Vittorio Pasteris

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A Firenze si parla di hate speech

* 30 giugno, 2015 * Diritti, Internet, Italia * 0 commenti

Via Carta di Roma

Per analizzare quanto fatto finora a livello legislativo in Europa e in Italia, mettere a confronto le buone prassi e riflettere sulle responsabilità delle testate giornalistiche e sulle possibili strategie per il contrasto dell’hate speech online Associazione Carta di Roma e Arci, con la collaborazione della Robert Kennedy Foundation Europee, di Cospe e di Lsdi (Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione) organizzano a Firenze il seminario «Hate speech and Freedom of Expression: How to deal with in the daily editorial work».

prism logoRivolto a giornalisti e blogger, il workshop, che avrà luogo a Firenze il 2 luglio, è realizzato nell’ambito del progetto europeo PRISM – Preventing Redressing and Inhibiting Hate Speech in New Media e vedrà a confronto cinque paesi europei: Francia, Italia, Regno Unito, Romania e Spagna.

Tra gli ospiti della sessione mattutina prenderanno la parola Frank La Rue (Robert Kennedy Foundation Europe), Elena D’Angelo (Unicri), Lorella Zanardo (scrittrice, attivista e formatrice) e i giornalisti Nadia Ferrigo (La Stampa), Ricardo Gutierrez (European Federation of Journalists), Vicent Partal (VilaWeb) e Iulia Rosu (Adevarul).

Il pomeriggio il seminario proseguirà a porte chiuse con la formazione di gruppi di lavoro nei quali giornalisti, blogger e organizzazioni avranno la possibilità di confrontarsi, con l’aiuto di Vittorio Pasteris (Lsdi), Anna Meli (Associazione Carta di Roma) e Alessia Giannoni (Cospe), per produrre idee e strategie d’azione.

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Protezione Civile, Croce Rossa e Esercito per il concorsone Rai a Bastia Umbra

* 22 giugno, 2015 * Personale * 0 commenti

Franco Abruzzo scrive alla Rai: la situazione al concorsone Rai di Bastia Umbra è fra il ridicolo il patetico, il surreale e l’assurdo.

Lettera aperta a Luigi Gubitosi Direttore Generale della Rai: “Chieda anche lei l’intervento della Protezione Civile per i suoi futuri dipendenti”. – 18.6.2015.Le voglio narrare una incresciosa storia che riguarda l’azienda che lei dirige e che rasenta dell’incredibile per non dire del ridicolo o forse meglio dire del terribile. Qualcuno alla centesima telefonata di prenotazione per una camera d’albergo in una ridente e antica cittadina umbra, solo nel giro di poche ore, ha iniziato a pensare a qualche evento terribile e ha chiamato la Protezione civile, per informarsi.

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Informazione e internet in Italia. Modelli di business, consumi, professioni

* 20 giugno, 2015 * Economia, Italia, Media * 0 commenti

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10 domande 10 sul concorsone per giornalisti Rai in programma a Bastia Umbra

* 10 giugno, 2015 * Media, Pensieri, Personale * 1 commenti

Il primo luglio 2015 ci dovrebbe essere la prima prova di un epico concorso per entrare come giornalisti in RAI a cui si sono iscritti 5 mila giornalisti professionisti pari a circa un sesto dei giornalisti professionisti in Italia. Il concorso è stato convocato dopo 13 mesi di silenzio dall’accettazione delle domande d’ammissione con soli 21 giorni di preavviso arriva la convocazione, in un posto (Bastia Umbra) scomodo praticamente per tutti in un giorno infrasettimanale. Ecco 10 domande a cui la Rai dovrebbe rispondere.

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Entra in vigore la legge su cookie e privacy: cosa dobbiamo sapere

* 2 giugno, 2015 * Internet * 0 commenti

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Inps unica salvezza di Inpgi … basta fare 4 conti per capirlo

* 17 maggio, 2015 * Media * 0 commenti

Allarme per l’istituto di previdenza dei giornalisti. Il pericolo è quello di dover confluire nel calderone dell’Inps presieduto dal professor Tito Boeri, così come altri fondi speciali. La causa? Il buco di bilancio di circa 90 milioni di euro registrato soprattutto a causa delle ultime due pessime stagioni per il mondo dell’editoria, crisi aziendali, cassa integrazione, prepensionamenti, poche assunzioni, aumento dei pensionati e tagli da parte dello Stato.

Sulla base dei dati dei bilanci consuntivi la salute dell’Inpgi (una volta solida e confermata dalla proiezione attuariale fino al 2060) scricchiola e il consolidato patrimonio immobiliare da solo non regge più il crescente calo dei giornalisti dipendenti che pagano i pieni contributi. La gestione principale (Inpgi 1) vede 16.576 iscritti attivi e 7.964 pensionati con un trattamento di quiescenza di circa 53mila euro lordi all’anno. La gestione separata (Inpgi 2) registra 30.270 iscritti, 1275 pensionati con assegni medi di poco più di mille euro all’anno lordi. Le 7.964 pensioni sono così ripartite: 3.030 di vecchiaia, 1.632 di anzianità, 964 prepensionati di cui 576 a carico dello Stato, 169 di invalidità, 2.169 ai superstiti. In sostanza, per ogni due giornalisti in attività con contratto uno è in pensione e inoltre negli ultimi tempi si sono moltiplicati i contratti depotenziati. La conseguenza è stata che in cinque anni lo squilibrio economico è stato di circa 450 milioni, anche se nel dicembre 2014 si sono registrate circa 200 assunzioni. In pratica la depressione dei redditi, la diminuzione della platea dei giornalisti dipendenti, l’aumento del numero dei pensionati hanno comportato uno sconquasso nei conti dell’istituto per circa 90 milioni di euro. Per coprire il buco i vertici dell’istituto hanno fatto ricorso al rendimento del patrimonio immobiliare senza però intaccare la riserva. In pratica hanno ceduto una quota del patrimonio immobiliare ad un fondo ad hoc nel quale confluiranno in seguito tutti i beni. Sul bilancio dell’Istituto “Giovanni Amendola” hanno pesato anche i tagli imposti dai governo Monti e Renzi (pari al 10 per cento) al fine di ottenere la razionalizzazione delle spese della Pubblica amministrazione. L’Inpgi così ha versato al bilancio dello Stato circa 331mila euro nel 2013 e altri 396mila nel 2014.

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Appendino vs Fassino: prove tecniche di elezioni a Torino 2016

* 15 maggio, 2015 * Personale * 0 commenti

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Libertà di informazione secondo Freedom House l’Italia è in coda all’Europa

* 3 maggio, 2015 * Italia, Media, Pensieri * 0 commenti

Guido Scorza sul Fatto Quotidiano

Freedom House, l’organizzazione non governativa statunitense che dal 1980 mappa e monitora lo stato della libertà di informazione nel mondo, ha appena pubblicato il rapporto 2015, relativo allo scorso anno.

I dati relativi all’Italia sono assai poco confortanti: il nostro Paese resta, in termini di libertà di informazione, 65° su 199 ma, soprattutto, nella schiera degli Stati che Freedom House definisce “parzialmente liberi” in termini di libertà di informazione.

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