Per fare un’analisi del voto del primo turno delle elezioni 2013 dell’Ordine dei Giornalisti occorre andare ai risultati delle stesse elezioni nel 2010. Tre anni fa si presentarono tre liste: le classiche storiche rappresentanze di giornalisti piemontesi. Per essere schematici due prevalentemente legate al mondo dei professionisti (definirle di sinistra e centro sono parole forti) e una rappresentante principalmente i pubblicisti, che tradizionalmente fa riferimento allo storico vice presidente Ezio Ercole. Le tre liste però avevano deciso di fronteggiarsi apertamente nelle due aree dei publbiciti e professinisti.Al primo turno tre anni fa la “lista Ercole” fece l’en plein tra i pubblicisti aggiudicandosi i tre consiglieri regionali e i sei consiglieri nazionali. Per i professionisti si dovette andare al ballottaggio. Il ballottaggio portò a livello regionale a una situazione apparentemente ingovernabile con 3 seggi per ogni lista citata. A quel punto a urne chiuse gli accordi politici hanno portato all’elezione di Alberto Sinigaglia e alla costruzione di una maggioranza quasi bulgara che ha gestito le cose in questi anni.
ntendiamoci, non sono nato ieri e so perfettamente che la tenzone elettorale implica il ricorso, seppure sgradevole, ad argomenti borderline e ad espressioni pesanti.
Ma se è vero quanto mi riferiscono, cioè di insulti gratuiti e pubblici rivolti non in comizio, ma al seggio, per una questione di “santini” piazzati sottobanco, a me e ai miei colleghi, da parte di persone che conosco da anni e con cui, aldilà delle posizioni “politiche”, ho sempre avuto rapporti buoni se non ottimi, allora non ci sto più.
E mi dico senza mezzi termini che questo sistema partitico, quest’escrescenza ideologica a cui è costretto ad obbedire – per il perpetuarsi delle parrocchie e degli interessi – l’organo di autogoverno dei giornalisti, va abbattuto. Oppure abbandonato. E che per raggiungere questo, che è l’unico risultato legittimamente perseguibile, ogni mezzo è buono.
Detesto le marce, le fiaccolate e i cortei. Mi posso vantare di non aver mai partecipato in vita mia a una sola di queste pietose manifestazioni di ipocrisia collettiva e di paraocchismo applicato. Ma potrei tornare sui miei passi se ciò servisse a scuotere le coscienze di una categoria la cui ragione che genera mostri non in quanto dormiente, ma in quanto comatosa.
Non appartengo, per natura, alla categoria di quelli che odiano l’avversario politico solo per il fatto che è avversario. Io odio qualcuno se ho un motivo serio e la vita ne offre di serissimi (infatti odio parecchia gente). Dunque non tollero che chi mi conosce, mi frequenta o ha fatto perfino un pezzo di strada professionale assieme a me, pensi di potermi infangare solo perchè non la penso come lui o non appartengo alla sua congrega.
Eppure è quello che sta accadendo.
La consultazione elettorale mi mette in concorrenza con persone (e non certo con liste) che stimo? Non per questo smetterò di stimarle. Sarò perfino contento se verranno elette. Ma che nessuno si azzardi a uscire dal seminato delle istituzioni e a scendere su quello personale, perchè lo sbrano. Chiunque egli sia. Qualunque sia il potere che detiene o di cui, più probabilmente, è servo (sciocco). O perfino ostaggio. Oppure tutte e due le cose, come certi piazzisti di caldarroste giornalistiche.
Accipicchia si va al ballottaggio e ci chiamano outsider …
Ieri, domenica 19 maggio 2013, si sono svolte le elezioni per il rinnovo dell’Ordine dei Giornalisti in Piemonte.
Sono stati eletti al primo turno, senza cioè la necessità del ballottaggio, i giornalisti pubblicisti: (Consiglio regionale) Ezio ERCOLE 610 voti, Franca GIUSTI 504, Franco LEONETTI 497;
(Revisori dei conti) Giuseppe BIASUTTI 517.
(Consiglio nazionale) Gianni STORNELLO 539, Gianluca MARCHETTI 498, Gianni DIMOPOLI 482, Marco CARAMAGNA 479, Antonio BORRA 475, Mauro BOSSOLA 472.
Invece i giornalisti professionisti andranno al ballottaggio domenica 26 maggio 2013 dalle ore 10 alle 18.
Hanno ottenuto voti:
(Consiglio regionale) Alberto SINIGAGLIA 105, Andrea CAGLIERIS 105, Maria Teresa MARTINENGO 100, Giorgio LEVI 97, Mario BOSONETTO 91, Emmanuela BANFO 81, Domenico QUIRICO 34, Vittorio PASTERIS 23, Alessandro CAPPAI 17, Paolo GIROLA 7, Lorenzo DEL BOCA 5, Giampaolo BOETTI 2;
(Revisori dei conti) Luca ROLANDI 91, Raffaele SASSO 87, Daniele CARLI 2, Maria VALABREGA 1 .
(Consiglio nazionale) Beppe GANDOLFO 99, Giampaolo BOETTI 90, Lorenzo DEL BOCA 83, Alberto SINIGAGLIA 19, Domenico QUIRICO 19, Antonino MICALI 14
Mi ero ripromesso di non presenziare personalmente alle operazioni elettorali dell’Ordine dei Giornalisti in cui ero candidato. Ero stato alla palazzina dell’Ordine in passato come votante e avevo visto una situazione fra il farsesco e il fantozziano. Alla fine mi hanno convinto e sono andato a farmi il mio giro. Mi sarei dovuto presentare alle 10 all’apertura dei seggi, poi impegni mi hanno indotto ad arrivare alle 12.
Cerchiamo di spiegare il contesto. L’Ordine dei Giornalisti si trova in Corso Stati Uniti in piena Crocetta, il quartiere borghese di Torino. L’Ordine dei Giornalisti è ospitato in affitto in una villa liberty con un cortile di accesso abbastanza spazioso. Per arrivare ai piani superiori occorre salire una scalinata molto prestigiosa ed arrivare al primo piano in cui è localizzato il seggio.
Per questa ragione i poveri e pochi votanti sono sempre stati costretti a una via crucis di incontri durante il tragitto verso il seggio. Il primo blocco è stato al cancello del cortile dove si appostano i pusher di pizzini, poi un secondo blocco all’accesso del portone poi si salgono le scale, poi un nuovo approccio al piano superiore e poi se si sopravvie al tutto il seggio.
Noi “grillini” di Giornalisti per il Cambiamento abbiamo fatto una scelta di apertura: ci siamo presentati con un volantino su due facciate su cui avevamo dato spazio per più di 3/4 al nostro programma e a cui avevamo aggiunto la lista dei nostri candidati. E’ stata una esperienza interessante, un ritorno al passato ai tempi liceali del volantinaggio. A differenza delle attese ho retto fino al pomeriggio distribuendo materiale, parlando e fotografando. Non abbiamo voluto dimenticare nessuno: un depliant anche ai leader delle liste antagoniste.
Gli altri avevano un atteggiamento più inquietante: distribuivano solamente un pizzino con le preferenze da votare o verificavano che il votante avesse già portato con lui il pizzino spedito per posta: evidentemente quei votanti il programma lo sapevano a memoria o avevano deciso di votare sulla fiducia. Allo stesso modo come vedete nelle fotografia nella bacheca al piano superiore c’erano solo le liste dei nomi, salvonoi secchioni che ci eravamo permessi di inserire anche in quella sede il nostro programma con le nostre idee. Evidentemente la forza delle idee degli altri era esposta al Salone del Libro.
Una citazione particolare la merita l’ex presidente dell’Ordine comparso a sorpresa fra le candidature delle liste della desistenza-inciucio. Lui operava discosto dalla massa o sotto alle piante del viale o nell’angolo estremo di Corso Stati Uniti. Un vero maestro.
Ho deciso di metterci la faccia, l’impengo e le competenze per le prossime elezioni dell’Ordine dei Giornalisti in Piemonte. Tutto è nato in un incontro di giornalisti in cui tutti sostenevano che non era più possibile, a maggior ragione con i tempi che corrono, una gestione del genere dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. In cui tutti i presenti con cui mi intrattenevo sostenevano che era necessario dal basso cercare di cambiare le cose per salvare la dignità del mestiere e la qualità dell’informazione in questa regione dopo l’azione per anni di persone che hanno solo difeso prevalentemente i loro interessi e le loro posizioni dietro belle parole e molti discorsi vuoti: pavidi con i potenti e prepotenti con i deboli.
Da tempo avevo deciso di non occuparmi di quello che succede in questo campo in Piemonte dopo aver visto cose vergognose, dopo aver cercato di difendere per quello che mi riguardava la legalità e la correttezza ricevedendo dall’Ordine piemontese non risposte e prese in giro, buona ultima la vicenda del Master in Giornalismo per cui aspettavo la nuova gestione per avere giustizia.
Ma ho capito che eravano in un buo numero … non eravamo soli tra soli. Così ho pensato che era il caso di provarci a fare qualcosa di diverso che non avesse le facce, le metodologie da conventicole, il braccino corto, l’amore per il potere e il dominio visto in questi anni.
La Comunità accademica dell’Università Pontificia Salesiana partecipa al lutto della comunità S. Domenico Savio per la morte del prof. Sac. Ubaldo Gianetto, già Docente dell’Istituto di Catechetica dell’UPS, avvenuta a Roma nella mattinata del 15 maggio 2013, e si unisce alla preghiera di quanti lo hanno conosciuto, stimato e amato.
Dopo diverse settimane di sofferenza, seguite a un colpo apoplettico che lo aveva in parte paralizzato, questa mattina, mercoledì 15 maggio, alle ore 10.00, don Ubaldo Gianetto, salesiano, ha terminato il suo percorso terreno, assistito dall’amorevole cura anche dei suoi nipoti, per iniziare quello eterno nell’abbraccio della misericordia infinita di Dio.
Don Ubaldo era nato a Villareggia (Torino), il 7 novembre 1927; era diventato salesiano nel 1944, anno in cui emise i primi voti religiosi a Morzano di Cavaglià (Vercelli), ed era stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1954 a Beckford (Inghilterra) dove aveva svolto gli studi teologici.
Conseguita la Laurea in Lettere moderne all’Università di Torino nel 1960, iniziò a lavorare dapprima presso il Centro Catechistico di Leumann (Torino), di cui organizzò la biblioteca, collaborando anche alla Rivista “Catechesi”. Come rappresentante del Centro Catechistico Nazionale collaborò alla stesura dei Catechismi nazionali promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana. Per la sua vasta preparazione (ivi compresa la conoscenza delle principali lingue europee, incluso il Russo), divenne Docente dell’Istituto di Catechetica, ottenendo la promozione a straordinario nel 1985. Anche qui si dedicò a organizzare la biblioteca dell’Istituto, che deve a lui la sua esemplare funzionalità. Lo ricordiamo con gratitudine per il suo instancabile ed esemplare spirito di servizio che ha continuato nonostante il peso degli anni e degli acciacchi, assistendo in particolare il gruppo degli studenti cinesi dell’UPS che lo hanno accompagnato con filiale affetto in questo mese di malattia.
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Pasquale racconterà agli italiani la sua storia in un programma che si chiama “Pascalistan” e sarà trasmesso da Deejay Tv. A differenza di Borat, Son Pascal è ammirato dalle autorità kazake. Infatti Borat criticava il Paese che chiamava “Cosacchistan“, Son Pascal invece l’ha adottato, visto che canta nella lingua indigena.
Pasquale Caprino, 27 anni, è partito da Capaccio, nel Cilento, nel 2010. Voleva fare il cantante ma i genitori non erano favorevoli. Andò a Londra, dove si mise a girare per locali, suonando cover dei Beatles. Ma questo gli consentiva giusto di sbarcare il lunario. Poi il trasferimento ad Astana, dove è diventato una star.