Vecchi apparati e costi sproporzionati

Di   11 Marzo 2009
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Una interessante intervista a Marco Benedetto (Via Marco Ferri)

Si è buttato su internet perché i giornali sono morti o perché costa troppo farli?
Ma no, non siamo all’apocalisse. I giornali non moriranno e il bisogno d’informazione ci sarà sempre. A non esserci più sono i soldi. O meglio, non ci sono più tutti quelli che servono per fare un giornale di carta.

Neanche un giornale di quattro paginette, stile Foglio o vecchio Riformista?Ho studiato tanto l’idea di fare un Foglio di sinistra, ma la simulazione del conto economico era inesorabile: ci si perdevano milioni di euro. Internet è croce e delizia: rappresenta una minaccia per l’editoria tradizionale, ma serve la democrazia dell’accesso perché ha drasticamente abbassato i costi.


La sua com’è?
Io vengo dall’informazione scritta, quello che conta è la notizia. Ero partito dall’idea di un quotidiano online, ma siccome lo finanzio coi miei soldi ho capito che non ce la facevo. Allora ho deciso di fare l’aggregatore di news. Segnalo ai miei amici che mentre loro dormono nel mondo è successo questo e quello. Non vado contro i giornali, ma nel mio piccolo aiuto a diffondere quello che pubblicano

Sicuro che la carta non muore?
La carta non muore, se mai potrà cambiare il modo in cui la si mette in mano ai lettori. Oggi vanno all’edicola, domani gliela si porta a casa. Sul mio sito ad esempio con un clic ti stampi la pagina, e gratis.

Non crede che gli editori, cullandosi sulla cuccagna dei collaterali, si siano accorti tardi del cataclisma che stava arrivando?
Un po’ sì, anche perché le ristrutturazioni non sono neutre e uno se può cerca di procrastinarle. Però è curioso che in America i giornali che vanno peggio sono quelli che hanno fatto i tagli più radicali. E poi c’è Murdoch che resta un mito.

Uno squalo intelligente. Lui, per ora, non taglia, altri lo fanno. Mentre qui da noi uno spettro si aggira per le redazioni: il prepensionamento.
All’epoca pre-pensionando i poligrafici abbiamo ristrutturato il settore e tutti erano contenti, perché andavano a casa guadagnando bene. Con i giornalisti è diverso.

A spanne ci perdono un sacco sullo stipendio.
Sì, uno che guadagna 10 rischia di andare in pensione con 5. E il giornalista non ce la fa perché solitamente è un big spender: ha due famiglie, l’amante, i figli, e magari un mutuo contratto a cinquant’anni. Secondo me l’idea di De Benedetti che gli editori dovrebbero versare all’Inpgi un contributo proporzionale al livello di pensione del giornalista è perfetta.