{"id":4392,"date":"2008-08-04T10:55:00","date_gmt":"2008-08-04T08:55:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=4392"},"modified":"2008-08-04T11:03:45","modified_gmt":"2008-08-04T09:03:45","slug":"informazione-liquida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2008\/08\/04\/informazione-liquida\/","title":{"rendered":"Informazione liquida"},"content":{"rendered":"<p><span><a href=\"http:\/\/vittoriozambardino.repubblica.it\/zetavu\/2008\/08\/non-ci-amano-ma.html#more\">Via Vittorio Zambardino<\/a><\/span><\/p>\n<blockquote><p><span>Cosa dice ai giornali la teoria-Jarvis? Dice: accettate che il mondo, fra dieci anni, vivr\u00e0 secondo una sensibilit\u00e0 e un approccio alla conoscenza che sar\u00e0 cos\u00ec \u201cliquido\u201d da non poter pi\u00f9 essere compatibile con la lettura sequenziale del giornale, con la sua chiave interpretativa del mondo e con le sue opinioni, che non accetter\u00e0 le sue gerarchie culturali. Quella liquidit\u00e0, quella conoscenza per frammenti ha la sede della sua sintesi nell\u2019individuo ( che magari la delega agli opinionisti\/predicatori) e potr\u00e0 anche avere manifestazioni discutibili ma \u00e8 e sar\u00e0 sempre pi\u00f9 la \u201cstruttura\u201d e la \u201cforma\u201d dell\u2019opinione pubblica dei prossimi anni. Il suo paradigma.<\/span><\/p>\n<p>Conviene questa dissoluzione del giornale per passare alla \u201cpura essenza\u201d del giornalismo? Non conviene, anzi \u00e8 un inganno mortale, perch\u00e9 la notizia non \u00e8 un contenuto, \u00e8 il nome e l\u2019opera del giornale. Ma per respingerlo, l\u2019inganno, c\u2019\u00e8 bisogno di parlare la nuova lingua della trasformazione. E di parlarla da subito.<\/p>\n<p>Ai giornali il pubblico internet non chiede di diventare un bazar di trucchi e diavolerie tecnologiche, non chiede nemeno di destrutturarsi per lasciar posto al \u201ccontenuto degli utenti\u201d.\u00a0 La tecnologia, quando non \u00e8 piattaforma abilitante della comunicazione, non serve a niente. La forma tecnologica di oggi &#8211; come la carta 200 anni fa &#8211; \u00e8 il simulacro di una relazione sociale nuova con il \u201cpopolo\u201d che legge &#8211; giovani e meno giovani, gente che non si \u00e8 mai avvicinata all\u2019informazione, ma che gira il mondo o sta in un ufficio e ha dell\u2019informazione un bisogno spasmodico, continuo, desiderante, \u201cprodotto\u201d dalle macchine della conoscenza che sono il suo nuovo strumento di lavoro. La tecnologia \u00e8 la \u201ccarta\u201d che permette di raggiungere il nuovo pubblico laddove questo vive e pensa. Dunque impossibile ignorarla.<\/p>\n<p>Eppure c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 nella teoria Jarvis. C\u2019\u00e8 che questo pubblico non chiede snack-news in poche righe, pi\u00f9 la borsa pi\u00f9 il meteo e magari il traffico sulla tangenziale. Chiede l\u2019informazione che fa vivere la democrazia, quella che controlla il potere, quella che svela gli arcani, chiede di \u201cidentificarsi\u201d con un potere civile del giornalismo. Quando lo vede all\u2019opera, spesso non lo riconosce e si accontenta di pessimi surrogati. Ma i surrogati &#8211; dicono i nostri vecchi &#8211; giravano durante la guerra, quando c\u2019era pochissimo da mangiare.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Vittorio Zambardino Cosa dice ai giornali la teoria-Jarvis? 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