Il tempo che non fa per Baccini

Di   14 Gennaio 2009
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Andrea Scanzi intervista Baccini su Lastampa.it

«Evidentemente sono troppo libero per piacere a Fabio Fazio». Francesco Baccini sperava di essere chiamato alla serata tributo di RaiTre su Fabrizio De André. «E invece ho suonato in una tivù vera, quella svizzera. Sempre ricordando Faber. Fazio non l’ho visto né registrato. E’ stato pure scorretto con la tivù svizzera, cancellando il collegamento previsto».

Davvero non l’ha cercata nessuno? «Ho incrociato Fazio solo a Quelli che il calcio, poi il nulla. Mai litigato con lui, sono pieno di gente che mi odia senza motivo. Con Faber eravamo amici, come fai a non chiamarmi? Hanno ignorato la sua genovesità. Paolo Villaggio, Beppe Grillo, Gino Paoli, i New Trolls: mancavano tutti. A ricordare Alberto Sordi c’era Monica Vitti, mica Scamarcio. Da Fazio c’erano troppi Scamarcio».

Tipo? «Faber non era Sinatra, non faceva duetti con tutti. Con me sì. Invece chiamano Dalla, Pelù, Ferro, Bocelli. Che c’entrano? E non credo siano scelte di Dori, con lei ho sempre avuto ottimi rapporti».

Magari non le perdonano «Music Farm». «Sono troppo reale e poco radical chic per i Fazio e i Serra. Anche la loro è una casta, pericolosa e vendicativa: o fai parte della Chiesa o ti isolano. Ho un alto senso della giustizia e soffro nel vedere Faber ricordato dal simbolo dell’autocensura, dalla pecora nel gregge, dal giornalista del “sennò poi”. Il re della casta di sinistra con Serena Dandini».