Confessioni di un ragazzo in vendita a Torino

L’intervista di Emanuela Minucci su Lastampa.it

Ciao a tutte! Mi chiamo Max. Sono un ex modello 28 enne di Torino. Con me potrai finalmente trasgredire, sarai al centro delle mie attenzioni, e ogni tuo desiderio diventerà realtà. Potrò accompagnarti a fare shopping, farti compagnia o regalarti esperienze erotiche uniche e indimenticabili…». Ed eccolo qui Max, seduto in un bar di corso Francia con davanti un succo di frutta all’albicocca. Capelli a spazzola, felpa verde, jeans, scarponcini. Così lontano dall’immagine virtuale che lampeggia nel suo annuncio su Internet.

A leggerlo ti aspetti chissà quale sciupafemmine lampadato con il gel che ingessa i capelli. E invece se ne arriva vestito da studente bene, stile «sono fuoricorso perché tanto paga papà». E ti spiazza. Prima a colpi di cinismo: «Per un’intervista di mezz’ora fa 150 euro perchè per vederti ho rinunciato a un incontro di lavoro». Poi perchè scopri che a casa ha un bambino di quattro anni rimasto orfano quando aveva solo 10 giorni: «Eravamo giovanissimi. Mi son messo a fare lo gigolò per tirare su uno stipendio sicuro quando sua madre è morta in un incidente».

I suoi genitori lo pensano dietro una scrivania: impiegato amministrativo di terzo livello. E anche lui, in fondo al cuore, vorrebbe fosse vero. «Smetterei domani se solo potessi. Ma dove trovo 4 mila euro al mese?». E dire che Max (il nome vero è molto meno ruspante) ha avuto pure il tempo di prendere due lauree dopo l’Accademia Aeronautica frequentata a Pozzuoli: «Giurisprudenza e Scienze politiche». Non bara, altrimenti non ti piazzerebbe fra racconti di tanga maculati parole come «secolarizzazione».