{"id":6517,"date":"2008-11-25T17:28:55","date_gmt":"2008-11-25T15:28:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=6517"},"modified":"2008-11-25T20:34:13","modified_gmt":"2008-11-25T18:34:13","slug":"la-morte-delluser-generated-content","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2008\/11\/25\/la-morte-delluser-generated-content\/","title":{"rendered":"La morte dell&#8217;User Generated Content"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/estrablog.net\/2008\/11\/24\/il-mezzo-e-il-messaggio-a-patto-che-il-messaggio-sia-buono\/\">Via Giovanni Calia<\/a><\/p>\n<blockquote><p>L\u2019user <a onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/it.wikipedia.org');\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/User_Generated_Content\">Generated Content<\/a> \u00e8 morto.<br \/>\nAd essere precisi \u00e8 morta l\u2019idea di User Generated Content cos\u00ec come la si intendeva nel 2004, che \u00e8 cosa leggermente diversa. Per molti questo \u00e8 un dato di fatto, ma noto ancora in giro gente che si ostina a pensare che l\u2019era del \u201ctutto 2.0? sia tra noi.<br \/>\nSono bastati pochi anni per capire che gli utenti nella maggior parte dei casi hanno poco da dire. La blogosfera italiana ne \u00e8 un esempio lampante. A parte pochi rari casi, \u00e8 un rincorrersi a vicenda.<br \/>\nNel <a href=\"http:\/\/estrablog.net\/2008\/11\/21\/90-9-1\/\">post precedente<\/a> ho riportato un articolo emblematico, apparentemente banale e datato, in cui fondamentalmente si dice che il 90% degli utenti (del Web) sono \u201caudience\u201d, il 9% sono editor e solo l\u20191% \u00e8 creatore di contenuti originali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" title=\"piramide\" src=\"http:\/\/www.communityguy.com\/Image\/pyramid.png\" alt=\"\" width=\"465\" height=\"317\" \/><br \/>\nCome qualcuno mi ha fatto notare, questa piramide era conosciuta, ma decisamente ancora attuale. Se a distanza di qualche anno i risultati continuano ad essere gli stessi, i motivi sono facilmente identificabili.<br \/>\nNonostante questo, la maggior parte di quei \u201cpochi\u201d contenuti prodotti sono pura \u201cfuffa\u201d.<br \/>\nOltre all\u2019aspetto contenutistico c\u2019\u00e8 un altro aspetto che si \u00e8 imposto e di cui bisogna prendere atto: l\u2019effetto Facebook. Facebook prescinde da tutto questo e delinea molto pi\u00f9 chiaramente la tendenza sicuramente molto meno autoriale della rete, ma molto pi\u00f9 predisposta a creare relazioni umane in cui il \u201ccontenuto\u201d \u00e8 l\u2019utente stesso<\/p>\n<p>&#8230;.<br \/>\nI vecchi pensatori della comunicazione l\u2019avevano capito. Noi pensavamo di averli fregati, ma il tempo gli ha dato ragione: non possiamo pensare che l\u2019umanit\u00e0 produca contenuti di massa e di qualit\u00e0 per se stessa, autoregolamentandosi. Se c\u2019\u00e8 una lezione che abbiamo davvero imparato durante questo primo decennio del secolo \u00e8 ci vogliono modalit\u00e0 nuove di fruizione dei contenuti (e su questo c\u2019\u00e8 molto da lavorare), ma il contenuto vero e proprio deve essere strutturato secondo logiche precise, scientifiche che portano inevitabilmente a contenuti pensati e creati da chi sa farlo.<br \/>\nOra, che il Web bottom-up sia riuscito a far emergere cose e personi interessanti, questo \u00e8 indubbio, ma stiamo parlando di casi rari.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Giovanni Calia L\u2019user Generated Content \u00e8 morto. Ad essere precisi \u00e8 morta l\u2019idea di User Generated Content cos\u00ec come la si intendeva nel 2004, che \u00e8 cosa leggermente diversa. 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