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Vittorio Pasteris

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Citazioni web: istruzioni per l’uso

* 2 settembre, 2010 * Internet, Media * 0 commenti

Anche per ricordare ai giornali on-line italiani di citare le fonti: le nuove “editorial guidelines for credit and attribution” di AP

In the age of the Web, the sourcing and reliability of information has become ever more crucial. So it is more important than ever that we be consistent and transparent in our handling of information that originated elsewhere than our own reporting. Therefore, here is our policy for crediting other news organizations in our reporting. This policy is aimed at introducing consistency to our practices around the world, and applies to our print, broadcast and online news reports.

The policy addresses two kinds of situations:
– Attributing to other organizations information that we haven’t independently reported.
– Giving credit to another organization that broke a story first, even when we match it — or advance it — through our own reporting. Attributing facts we haven’t gathered or confirmed on our own:

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Seconda stella a destra … questo è il cammino

* 2 settembre, 2010 * Scienza * 0 commenti

Via Keplero

Il 16 settembre arriva in libreria “Seconda stella a destra. Vite semiserie di astronomi illustri”. Lo pubblica De Agostini. È il risultato di una cosa nata su questo blog, che è cresciuta, ha preso una forma diversa, ma ha mantenuto, spero, lo spirito iniziale. Comunque, sappiate che ne siete corresponsabili, per avere incoraggiato in qualche modo la sua nascita. Ovviamente, potete andare in libreria e ordinarlo fin d’ora, hai visto mai che qualche libraio fosse distratto (d’altronde anche loro, come gli astronomi, sono umani).

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Ecco Galaxy Tab da Samsung

* 2 settembre, 2010 * Computer, Mobile * 0 commenti

Le prove di Galaxy Tab di Engadged e Gizmodo

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La doppia sede romana della Regione Piemonte

* 2 settembre, 2010 * Torino * 0 commenti

Via Lospiffero

Da ieri il presidente Roberto Cota può servirsi per i suoi soggiorni nella Capitale di un nuovo elegante ufficio situato nella centralissima via della Scrofa, a due passi dal quartier generale del Pdl. Una sede scelta direttamente dal governatore, volutamente più sobria e con meno stanze della precedente dimora in uso da Mercedes Bresso che invece poteva contare su oltre 800 metri quadrati in via Delle Quattro Fontane, in un palazzo ottocentesco del Carimini.

Il  nuovo inquilino di piazza Castello, nei primi giorni del suo mandato, aveva annunciato l’intenzione di chiudere quella che, a suo giudizio, è una location “faraonica” dai costi ingenti, giacché il solo affitto ammonta a 366 mila euro l’anno. Da qui la decisione di trasferire baracca e burattini in un alloggio meno sfarzoso e, soprattutto, più economico.

Il risultato? Che la sede voluta dalla precedente amministrazione è ancora lì con un vincolo contrattuale difficile da rimuovere anzitempo, se non dietro pagamento di gravose penali per lo scioglimento anticipato di un contratto firmato nel 2006 che scade nel 2012. Tutto fermo, come confermato dalla direzione del Patrimonio, retto da Maria Grazia Ferreri.

Quindi la Regione Piemonte, da ieri, si concede il lusso di avere ben due sedi a Roma: alla faccia del risparmio. Sulla decisione di affittare il nuovo ufficio, di proprietà di una nobildonna romana che avrebbe preteso un consistente anticipo sulla locazione, hanno storto in naso in molti a partire pare proprio dal settore con la responsabilità sui beni immobili, il Patrimonio. I funzionari competenti avrebbero rilevato che il canone risulterebbe essere fuori mercato rispetto ai valori immobiliari della zona e che lo scioglimento del contratto della vecchia sede non è risolvibile in tempi brevi. A fronte di un capriccio, pur se proveniente dalle alte sfere, la Regione Piemonte ha ben due sedi capitoline, entrambi centralissime. La conclusione è che i costi si sono moltiplicati, contrariamente alle intenzioni presidenziali.

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Obituary: Roberto Topino

* 2 settembre, 2010 * Torino * 0 commenti

Via Vittorio Bertola

E’ arrivato purtroppo in queste ore l’annuncio della morte del dottor Roberto Topino, medico del lavoro, di cui varie volte su questo blog abbiamo ripreso le denunce; mancato di cancro in poche settimane, a 58 anni.

Io avevo avuto occasione di conoscerlo un anno e mezzo fa, nella preparazione della nostra piccola avventura alle elezioni provinciali; allora erano veramente pochi ad averci dato credito, anche solo un consiglio, ma lui era stato molto disponibile sugli argomenti in cui era competente, e si era creata (spero, credo) un po’ di quella muta alchimia tra piemontesi che non ha bisogno di troppe parole per esprimersi.

Mi aveva fatto molto piacere vederlo arrivare con la sua bicicletta al nostro gazebo, così come mi aveva fatto piacere ospitarlo sul mio sito in alcune discussioni. Ho sempre ammirato il suo coraggio nel denunciare senza paura ciò che scopriva, dalla radioattività del passante ai rischi dell’inceneritore passando per il cromo scaricato nella Dora, dovendo immancabilmente subire lo scherno di quelli per cui viviamo senz’altro nel migliore dei mondi possibili e le ritorsioni silenziose di quelli che, per codardia prima ancora che per cattiveria, lavorano per rendere il nostro mondo sempre un po’ peggiore.

Ci vogliono molto coraggio e molta convinzione per combattere battaglie impopolari; questo è ciò che di lui mi aveva impressionato, e, per quanto mi riguarda, il suo è un esempio che spinge a non arrenderci, e a continuare a lottare per ciò in cui crediamo.

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Il biologico: una scelta di vita

* 2 settembre, 2010 * Ambiente, Cibo * 0 commenti

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Secondo il nuovo regolamento dei contributi per l’editoria internet non esiste

* 1 settembre, 2010 * Economia, Media * 0 commenti

Si tratta di contributi per l’editoria o di una ciambella di salvataggio per l’editoria tradizionale ? Via Asca

E’ pronto il regolamento per il riordino dei contributi all’editoria. Dopo i pareri delle Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato, il Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio, guidato da Elisa Grande, ha provveduto alla sua riformulazione e in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri sara’ all’ordine del giorno per l’approvazione definitiva.

Il testo del nuovo regolamento, che Asca e’ in condizione di anticipare, e’ ovviamente basato sulla legislazione esistente ma introduce maggiore rigore nella concessione dei contributi, vincolati alle effettive vendite di giornali e periodici, introducendo tuttavia elementi di incertezza nella gestione delle imprese editoriali, sin qui in grado di conoscere in via presuntiva la dimensione del sostegno di cui potevano godere da parte pubblica.

I quotidiani ad esempio potranno richiedere i contributi a condizione che la testata sia venduta per almeno il 25% delle copie distribuite (per i giornali nazionali) e 40% per i quotidiani locali.

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Photoshop for Dummies

* 1 settembre, 2010 * Italia, Media * 0 commenti

Via l’89

La Padania di oggi, organo della Lega Nord (“per l’indipendenza della Padania“, giova ricordarlo). Poco sotto a un titolo da tremare, nel quale si racconta di un Luca Zaia – tempestivo nell’attendere che il colonnello s’allontanasse da Roma – tuonante contro Tripoli, la fotonotizia. Quella del giorno fa da compendio all’articolo a lato, nel quale – si legge nel richiamo in prima pagina – la Cgil viene accusata di esser lontana dal popolo e vicina agli zingari, tanto da scendere in piazza al loro fianco (che poi..). Il titolo, a sovrastare l’immagine – camper di nomadi, si presume, e confaloni rossi -, è eloquente: “La Cgil in piazza con i rom“. Come dire: i sinistri col nemico. Vatti a fidare.

Guardi la foto e qualcosa non ti quadra. A partire dalla prima bandiera a sinistra, per esempio. Due drappi rossi che sventolano, una sola asta. Ciò che fa da preludio a quella che potrebbe essere una foto contraffatta in piena regola, ma senza lo stile e le capacità del caso. Gruppo di bandiere centrali: un disastro. Tre, malgrado le due aste. Una, la prima, troppo simile a quella già analizzata – notare le pieghe nell’angolo – e probabilmente copiata e incollata per l’altro verso. Poi, il capolavoro: il “gruppo delle tre” sventola verso destra, a coprire il tronco di un albero che in realtà sarebbe in primo piano. Da girare la testa, a farci caso. “Maldestro” è ancora niente.

Poco sotto, su un camper, una banderuola. Appiccicata così com’è, rettangolare, sul retro di un veicolo in realtà parcheggiato di traverso. Zero senso della profondità, neppure un tentativo. E l’ultima, per censirle tutte, ricorda qualcosa, la prima che dovrebbe sovvenire: ma com’è che le bandiere vanno in due direzioni diverse? Incantesimo di druidi celti? Folata di vento biforcuta? Poi vabè, ci sarà dell’altro (qui per ingrandire). Photoshop disaster – e non è la prima volta. Ma già penso basti a capire il tipo di lavoro che obera la redazione della Padania. E l’idea che si sono fatti dei propri lettori – persino non sbagliando.

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Obituary: Laurent Fignon

* 1 settembre, 2010 * Sport * 0 commenti

Laurent Fignon è morto a soli 50 anni dopo una lunga battaglia contro il suo tumore. Il suo ricordo sulla Gazzetta

Correva anche lui. Correva una corsa a tappe cui non avrebbe mai voluto iscriversi, perché il traguardo è ignoto, perché il traguardo non è una liberazione ma una tragedia, perché non bisogna andare forte ma piano. Correva anche lui sapendo di avere tutte le capacità per resistere, per lottare, per rallentare. Corridore lo era sempre stato, anche quando non andava in bici. Ma oggi, a mezzogiorno e mezzo, è arrivato al traguardo. Ed è morto. Laurent Fignon era “il Professore”. Non per gli studi, ma per l’aspetto: occhialini da miope e da intellettuale, forse anche l’origine parigina, forse quell’aria saputa da francese, o forse semplicemente perché era uno capace di pensarle e di dirle, e non solo di pedalarle.

Fino a 16 anni aveva toccato piste e palloni, praticato sport individuali e da squadra, preferito le attività fisiche a quelle scolastiche. Poi, a 16 anni, un’età oggi in cui i ragazzi non cominciano ma abbandonano lo sport, ecco l’illuminazione: un amico che sfoggia una bici, il papà che gli sistema un vecchio telaio, un allenatore di ciclismo che gli prospetta tutto il peggio — sofferenza, sacrificio, sconfitte — e allora lui che da quelle due ruote a trazione umana tira fuori il meglio. Professionista, dal 1979 al 1993, due Tour de France (1983 e 1984), un Giro d’Italia (1989), una Freccia Vallone (1986), due Milano-Sanremo (1988 e 1989), fino alla Ruta de Mexico conquistata nell’anno dell’addio alle corse. Come dire: uomo da grandi giri ma anche atleta da corse di un giorno. Poi organizzatore (della Parigi-Nizza), commentatore tv (France 2) e radiofonico (Europe 1), autore (la sua storia “Quando eravamo giovani e spensierati”).

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Per aggirare il ricatto di Gheddafi sull’Africa

* 1 settembre, 2010 * Personale * 0 commenti

Mario Deaglio su Lastampa.it

La popolazione africana «nera» cresce infatti di oltre 20 milioni l’anno e per conseguenza raggiungerà il miliardo nel 2017, nel 2020 sarà attorno a un miliardo e 80 milioni, nel 2030, in un’ipotesi media di crescita, circa 1300 milioni. La popolazione europea rimarrà stazionaria fino al 2020 e comincerà a perdere oltre un milione di persone l’anno dopo quella data. Queste cifre già lasciano supporre che la popolazione dell’Africa sub-sahariana sia, dal nostro punto di vista, incredibilmente giovane, e le cose stanno effettivamente così: circa il 60 per cento degli africani «neri» ha meno di 25 anni mentre appena l’8 per cento ne ha più di 65; in Europa i dati corrispondenti sono pari a circa la metà per i giovani – che sono quindi il 30 per cento del totale – e circa il doppio per gli anziani, pari al 16 per cento del totale. Questo divario è destinato a peggiorare in maniera abbastanza sensibile nei prossimi due o tre quinquenni.

Questi sono i dati difficili da digerire – specie se vengono raccontati con semplici allusioni da parte di qualcuno che usa un tono che comunque a noi sembra stravagante o addirittura sprezzante, se l’oratore è offensivo con le donne e arrogante con la nostra religione – ma vanno digeriti. In confronto a noi gli africani «neri» sono mediamente poverissimi, vivono in una realtà in cui spesso è presente la guerra, sono assillati dall’Aids, in buona parte soffrono la fame, hanno un reddito per abitante (per quello che può valere questa misura) stimato attorno agli 800 – 1500 dollari contro i 30-40 mila dollari degli europei. Il lettore si ponga nei panni di un capofamiglia africano che ha a cura l’avvenire dei suoi figli: prende i suoi risparmi e a quello che ritiene più in gamba procura un posto su un autobus incredibilmente stipato sul quale le valigie di cartone sono un lusso.

L’autobus si incammina per le piste della savana che, per i capricci della geografia, in due casi su tre finiscono in Libia evitando sia le catene montuose sia i deserti più duri. E qui entra in scena il colonnello Gheddafi del quale si può correttamente dire che, dal punto di vista degli africani, detiene le chiavi del Paradiso europeo; e molto sgarbatamente e molto duramente chiede agli europei di pagarlo per tenere chiusa la porta. Gheddafi ha fatto un riferimento alle «invasioni barbariche» che non è troppo scorretto: i barbari che si presentavano alle porte dell’Impero Romano circa 1700 anni fa solo raramente avevano propositi bellicosi, assai più spesso erano affamati. E per tenerli lontani i Romani quanto potevano facevano affidamento su popolazioni-cuscinetto; Gheddafi propone la Libia per questo ruolo.

Per dire «no» a Gheddafi non bastano le parole, è necessaria una proposta alternativa.

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Atterraggio di fortuna

* 1 settembre, 2010 * Multimedia * 0 commenti

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La Torino che piace a Profumo (quello del Poli)

* 31 agosto, 2010 * Torino * 1 commenti

Via Lastampa.it

Sull’ipotetica candidatura a sindaco, il rettore Francesco Profumo non parla. Neppure per commentare la gaffe dell’«Unità» che l’ha confuso con il banchiere Alessandro Profumo di Unicredit. Fedele al suo ruolo istituzionale osserva i dati sulle immatricolazioni a Ingegneria: 5800 ragazzi, il 16 per cento in più del 2009, più 30 per cento in due anni. «Un iscritto su tre, ormai, è donna. Fino a pochi anni fa eravamo al 15 per cento». Gli stranieri sono il 20 per cento, da sessanta paesi; non pochi vivono qui, seconda generazione d’immigrati. Numeri in cui il rettore vede realizzarsi il sogno di quattro anni fa, le quattro «T»: tolleranza, talenti, tecnologia e Torino. Un manifesto che vale per il Politecnico, certo, ma è dura non estenderlo all’intera città. Non un programma politico, ma un’idea di Torino sì.

Quattro anni fa lei lanciò una parola d’ordine: tolleranza. Oggi un universitario su cinque non è italiano, ma nelle città la difficoltà di integrare non è superata. È un percorso incompiuto?
«È un percorso che ha molti lati virtuosi. La mescolanza arricchisce tutti. I ragazzi stranieri hanno fame di riscatto e affermazione. La loro voglia, e le minori possibilità, li spingono a dare il massimo. E noi ci guadagniamo».

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