Il ritorno dei fuoriclasse

Di   25 Novembre 2008
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Dal Buongiorno di Massimo Gramellini

Il secondo festival di Nanni Moretti sta raccogliendo, se possibile, consensi superiori al primo. Aumentano gli spettatori, gli accreditati, gli ascolti delle trasmissioni televisive a cui partecipano gli ospiti della rassegna. Non ho la competenza per dire se sia aumentata anche la qualità dei film, ma alla fine persino l’eccesso di trame lugubri è stato accolto con favore nell’unica città italiana in cui proliferano le pubblicità dei funerali. Il vero insegnamento che si dovrebbe trarre da questo trionfo è che la scelta di un fuoriclasse paga sempre. Il mondo va periodicamente a pezzi perché affida un potere enorme ai mediocri. E lo affida ai mediocri perché i talenti sono scomodi, umorali e complicati da gestire. Hanno un brutto carattere, come chiunque abbia un carattere, diceva Montanelli, che era uno di loro.

La lista dei difetti di Moretti, a cominciare dalla mancanza di auto-ironia che caratterizza una certa borghesia romana di sinistra, è lunga almeno quanto quella dei suoi pregi. Ma che l’uomo sia un fuoriclasse, e un fuoriclasse competente, non può essere messo in dubbio da nessuno. Se la ricetta del festival di Torino fosse applicata su vasta scala, e tutte le imprese, le università e gli uffici pubblici finissero nelle mani dei tanti Moretti che si rifugiano all’estero o languono in panchina, l’Italia sarebbe un condominio molto agitato, ma più abitabile.

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