Ha cominciato a circolare in rete la notizia che iRex Technologies ha, come si dice in Italia, portato i libri in tribunale, avviando così la procedura fallimentare per l’azienda. Hans Brons, il fondatore e CEO di iRex, va dicendo in giro che è stata, in definitiva, la malasorte, o la cattiveria degli americani: tutta colpa della FCC, insomma, che bocciando il DR800 – modello che avrebbe dovuto debellare Kindle e Nook dal mercato americano – ha provocato la situazione finanziaria insostenibile che ha condotto iRex al fallimento. Ma le cose stanno davvero così? Sì e no.
Bello è bello, direi più di quanto le immagini lascino sospettare, e più dell’iPhone. Però pesa troppo: psicologicamente, perché l’occhio, a giudicarne forma e spessori, si aspetterebbe assai meno; ma anche materialmente, perché è impossibile usarlo come tutta l’iconografia di casa Apple lascia pensare, ovvero brandendolo con una sola mano per farci qualsiasi cosa, pena la distorsione del polso o la caduta a terra del gingillo (mille distorsioni tutta la vita! grida intanto il drappello di applisti dietro di me).
Diciamo subito una cosa: non può assolutamente sostituire il netbook o il portatile che vi portate nello zaino per lavorare in mobilità. E non si tratta solo della tastiera virtuale (niente scrittura a dieci dita ovviamente, e il piano posteriore è curvo, così che se non vi attrezzate con un piano inclinato è impossibile appoggiarlo in maniera stabile): basta una tastiera bluetooth, e il gioco è fatto. No, il problema è un altro: questo aggeggio si vuole fieramente isolato, solitario, quasi autistico. Vi basti questa: l’applicazione che serve a gestire i fogli elettronici, al di là delle difficoltà di input ecc…, non supporta l’esportazione al formato excel!
La resa di immagini e video è quanto di più sexy ci sia in circolazione. E anche l’audio embedded è di buona qualità, assai meglio che il vivavoce dell’iPhone, decisamente di quello del miglior netbook. Se tanto mi dà tanto appiccicarlo ad un qualche amplificatore con un par di buone casse potrebbe suonare discretamente bene, ma non ho ancora provato. Insomma, si vede che è nato per questo: per far vedere immagini, filmati, animazioni, colori, effetti speciali, dissolvenze, veli e squarci. Prima conseguenza: produttori di film, animazioni, presentazioni, videoclips, comics, videogames, tv show, foto, magazine, ecc… tuffatevi su iPad. Non sostituirà la TV (soprattutto ora che stanno arrivando 3D e connesse a internet) ma poter vedere cose e video-giocare a quel livello in mobilità funziona.
iPad, in quanto computer, è un enorme passo indietro dal punto di vista tecnologico: è un computer che consente di fare molte meno cose del mio EEE PC da 350 Euro, che mi accompagna fedele ovunque da oltre un anno e da cui sto scrivendo queste righe, comodamente disteso a letto, munito del mitico BRÄDA Ikea.
Devo davvero giustificare questa affermazione di fatto? Basterebbe citare l’impossibilità di far funzionare più applicazioni contemporaneamente (no multitasking), semplicemente inaccettabile. O l’impossibilità di inserire una chiavetta dati, o un modem, o una scheda sd, o di installare un programma che dico io, o di scriverne uno e di montarcelo senza dover attendere l’approvazione di chicchessia. O l’impossibilità di farmi una foto, o un video, o una chiamata video via skype, o…
Con buona pace di chi va scrivendo un po’ a vanvera qua e là, iPad, a qualsiasi altra cosa possa servire, di certo non mi consentirà di lasciare a casa il mio portatile.
La notizia [qui il comunicato stampa ufficiale]è che ho vinto la scommessa, da oggi Kindle è in vendita non più soltanto negli USA, ma in oltre 100 paesi in tutto il mondo. Italia compresa!
Certo, per ora con qualche limitazione (si può comprare solo il Kindle picccolo, non il Kindle DX), e viene spedito dagli USA (ma Amazon si fa carico di gestire per il cliente le pratiche doganali), e bisogna pagarlo in dollari ad un prezzo un po’ più alto che negli USA (279$ + iva e dazi, contro i 259$ negli USA, ma con l’andamento del dollaro attuale non è poi così male…), e gli ebook e i giornali che si possono comprare sono solo quelli (in lingua inglese) già in vendita nel Kindle Store americano. Ma sono limitazioni certamente temporanee, aldilà delle quali spiccano un paio di considerazioni tremendamente significative, destinate a scatenare un effetto dirompente perfino sulle ultra-statiche strategie degli editori italiani.
Gli Editori. Fino a ieri Amazon non poteva vendere gli ebook del Kindle Store fuori dagli USA non per sua volta, ma per precise limitazioni contrattuali imposte dagli editori: evidentemente gli editori hanno esteso la licenza di distribuzione su scala globale. Dice ad esempio John Makinson CEO di Penguin Books: “Penguin is a leading supplier of digital books to Kindle in the U.S. and we are delighted to be extending that successful partnership to the rest of the world. The publishing industry is experiencing explosive growth in digital book sales in the U.S. and we hope to stimulate digital buying elsewhere by making our content widely available on new devices.”
Data un’opera X coperta da copyright (dove X è indifferentemente un brano musicale, un film, un libro, ecc…), la sua disponibilità per il download illegale è inversamente proporzionale alla disponibilità – per volontà del detentore di diritti – (autore o più spesso editore) al rilascio in rete, in forma legale, di detta opera.
Ci si trovò oramai tanto tempo fa in Via Marenco 32. Si era paccianamente compagni di merende: il Pasteris, il Mezzacappa e il Tombolini. Si iniziò a pensare come e se portare un giornale come La Stampa sugli ebook reader. Ci abbiamo ragionato e lavorato. Sembrava impossibile che si potesse pensare di far arrivare La Stampa sui lettori di ebook come progetto industriale, non come prototipo.
Venerdì alla Fiera del Libro si presenta La Stampa e-paper. E’ stata dura, ma sono soddisfazioni. E non è che l’inizio …