetto\u00bb dei dibattiti sui diritti civili, cogliendone tutte le implicazioni in termini di qualit\u00e0 (e variet\u00e0) della nostra cultura e della nostra convivenza civile. Valutandone anche le implicazioni di lunga durata sulla capacit\u00e0 innovativa del nostro Paese. Un fronte su cui l\u2019Italia risulta deficitaria a giudicare dai dati dell\u2019European Innovation Scoreboard. Questo strumento, elaborato dalla Commissione Europea per monitorare annualmente i risultati della \u00abstrategia di Lisbona\u00bb, si basa su un set di 26 indicatori che misurano la prestazione dei \u00absistemi nazionali della ricerca e dell\u2019innovazione\u00bb. L\u2019Italia si trova nella fascia medio-bassa della classifica, con uno 0,33 che la colloca al di sotto della media europea (0,45) e a notevole distanza dai paesi pi\u00f9 avanzati. Lontano non solo dagli Stati Uniti (0,55) e dal Giappone (0,60), ma anche dai paesi leader europei: Svezia (0,73); Svizzera (0,67); Finlandia (0,64); Danimarca (0,61); Germania (0,59) e Inghilterra (0,57). Non solo spendiamo poco per ricerca e sviluppo ma non facciamo niente per formare o attrarre i nuovi talenti. Insomma, chiudendoci a riccio nei confronti della diversit\u00e0 degli altri finiamo per non scommettere sul nostro futuro. Con il rischio &#8211; molto reale &#8211; di ritrovarci domani non solo pi\u00f9 poveri\u2026 ma anche noiosi e antipatici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco Ramella su Lastampa.it Qualche anno fa un professore americano di studi urbani, Richard Florida, ha sviluppato un\u2019interessante teoria che associa lo sviluppo economico alla proliferazione della cosiddetta \u00abclasse creativa\u00bb: le professioni ad alto contenuto di conoscenza e ricerca sia nel campo tecnico-scientifico che in quello artistico. 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