Berlusconi fa le regole per internet

Di   4 Dicembre 2008
WP Greet Box icon
Benvenuto nel blog di Vittorio Pasteris ! Se vuoi essere aggiornato sulle ultime notizie di questo blog seguimi via Twitter o via Facebook o via Google+ o Iscriviti al feed RSS

Gianluca Nicoletti su Lastampa.it

Silvio Berlusconi annuncia un’iniziativa tutta italiana per regolare il web e qualcuno mette già le mani avanti. «A gennaio l’Italia presiederà il G8. In quell’occasione porteremo al tavolo dei Grandi una proposta di regolamentazione di Internet, visto che manca in questo settore una regolamentazione uniforme». Al momento, secondo fonti di governo, non ci sarebbe una proposta precisa ma solamente la volontà di sottoporre la questione al vaglio dei Grandi, posto che «un fenomeno globale come la rete web non può che essere discusso a livello globale».

E’ così che sulle parole del presidente del Consiglio inizia il giro delle interpretazioni e delle ipotesi. Nel contesto ufficiale in cui è stata espressa, la frase è stata intesa come corollario alla soddisfazione del premier per lavoro svolto dal polo tecnologico delle Poste che in quel momento stava visitando, ma al contrario nella rete italiana quella dichiarazione è diventata un caso. E’ stata sicuramente il pretesto per aggiungere un motivo «fresco» allo sciopero Internet che per oggi era stato già da tempo programmato dal gruppo «Netizen clandestino». Una protesta cavalcata da Gianfranco Mascia, il coordinatore dei «Comitati BoBi BOicotta il Biscione», che dovrebbe provocare un oscuramento di massa con una pagina nera sui siti di quanti vi hanno aderito. Il principale motivo per cui tutto si è mosso era in realtà precedente alla dichiarazione del Cavaliere. La sollevazione era nata attorno allo slogan «Salva i blog! No al DDL Levi n.1269!», ciò che maggiormente preoccupava gli scioperanti era infatti il progetto di legge dell’on. Ricardo Franco Levi (Pd), attualmente in discussione alla VII commissione cultura della Camera. La paura è che questo potrebbe obbligare molti blog e siti che fanno «attività editoriale» ad iscriversi al registro dei comunicatori, con la possibilità di essere così perseguiti per i reati a mezzo stampa.

UPDATE: Qualche reazione sul tema da Stefano e Vittorio