Una libreria chiamata Billy

Di   9 Ottobre 2009
WP Greet Box icon
Benvenuto nel blog di Vittorio Pasteris ! Se vuoi essere aggiornato sulle ultime notizie di questo blog seguimi via Twitter o via Facebook o via Google+ o Iscriviti al feed RSS

Via repubblica.it

To Billy or not to Billy? Nessun dubbio amletico. La libreria svedese che compie 30 anni è un successo globale e va celebrato in modo solenne. Per questo, Ikea ha deciso di regalare a tutti suoi fan un’edizione speciale di Billy dedicata a Shakespeare: tre colori a scelta, mensole che riportano i versi del drammaturgo inglese ma in veste graffiti e tanti fermalibro in metallo sagomato a forma di B. Come dire, un po’ di sana autocelebrazione per il modello forse più umile e versatile della grande famiglia Ikea, il mobile grazie al quale ogni single ha iniziato a veder arredata la propria casa, ogni coppietta ha immaginato una parvenza di salotto, ogni ragazzo ha messo via robot e costruzioni per impilare i libri di matematica.

Annika Bryngelson, la designer che ha curato questa limited edition (in vendita dal primo novembre in tutti i negozi Ikea del pianeta), ha detto che non c’è niente di più sentimentale di una libreria. E, giusto per contrappunto, ha deciso di offrire anche un modello manga, che strizzi bene l’occhio alla poetica orientale. Trent’anni si compiono una volta sola, bisogna accontentare un po’ tutti.

Del resto, Billy ne ha già viste di tutti i colori, dato che i pezzi venduti in tre decenni sono più di 41 milioni. Il sito italiano di Ikea ha messo online una galleria di immagini che testimoniano come, a ogni latitudine, la gente abbia saputo declinare la funzione di un semplice ripiano. Dal bagno alla cantina, in corridoio o nell’ufficio, Billy ha parlato a tutti di funzionalità e fantasia. Quando, nel 1971, il designer Gillis Lundgrenby cominciò a lavorarci, non si sarebbe mai aspettato di aver creato addirittura un parametro di analisi socioeconomica. Eppure è successo.

Kristian Siedenburg, esperto economico dell’agenzia Usa Bloomberg, ha infatti creato la “Classifica Billy” sul modello di un’analoga precedente invenzione, la Classifica Big Mac, ideata nel 1986 dalla giornalista Pam Woodall dell’Economist. All’epoca l’obiettivo era capire quanto costasse nei vari Paesi del mondo il classico hamburger della catena Mc Donald’s, così da realizzare una sorta di mappa planetaria del costo – e della qualità – della vita. Stavolta si è puntato sulla libreria made in Sweden per capire che cosa succede nelle case dei cinque continenti.