Nuovi modelli di business per il giornalismo

Di   10 Settembre 2008
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Glauco Maggi su Lastampa.it

Il giornalismo cambia pelle, anche se l’ultima foggia sembra la scoperta dell’acqua calda: fornire ai lettori ciò che interessa davvero e, per non sbagliare, chiedere loro l’argomento prima di fare le inchieste. Benvenuti nella generazione del reporter a gettone, che si scatena dove lo indirizza il pubblico pagante. L’assedio soffocante dell’Internet gratuito sta circondando la cittadella del quarto potere, ma dall’interno della vecchia professione le prime squadre di coraggiosi resistenti e guastatori si organizzano, e preparano sortite di rilancio.

E’ una risposta che viene, curiosamente, sia dall’ultima generazione dei genietti del web, sia da testimonial storici del giornalismo investigativo, che insieme condividono la fede nel ruolo non sostituibile dell’informazione. Per provarlo, gettano il ponte diretto tra se stessi e l’unico alleato che può davvero ribaltare le sorti della battaglia per la sopravvivenza della stampa: i lettori con le loro curiosità.

Le difficoltà degli editori dei giornali cartacei non sono un mistero: dal New York Times in giù, le ristrutturazioni con taglio degli staff si susseguono bilancio dopo bilancio. Con tanti giornalisti free lance per necessità più che per scelta, la ricerca di nuovi modelli operativi nell’era della grande rete è diventata un obbligo. La sfida consiste nel trasformare la crisi in occasione, accettando il declassamento del businnes dell’informazione, o se si preferisce il suo innalzamento, dal lucro al no-profit, dal mestiere alla missione.