Come salvare un giornale: inchieste e informazione locale

Di   10 Agosto 2009
WP Greet Box icon
Benvenuto nel blog di Vittorio Pasteris ! Se vuoi essere aggiornato sulle ultime notizie di questo blog seguimi via Twitter o via Facebook o via Google+ o Iscriviti al feed RSS

Federico Rampini su Repubblica.it (in effetti un piccolo inghippo c’è: il competitor si è rifugiato solo sul web)

La storia del Seattle Times diventa un caso da studiare per tutta l’industria dei mass media. Il quotidiano della West Coast è sempre stato considerato una delle migliori testate regionali. Per garantire un’informazione di qualità, e continuare la tradizione del giornalismo investigativo di cui va fiero, l’editore Blethen ha voluto mantenere una redazione in apparenza sovra-dimensionata per un giornale locale: 210 giornalisti. E’ vero che i tagli di organico hanno colpito anche lì: fino a cinque anni fa i redattori a tempo pieno erano 375. Ma adesso Blethen si dice convinto che in casa sua la cura dimagrante è finita, proprio mentre altri editori devono varare piani di ristrutturazione per far fronte alla crisi delle entrate.

Seattle non diventerà – lui ne è certo – la prima grande città americana senza un giornale di carta. Il Seattle Times ha più volte smentito i profeti di malaugurio. Resistette fino al 2000 come giornale serale, quando tutti gli esperti del settore avevano già decretato da molti anni la morte dei quotidiani pomeridiani. Quando passò all’edizione del mattino, molti prevedevano che sarebbe finito nelle fauci del gruppo Hearst, colosso della stampa americana che controlla decine di testate in tutto il paese, incluso il Post-Intelligencer. Invece fu la testata concorrente a entrare in crisi, costringendo Hearst a trasformare il Post-Intelligencer in un giornale solo online. La famiglia Blethen, che controlla la maggioranza del Seattle Times dal 1896, ha sempre confermato che resterà fedele alla sua vocazione editoriale.

26 anni fa ai Blethen fu rimproverato come un errore strategico un accordo commerciale con Hearst. Era una divisione del lavoro per cui il Post-Intelligencer si limitava ad avere una redazione giornalistica, sub-appaltando la produzione fisica e la distribuzione del giornale al Seattle Times. Molti videro in quell’intesa il cavallo di Troia con cui il gruppo Hearst avrebbe finito per mettere le mani sul concorrente. E’ accaduto il contrario: proprio perché il Seattle Times controllava l’elenco abbonati e la distribuzione a domicilio del concorrente, è riuscito a “catturare” l’84% dei lettori del Post-Intelligencer quando quest’ultimo ha eliminato l’edizione cartacea cinque mesi fa.

Grazie a questo aumento della diffusione, il Seattle Times a marzo ha aumentato il suo prezzo di vendita, ed è riuscito a mantenere invariate le tariffe pubblicitarie in una fase in cui altri editori dovevano tagliarle.

E il Post-Intelligencer? La sua redazione è stata decimata: dai 165 giornalisti che lavoravano per l’edizione su carta, è scesa a 20 redattori per l’edizione solo online. Ora però vi collaborano gratuitamente 200 blogger con rubriche dedicate a vari argomenti di interesse locale: dalla vita di quartiere alla gastronomia, alla preparazione della prossima maratona. I giornalisti a tempo pieno si concentrano su pochi temi: la cronaca nera, le notizie sulla viabilità, l’informazione sull’industria aeronautica (Seattle è rimasta anche una delle principali sedi del gruppo Boeing). La Hearst non ha ancora reso noto se l’edizione online sia in utile.