{"id":6632,"date":"2008-12-03T12:40:06","date_gmt":"2008-12-03T11:40:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=6632"},"modified":"2008-12-13T06:06:56","modified_gmt":"2008-12-13T05:06:56","slug":"l%e2%80%99italia-e-la-conversazione-globale-online","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2008\/12\/03\/l%e2%80%99italia-e-la-conversazione-globale-online\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la conversazione  globale online"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lsdi.it\/2008\/12\/02\/litalia-tagliata-fuori-dalla-conversazione-globale-online\/\">Bernardo Parrella via LSDI<\/a><\/p>\n<p>I tragici eventi di Mumbai hanno confermato l\u2019estrema importanza del citizen journalism e della comunicazione orizzontale basata sui new media. Contesto in cui \u00e8 emersa nuovamente la centralit\u00e0 di Global Voices Online, progetto non-profit lanciato nel 2004 presso il Berkman Center (Harvard University) che mira ad aggregare e amplificare la conversazione globale online gettando luce su luoghi e persone spesso ignorati dagli altri media.<\/p>\n<p>Il primo intervento riguardo Mumbai \u00e8 apparso su Global Voices alle ore 19:01 UTC\/GMT di mercoled\u00ec 26 novembre (le 20:01 in Italia, circa un\u2019ora dopo i primi attacchi), rilanciando notizie e riflessioni appena diffusi in particolare da cittadini indiani nella blogosfera, su Twitter, Facebook, comunit\u00e0 online. Non tanto per \u2018essere i primi a dare la notizia\u2019, cosa giustamente riservata ai lanci d\u2019agenzia, quanto piuttosto per contestualizzare e dare risalto alle voci dei cittadini-reporter.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>Quel primo post, firmato da Neha Viswanathan, indiana residente a Londra, \u00e8 stato poi seguito a ritmo incalzante da molti altri nelle ore e giorni successivi, fino a creare uno Speciale che alla serata di Sabato 29 novembre ha totalizzato oltre 20 post, una decina di notizie in breve, centinaia di commenti complessivi, innumerevoli link e rilanci su blog, siti e testate intorno al mondo. Tra queste, la CNN ha brevemente intervistato la stessa Neha Viswanathan, segnalandone le note su Twitter e nei report online, e producendo la schermata di Global Voices in diretta TV. Altri stralci da quei post sono apparsi, fra gli altri, su testate quali Reuters, New York Times, e Le Monde e rue89.com in Francia. Come conseguenza, il sito inglese di Global Voices ha ricevuto circa 23.000 visite uniche il 26 novembre e 26.000 il giorno successivo, da Paesi quali (nell\u2019ordine) USA, India, UK, Canada, Australia, Cina e Malesia. Mentre lo Speciale continua a essere aggiornato regolarmente con post, notizie, commenti.<\/p>\n<p>E in Italia? In questi giorni abbiamo rapidamente tradotto una decina di quei post sui fatti di Mumbai, inoltrato notizie e link a una variet\u00e0 di contatti, raccogliendo a fatica meno di 400 visitatori unici quotidiani e qualche fugace link nei due giorni critici. Ulteriore riprova di come, contrariamente al resto del mondo, in Italia manchi nettamente l\u2019attenzione del grande pubblico e della grande informazione, che pure ha accennato al ruolo svolto dai citizen media e dal web sociale nella circostanza. A parte lo scambio-link attivo con Agoravox Italia e una veloce menzione sul quotidiano L\u2019Unit\u00e0, nessun altro ha segnalato il lavoro e i post tradotti dal team di Global Voices in Italiano &#8211; tagliando fuori ancora una volta i cittadini e lettori italiani da una conversazione globale e senza filtri che privilegia gli strumenti della Rete.<\/p>\n<p>Come ridurre quest\u2019ennesimo gap partecipativo?<\/p>\n<p>Intanto, i contenuti di Global Voices, inglesi e italiani, vengono pubblicati sotto licenza Creative Commons e quindi sono liberamente riproducibili. Semplice anche implementare collaborazioni o partnership ad hoc con qualsiasi testata interessata. E per chiunque abbia a cuore queste tematiche, l\u2019invito \u00e8 quello di rilanciarle su siti, blog, mailing list, Facebook, etc., oltre che impegnarsi nel passa-parola online e offline. Ma occorre soprattutto contattare e coinvolgere giornali, radio o TV locali, onde far includere titoli e post di Global Voices nei loro siti d\u2019informazione o avviare iniziative analoghe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bernardo Parrella via LSDI I tragici eventi di Mumbai hanno confermato l\u2019estrema importanza del citizen journalism e della comunicazione orizzontale basata sui new media. 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