{"id":8355,"date":"2009-02-04T16:00:54","date_gmt":"2009-02-04T15:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=8355"},"modified":"2009-02-04T08:26:46","modified_gmt":"2009-02-04T07:26:46","slug":"la-fine-del-concilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/02\/04\/la-fine-del-concilio\/","title":{"rendered":"La fine del Concilio"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-8356\" title=\"concilio\" src=\"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/concilio.jpg\" alt=\"concilio\" width=\"247\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/concilio.jpg 300w, https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/concilio-221x300.jpg 221w\" sizes=\"auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px\" \/>Cos\u00ec <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Papa_Paolo_VI\">Paolo VI<\/a> chiuse il <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Concilio_Vaticano_II\">Concilio Vaticano II<\/a> con queste parole. Che cosa ne \u00e8 rimasto concretamente ?<\/p>\n<p>Noi concludiamo quest&#8217;oggi il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo.<br \/>\nLo concludiamo nella pienezza della sua efficienza: la vostra tanto numerosa presenza lo dimostra, la ordinata compagine di questa assemblea lo attesta, il regolare epilogo dei lavori conciliari lo conferma, l&#8217;armonia dei sentimenti e dei propositi lo proclama; e se non poche questioni, suscitate nel corso del Concilio stesso, rimangono in attesa di conveniente risposta, ci\u00f2 indica che non nella stanchezza si chiudono i suoi lavori, ma nella vitalit\u00e0 che questo Sinodo universale ha risvegliata, e che nel periodo post-conciliare, con l&#8217;aiuto di Dio, rivolger\u00e0 a tali questioni le sue generose e ordinate energie.<\/p>\n<p>Questo Concilio consegna alla storia l&#8217;immagine della Chiesa cattolica raffigurata da quest&#8217;aula, piena di Pastori professanti la medesima fede, spiranti la medesima carit\u00e0, associati nella medesima comunione di preghiera, di disciplina, di attivit\u00e0, e &#8211; ci\u00f2 ch&#8217;\u00e8 meraviglioso &#8211; tutti desiderosi d&#8217;una cosa sola, di offrire se stessi, come Cristo nostro Maestro e Signore, per la vita della Chiesa e per la salvezza del mondo.<br \/>\nE non solo l&#8217;immagine della Chiesa manda ai posteri questo Concilio, ma il patrimonio altres\u00ec della sua dottrina e dei suoi comandamenti, il &#8220;deposito&#8221; ricevuto da Cristo e nei secoli meditato, vissuto ed espresso, ed ora in tante sue parti chiarito, stabilito e ordinato nella sua integrit\u00e0; deposito vivo per la divina virt\u00f9 di verit\u00e0 e di grazia, che lo costituisce, e perci\u00f2 idoneo a vivificare chiunque piamente lo accolga e ne alimenti la propria umana esistenza.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>Che cosa dunque il Concilio sia stato, che cosa abbia operato sarebbe il tema naturale di questa Nostra finale meditazione. Ma troppo essa richiederebbe di attenzione e di tempo; n\u00e9 forse in questa ora nuovissima e stupenda Ci basterebbe l&#8217;animo di fare tranquillamente una tale sintesi. Noi vogliamo riservare questo momento prezioso ad un solo pensiero, che curva in umilt\u00e0 i nostri spiriti e li solleva nello stesso tempo al vertice delle nostre aspirazioni. Il pensiero \u00e8 questo: quale \u00e8 il valore religioso del nostro Concilio? Religioso diciamo per il rapporto diretto col Dio vivente, quel rapporto ch&#8217;\u00e8 ragion d&#8217;essere della Chiesa e di quanto ella crede, spera ed ama, di quanto ella \u00e8 e fa.<\/p>\n<p>Possiamo noi dire d&#8217;aver dato gloria a Dio, d&#8217;aver cercato la sua conoscenza ed il suo amore, d&#8217;aver progredito nello sforzo della sua contemplazione, nell&#8217;ansia della sua celebrazione, e nell&#8217;arte della sua proclamazione agli uomini che guardano a noi come a Pastori e Maestri delle vie di Dio?<\/p>\n<p>Noi crediamo candidamente che s\u00ec. Anche perch\u00e9 da questa iniziale e fondamentale intenzione scatur\u00ec il proposito informatore del celebrando Concilio. Risuonano ancora in questa Basilica le parole pronunciate nella Allocuzione inaugurale del Concilio medesimo dal Nostro venerato predecessore Giovanni XXIII, che possiamo ben dire autore del grande Sinodo. Egli allora ebbe a dire: &#8220;Quod Concilii Oecumenici maxime interest hoc est, ut sacrum doctrinae christianae depositum efficaciore ratione custodiatur atque proponatur . . . Verum profecto est, Christum Dominum ham pronuntiasse sententiam: &#8211; quaerite primum regnum Dei et iustitiam eius &#8211; Quae vox primum declarat, quo potissimum vires et cogitationes nostras, dirigi oporteat&#8221;<br \/>\n(Discorsi, 1962, p. 583).<\/p>\n<p>E all&#8217;intenzione il fatto \u00e8 succeduto. Per valutarlo degnamente bisogna ricordare il tempo in cui esso si \u00e8 compiuto; un tempo, che ognuno riconosce come rivolto alla conquista del regno della terra piuttosto che al regno dei cieli; un tempo, in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale e sembra, a torto, suggerita dal progresso scientifico; un tempo, in cui l&#8217;atto fondamentale della personalit\u00e0 umana, resa pi\u00f9 cosciente di s\u00e9 e della sua libert\u00e0, tende a pronunciarsi per la propria autonomia assoluta, affrancandosi da ogni legge trascendente; un tempo, in cui il laicismo sembra la conseguenza legittima del pensiero moderno e la saggezza ultima dell&#8217;ordinamento temporale della societ\u00e0; un tempo, inoltre, nel quale le espressioni dello spirito raggiungono vertici d&#8217;irrazionalit\u00e0 e di desolazione; un tempo, infine, che registra anche nelle grandi religioni etniche del mondo turbamenti e decadenze non prima sperimentate. In questo tempo si \u00e8 celebrato il nostro Concilio a onore di Dio, nel nome di Cristo, con l&#8217;impeto dello Spirito, &#8220;che penetra tutte le cose&#8221;, &#8220;omnia scrutatur&#8221;, e che tuttora anima la Chiesa &#8220;ut sciamus quae a Deo donata sunt nobis&#8221; (cfr. 1 Cor. 2, l0-12), dandole cio\u00e8 la visione profonda e panoramica insieme della vita e del mondo. La concezione teocentrica e teologica dell&#8217;uomo e dell&#8217;universo, quasi sfidando l&#8217;accusa d&#8217;anacronismo e di estraneit\u00e0, si \u00e8 sollevata con questo Concilio in mezzo all&#8217;umanit\u00e0, con delle pretese, che il giudizio del mondo qualificher\u00e0 dapprima come folli, poi, Noi lo speriamo, vorr\u00e0 riconoscere come veramente umane, come sagge, come salutari; e cio\u00e8 che Dio \u00c8. S\u00ec, \u00c8 reale, \u00c8 vivo, \u00c8 personale, \u00c8 provvido, \u00c8 infinitamente buono; anzi, non solo buono in s\u00e9, ma buono immensamente altres\u00ec per noi, nostro creatore, nostra verit\u00e0, nostra felicit\u00e0, a tal punto che quello sforzo di fissare in Lui lo sguardo ed il cuore, che diciamo contemplazione, diventa l&#8217;atto pi\u00f9 alto e pi\u00f9 pieno dello spirito, l&#8217;atto che ancor oggi pu\u00f2 e deve gerarchizzare l&#8217;immensa piramide dell&#8217;attivit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che il Concilio pi\u00f9 che delle divine verit\u00e0 si \u00e8 occupato principalmente della Chiesa, della sua natura, della sua composizione, della sua vocazione ecumenica, della sua attivit\u00e0 apostolica e missionaria. Questa secolare societ\u00e0 religiosa, che \u00e8 la Chiesa, ha cercato di compiere un atto riflesso su se stessa, per conoscersi meglio, per meglio definirsi, e per disporre di conseguenza i suoi sentimenti ed i suoi precetti. \u00c8 vero. Ma questa introspezione non \u00e8 stata fine a se stessa, non \u00e8 stata atto di pura sapienza umana, di sola cultura terrena; la Chiesa si \u00e8 raccolta nella sua intima coscienza spirituale, non per compiacersi di erudite analisi di psicologia religiosa o di storia delle sue esperienze, ovvero per dedicarsi a riaffermare i suoi diritti e a descrivere le sue leggi, ma per ritrovare in se stessa vivente ed operante, nello Spirito Santo, la parola di Cristo, e per scrutare pi\u00f9 a fondo il mistero, cio\u00e8 il disegno e la presenza di Dio sopra e dentro di s\u00e9, e per ravvivare in s\u00e9 quella fede, ch&#8217;\u00e8 il segreto della sua sicurezza e della sapienza, e quell&#8217;amore che la obbliga a cantare senza posa le lodi di Dio: cantare amantis est, dice S. Agostino (Serm. 336; P.L. 38, 1472). I documenti conciliari principalmente quelli sulla divina Rivelazione, sulla Liturgia, sulla Chiesa, sui Sacerdoti, sui Religiosi, sui Laici, lasciano chiaramente trasparire questa diretta e primaria intenzione religiosa, e dimostrano quanto sia limpida e fresca e ricca la vena spirituale, che il vivo contatto col Dio vivo fa erompere nel seno della Chiesa, e da lei effondere sulle aride zolle della nostra terra.<\/p>\n<p>Ma non possiamo trascurare un&#8217;osservazione capitale nell&#8217;esame del significato religioso di questo Concilio: esso \u00e8 stato vivamente interessato dallo studio del mondo moderno. Non mai forse come in questa occasione la Chiesa ha sentito il bisogno di conoscere, di avvicinare, di comprendere, di penetrare, di servire, di evangelizzare la societ\u00e0 circostante, e di coglierla, quasi di rincorrerla nel suo rapido e continuo mutamento. Questo atteggiamento, determinato dalle distanze e dalle fratture verificatesi negli ultimi secoli, nel secolo scorso ed in questo specialmente fra la Chiesa e la civilt\u00e0 profana, e sempre suggerito dalla missione salvatrice essenziale della Chiesa, \u00e8 stato fortemente e continuamente operante nel Concilio, fino al punto da suggerire ad alcuni il sospetto che un tollerante e soverchio relativismo al mondo esteriore, alla storia fuggente, alla moda culturale, ai bisogni contingenti, al pensiero altrui, abbia dominato persone ed atti del Sinodo ecumenico, a scapito della fedelt\u00e0 dovuta alla tradizione e a danno dell&#8217;orientamento religioso del Concilio medesimo. Noi non crediamo che questo malanno si debba ad esso imputare nelle sue vere e profonde intenzioni e nelle sue autentiche manifestazioni.<\/p>\n<p>Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carit\u00e0; e nessuno potr\u00e0 rimproverarlo d&#8217;irreligiosit\u00e0 o d&#8217;infedelt\u00e0 al Vangelo per tale precipuo orientamento, quando ricordiamo che \u00e8 Cristo stesso ad insegnarci essere la dilezione ai fratelli il carattere distintivo dei suoi discepoli (cfr. Io. 13, 35), e quando lasciamo risuonare ai nostri animi le parole, apostoliche: &#8220;La religione pura e immacolata, agli occhi di Dio e del Padre, \u00e8 questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni e conservarsi puri da questo mondo&#8221; (Iac. 1, 27); e ancora: &#8220;chi non ama il proprio fratello, che egli vede, come pu\u00f2 amare Dio, che egli non vede&#8221;? (1 Io. 4, 20).<\/p>\n<p>La Chiesa del Concilio, s\u00ec, si \u00e8 assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell&#8217;uomo, dell&#8217;uomo quale oggi in realt\u00e0 si presenta: l&#8217;uomo vivo, l&#8217;uomo tutto occupato di s\u00e9, l&#8217;uomo che si fa soltanto centro d&#8217;ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d&#8217;ogni realt\u00e0. Tutto l&#8217;uomo fenomenico, cio\u00e8 rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze; si \u00e8 quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perci\u00f2 e amorosi: l&#8217;uomo tragico dei suoi propri drammi, l&#8217;uomo superuomo di ieri e di oggi e perci\u00f2 sempre fragile e falso, egoista e feroce; poi l&#8217;uomo infelice di s\u00e9, che ride e che piange; l&#8217;uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l&#8217;uomo rigido cultore della sola realt\u00e0 scientifica, e l&#8217;uomo com&#8217;\u00e8, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa il &#8220;filius accrescens&#8221; (Gen. 49, 22); e l&#8217;uomo sacro per l&#8217;innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povert\u00e0, per la piet\u00e0 del suo dolore; l&#8217;uomo individualista e l&#8217;uomo sociale; l&#8217;uomo laudator temporis acti&#8221; e l&#8217;uomo sognatore dell&#8217;avvenire; l&#8217;uomo peccatore e l&#8217;uomo santo; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>L&#8217;umanesimo laico profano alla fine \u00e8 apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si \u00e8 fatto Uomo s&#8217;\u00e8 incontrata con la religione (perch\u00e9 tale \u00e8) dell&#8217;uomo che si fa Dio. Che cosa \u00e8 avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non \u00e8 avvenuto. L&#8217;antica storia del Samaritano \u00e8 stata il paradigma della spiritualit\u00e0 del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto pi\u00f9 grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l&#8217;attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi pi\u00f9 di tutti, siamo i cultori dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>E che cosa ha considerato questo augusto Senato nella umanit\u00e0, che esso, sotto la luce della divinit\u00e0, si \u00e8 messo a studiare, ha considerato ancora l&#8217;eterno bifronte suo viso: la miseria e la grandezza dell&#8217;uomo, il suo male profondo, innegabile, da se stesso inguaribile, ed il suo bene superstite, sempre segnato di arcana bellezza e di invitta sovranit\u00e0. Ma bisogna riconoscere che questo Concilio, postosi a giudizio dell&#8217;uomo, si \u00e8 soffermato ben pi\u00f9 a questa faccia felice dell&#8217;uomo, che non a quella infelice. Il suo atteggiamento \u00e8 stato molto e volutamente ottimista. Una corrente di affetto e di ammirazione si \u00e8 riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, s\u00ec; perch\u00e9 ci\u00f2 esige la carit\u00e0, non meno che la verit\u00e0; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette.<\/p>\n<p>Vedete, ad esempio: gli innumerevoli linguaggi delle genti oggi esistenti sono stati ammessi a esprimere liturgicamente la parola degli uomini a Dio e la Parola di Dio agli uomini, all&#8217;uomo in quanto tale \u00e8 stata riconosciuta la vocazione fondamentale ad una pienezza di diritti e ad una trascendenza di destini; le sue supreme aspirazioni all&#8217;esistenza, alla dignit\u00e0 della persona, alla onesta libert\u00e0, alla cultura, al rinnovamento dell&#8217;ordine sociale, alla giustizia, alla pace, sono state purificate e incoraggiate; e a tutti gli uomini \u00e8 stato rivolto l&#8217;invito pastorale e missionario alla luce evangelica. Troppo brevemente noi ora parliamo delle moltissime e amplissime questioni, relative al benessere umano, delle quali il Concilio s&#8217;\u00e8 occupato; n\u00e9 esso ha inteso risolvere tutti i problemi urgenti della vita moderna; alcuni di questi sono stati riservati all&#8217;ulteriore studio che la Chiesa intende farne, molti di essi sono stati presentati in termini molto ristretti e generali, suscettibili perci\u00f2 di successivi approfondimenti e di diverse applicazioni.<\/p>\n<p>Ma una cosa giova ora notare: il magistero della Chiesa, pur non volendo pronunciarsi con sentenze dogmatiche straordinarie, ha profuso il suo autorevole insegnamento sopra una quantit\u00e0 di questioni, che oggi impegnano la coscienza e l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo; \u00e8 sceso, per cos\u00ec dire, a dialogo con lui; e, pur sempre conservando la autorit\u00e0 e la virt\u00f9 sue proprie, ha assunto la voce facile ed amica della carit\u00e0 pastorale; ha desiderato farsi ascoltare e comprendere da tutti; non si \u00e8 rivolto soltanto all&#8217;intelligenza speculativa, ma ha cercato di esprimersi anche con lo stile della conversazione oggi ordinaria, alla quale il ricorso alla esperienza vissuta e l&#8217;impiego del sentimento cordiale d\u00e0nno pi\u00f9 attraente vivacit\u00e0 e maggiore forza persuasiva: ha parlato all&#8217;uomo d&#8217;oggi, qual \u00e8.<\/p>\n<p>E un&#8217;altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale \u00e8 rivolta in un&#8217;unica direzione: servire l&#8217;uomo. L&#8217;uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermit\u00e0, in ogni sua necessit\u00e0. La Chiesa si \u00e8 quasi dichiarata l&#8217;ancella dell&#8217;umanit\u00e0, proprio nel momento in cui maggiore splendore e maggiore vigore hanno assunto, mediante la solennit\u00e0 conciliare, sia il suo magistero ecclesiastico, sia il suo pastorale governo: l&#8217;idea di ministero ha occupato un posto centrale.<\/p>\n<p>Tutto questo e tutto quello che potremmo dire sul valore umano del Concilio ha forse deviato la mente della Chiesa in Concilio verso la direzione antropocentrica della cultura moderna? Deviato no, rivolto s\u00ec.<\/p>\n<p>Ma chi bene osserva questo prevalente interesse del Concilio per i valori umani e temporali non pu\u00f2 negare che tale interesse \u00e8 dovuto al carattere pastorale, che il Concilio ha scelto quasi programma, e dovr\u00e0 riconoscere che quello stesso interesse non \u00e8 mai disgiunto dall&#8217;interesse religioso pi\u00f9 autentico, sia per la carit\u00e0, che unicamente lo ispira (e dove \u00e8 la carit\u00e0, ivi \u00e8 Dio!), e sia per il collegamento, dal Concilio sempre affermato e promosso, dei valori umani e temporali, con quelli propriamente spirituali, religiosi ed eterni : sull&#8217;uomo e sulla terra si piega, ma al regno di Dio si solleva.<\/p>\n<p>La mentalit\u00e0 moderna, abituata a giudicare ogni cosa sotto l&#8217;aspetto del valore, cio\u00e8 della sua utilit\u00e0, vorr\u00e0 ammettere che il valore del Concilio \u00e8 grande almeno per questo: che tutto \u00e8 stato rivolto all&#8217;umana utilit\u00e0; non si dica dunque mai inutile una religione come la cattolica, la quale, nella sua forma pi\u00f9 cosciente e pi\u00f9 efficace, qual \u00e8 quella conciliare, tutta si dichiara in favore ed in servizio dell&#8217;uomo. La religione cattolica e la vita umana riaffermano cos\u00ec la loro alleanza, la loro convergenza in una sola umana realt\u00e0: la religione cattolica \u00e8 per l&#8217;umanit\u00e0; in un certo senso, essa \u00e8 la vita dell&#8217;umanit\u00e0. \u00c8 la vita, per l&#8217;interpretazione, finalmente esatta e sublime, che la nostra religione d\u00e0 all&#8217;uomo (non \u00e8 l&#8217;uomo, da solo, mistero a se stesso?); e la d\u00e0 precisamente in virt\u00f9 della sua scienza di Dio: per conoscere l&#8217;uomo, l&#8217;uomo vero, l&#8217;uomo integrale, bisogna conoscere Dio; ci basti ora, a prova di ci\u00f2, ricordare la fiammante parola di S. Caterina da Siena: &#8220;nella tua natura, Deit\u00e0 eterna, conoscer\u00f2 la natura mia&#8221; (Or. 24). \u00c8 la vita, perch\u00e9 della vita descrive la natura ed il destino, le d\u00e0 il suo vero significato. \u00c8 la vita, perch\u00e9 della vita costituisce la legge suprema, e alla vita infonde la misteriosa energia che la fa, possiamo dire, divina.<\/p>\n<p>Che se, venerati Fratelli e Figli tutti qui presenti, noi ricordiamo come nel volto d&#8217;ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo (cfr. Matth. 25, 40), il Figlio dell&#8217;uomo e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo poi ravvisare il volto del Padre celeste: &#8220;chi vede me, disse Ges\u00f9, vede anche il Padre&#8221; (Io. 14, 9), il nostro umanesimo si fa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico; tanto che possiamo altres\u00ec enunciare: per conoscere Dio bisogna conoscere l&#8217;uomo. Sarebbe allora questo Concilio, che all&#8217;uomo principalmente ha dedicato la sua studiosa attenzione, destinato a riproporre al mondo moderno la scala delle liberatrici e consolatrici ascensioni? non sarebbe, in definitiva, un semplice, nuovo e solenne insegnamento ad amare l&#8217;uomo per amare Iddio? amare l&#8217;uomo, diciamo, non come strumento, ma come primo termine verso il supremo termine trascendente, principio e ragione d&#8217;ogni amore.<br \/>\nE allora questo Concilio tutto si risolve nel suo conclusivo significato religioso, altro non essendo che un potente e amichevole invito all&#8217;umanit\u00e0 d&#8217;oggi a ritrovare, per via di fraterno amore, quel Dio &#8220;dal Quale allontanarsi \u00e8 cadere, al Quale rivolgersi \u00e8 risorgere, nel Quale rimanere \u00e8 stare saldi, al Quale ritornare \u00e8 rinascere, nel Quale abitare \u00e8 vivere&#8221; (S. August., Solil. 1, 1, 3;  P. L. 32, 870).<\/p>\n<p>Cos\u00ec noi speriamo al termine di questo Concilio ecumenico vaticano secondo e all&#8217;inizio del rinnovamento umano e religioso, ch&#8217;esso s&#8217;\u00e8 prefisso di studiare e di promuovere; cos\u00ec speriamo per noi, Fratelli e Padri del Concilio medesimo; cos\u00ec speriamo per l&#8217;umanit\u00e0 intera, che qui abbiamo imparato ad amare di pi\u00f9 ed a meglio servire.<\/p>\n<p>E mentre a tal fine ancora invochiamo l&#8217;intercessione dei Santi Giovanni Battista e Giuseppe, Patroni di Sinodo ecumenico, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, fondamenta e colonne della Santa Chiesa e con loro di Sant&#8217;Ambrogio, Vescovo di cui oggi celebriamo la festa quasi, in lui collegando la Chiesa d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente, parimente e cordialmente imploriamo la protezione di Maria Santissima, Madre di Cristo e perci\u00f2 da noi chiamata anche Madre della Chiesa, e con una voce sola, con un cuore solo rendiamo grazie e diamo gloria al Dio vivo e vero, al Dio unico e sommo, al Padre, al Figliuolo e allo Spirito Santo.<br \/>\nAmen.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec Paolo VI chiuse il Concilio Vaticano II con queste parole. 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