La crisi morde a torino, con qualche sprazzo di speranza

Di   3 Novembre 2010
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Via Lastampa.it

Sono ancora 20 mila i metalmeccanici in cassa integrazione a Torino e provincia. Anche il mese di settembre, seppur con un piccolo rallentamento, vede accumularsi le richieste di fermate. Naturalmente rispetto a due anni fa e anche al 2009 cambiano le tipologie. Secondo una ricerca della Fim torinese continua a scendere la richiesta di ordinaria perché ormai le imprese, dopo due anni di recessione, hanno finito le 52 settimane previste per questo tipo di cassa. È stabile la cassa straordinaria – anche se sono 106 le richieste in 9 mesi contro le 88 del 2009 – mentre aumentano moltissimo le casse in deroga non tanto come richieste aziendali – intorno alle 100 richieste mensili – ma come numero di lavoratori: più del doppio della media mensile sino a settembre.

Un dato che spaventa il segretario Fim, Claudio Chiarle: «Non solo non c’è un miglioramento sensibile, ma la crescita della cassa in deroga significa che siamo alla frutta. Senza interventi adeguati per sostenere la ripresa produttiva c’è il rischio che a fine anno o all’inizio del 2011 si arrivi alle mobilità, cioè ai licenziamenti».  I dati della cassa in deroga, inoltre, dimostrano che rispetto al 2009 sono raddoppiate le richieste aziendali, ma non sono aumentati in modo equivalente i lavoratori; significa, secondo la Fim, che questo tipo di ammortizzatore sociale è sempre più usato dalle piccole aziende e dagli artigiani.

Ma in questa situazione così difficile sono stati raggiunti negli scorsi mesi accordi integrativi in venti imprese con 5700 addetti in totale. Sembrano pochi, ma con una media di 20-25 mila operai fermi sono un numero significativo.  Soprattutto dimostra come ci siano enclave di imprese che riescono a crescere. La media del salario variabile contrattato è di mille euro, in alcuni casi sono state aumentate rispetto al contratto collettivo le indennità turno e in tre casi è cresciuto il welfare aziendale.