Crisi sì, crisi no, ripresa sì, ripresa no

Di   30 Settembre 2009
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Marina Cassi su Lastampa.it

Sono meno pessimisti, ma la realtà non da loro ragione. Siamo al paradosso: gli imprenditori hanno aspettative da ora a fine anno meno negative di prima rispetto a ordini, export e produzione, ma poi quando devono prevedere il proprio futuro immaginano un ulteriore calo dell’utilizzo degli impianti precipitato al 55% – mai così in basso – e in 46 su cento hanno ordini per un solo, miserevole mese.
Secondo la trimestrale dell’Unione industriale ormai da nove mesi si è attenuato il pessimismo, ma la ripresa è ben lontana dall’essere arrivata. E il presidente, Gianfranco Carbonato, sintetizza: «C’è una grande attesa di ripresa, ma non la ripresa reale. Altro che exit strategy, siamo ancora al fondo del baratro». E centra il nodo dei prossimi mesi: gli incentivi alla rottamazione ecologica che scadono a fine anno.

Dice con un certo vigore: «Il nostro governo è restio a prendere provvedimenti di quel tipo se non lo hanno fatto altri Paesi europei. Mi auguro che la Germania, che ha notevoli problemi con la sua industria dell’auto, reiteri i suoi che sono appena scaduti».

Questo è uno degli elementi di una ripresa che Carbonato vede già altrove: «L’Asia è ripartita alla grande, in Cina sono al boom trainato dai consumi, un milione di auto viene venduto ogni mese. Il problema è che l’Asia è lontana». Nell’industria torinese il vento di ripresa resta, per ora, un desiderio. E per i prossimi tre mesi le aziende che pensano di usare la cassa integrazione sono ancora il 57,6%.
Carbonato però riconosce che il sistema degli ammortizzatori sociali ha funzionato e che continuerà a funzionare anche nei prossimi mesi «quando arriveranno le conseguenze della crisi; l’importante è riuscire a tenere in piedi le aziende e a non lasciare nessuno indietro fino al 2011».

Stefano Parola su Repubblica

La ripresa non c´è. O meglio, come nei mesi scorsi c´è qualche pallido segnale che nel Torinese la crisi economica stia per arrivare al capolinea. Però ci sono anche segnali inquietanti nell´indagine congiunturale dell´Unione industriale di Torino. Per esempio, un´impresa su due naviga a vista: sa quello che farà nelle prossime settimane, ma non ha certezza di quante commesse arriveranno tra un mese. E poi c´è la cassa integrazione, che non molla: prevede di continuare a farne uso il 57,6 per cento degli imprenditori. Per una situazione che il numero uno di via Fanti, Gianfranco Carbonato, descrive come di «massima incertezza da tutti i punti di vista».

Certo, qualche motivo per vedere il bicchiere mezzo pieno c´è. I pessimisti sono un po´ meno, gli ottimisti un po´ di più, soprattutto per quel che riguarda gli ordini, in particolare quelli provenienti dall´estero. E Carbonato prova a essere fiducioso: «È il terzo trimestre in cui l´indagine ci dà spunti positivi e, come ci insegnano gli economisti, la si può già considerare una tendenza». Eppure c´è una serie di “ma” costituiti dal carnet ordini (inferiore a un mese per il 46,8% delle imprese), il tasso di utilizzo degli impianti (pari al 55,5%) e dai ritardi negli incassi (li segnala quasi l´80% degli imprenditori). «Tutti dati estremamente preoccupanti», evidenzia il presidente dell´Unione industriale. Che aggiunge: «Altro che exit strategy. Siamo ancora in fondo al baratro e dobbiamo capire come uscirne. Di certo non lo faremo velocemente».

Almeno qualche mercato estero sta reagendo. Il leader degli industriali torinesi prova a tracciare una rotta: «Non è ancora chiaro quando ripartiranno gli Usa e l´Europa, di sicuro l´Asia lo ha fatto alla grande. Soprattutto l´economia cinese che, per la prima volta, cresce grazie al mercato interno». Ma a Torino, continua Carbonato, «parlare di ripresa non si può ancora. Semmai si può parlare di aspettative non confermate».

La speranza è che da Roma arrivi la conferma degli incentivi auto, che sarebbero un toccasana per l´industria torinese. Ma il presidente dell´Unione industriale è quasi scettico: «Bisognerà vedere se Germania e Francia li rinnoveranno, perché è difficile pensare che il nostro Governo si muova da solo». Con o senza aiuti per l´automotive, per molti lavoratori si tratterà di mandar giù altre ore di cassa integrazione. Però, dice Gianfranco Carbonato, «sarebbe gravissimo se le relazioni industriali si surriscaldassero. Abbiamo di fronte qualche ostacolo, come il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, ma mi appello al buon senso di tutti. Finora abbiamo mantenuto la pace sociale a buoni livelli. Il quadro economico non peggiorerà più, ma ora il problema sono le aziende che sono arrivate stremate fino a questo punto. E non è aumentando il livello di contestazione che si risolveranno le situazioni».