Le relazioni pubbliche vincono contro il giornalismo di qualità

Di   15 Ottobre 2010
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Via sito Ferpi

Ho trovato un altro studio in merito l’altro giorno che, più o meno conferma le conclusioni di Cardiff. Uno studio australiano negli anni novanta ha rilevato che un terzo dei contenuti sui media nazionali australiani deriva in tutto o in parte da comunicati stampa. La cifra sale al 70% in alcuni piccoli media. Un altro risultato fornito dallo stesso studio mostra un ulteriore effetto dell’industria delle Rp: solo nove comunicati stampa su 150 monitorati non sono stati utilizzati dai media. Significa il 6% per cento, che tradotto in altre parole vuol dire un 94% di tasso di successo. Un comunicato stampa, comprensivo di foto fornite dalla società – in questo caso un produttore di vino – è stato pubblicato sui giornali ben 69 volte. Se la percentuale di notizie “ufficiali” o generate dalle Rp è in crescita, come credo che sia… perché accade?

Innazitutto questa non è una novità. Per esempio, da che io posso ricordare, le campagne politiche sono state dominate dai sondaggi. I sondaggi sono acquistati o forniti gratuitamente da un gruppo di interesse e non sono mai particolarmente degni di fiducia, perché possono essere manipolati in qualsiasi modo. I proprietari di giornali hanno pregiudizi politici. Un giornale liberale dà spazio a moltissime notizie ufficiali di un governo liberale. Un giornale di destra darà spazio a molte più notizie ufficiali di un governo di destra.

Conoscendo le opinioni politiche dei proprietari, i giornalisti spesso si dedicano a ciò che io chiamo “censura preventiva” – scrivendo contenuti che compiaceranno il proprietario, il che, in effetti è un altro modo di fornire notizie ufficiali ai lettori. Il Times di Londra è controllato da Rupert Murdoch. Senza alcuna sorpresa, il giornale è stato molto critico verso la BBC in Gran Bretagna e Silvio Berlusconi in Italia, per citare solo due concorrenti.

Non ci vuole un genio per capire il motivo per cui questa tendenza stia riprendendo slancio. I giornali sono in crisi ovunque. Quasi tutti i giornali in Europa e Nord America stanno perdendo soldi tanto sul cartaceo quanto sull’on line – non esiste un modello di business e fino a quando non verrà trovato, editori e redattori cercheranno di compensare il declino dei budget, tagliando i costi.

Ciò significa sbarazzarsi dei giornalisti più costosi, ossia quelli con la maggiore esperienza. Rara è una redazione con giornalisti di 50 o 60 anni e presto anche i quarantenni se ne andranno a meno che i profitti non tornino a salire. I giornalisti giovani non hanno i contatti che sono essenziali per realizzare inchieste e fornire approfondimenti ai lettori. Non hanno a disposizione un budget che consenta loro di viaggiare o incontrare le proprie fonti. Andate in una sala stampa moderna e penserete di essere finiti in un’assicurazione. C’è un silenzio assoluto, l’unico rumore è dato dai click sui pulsanti di ricerca di Google, non dalle telefonate. I giovani reporter sono bersagli facili per le società di Rp e i lobbisti.

Un altro motivo per cui accade tutto ciò è la rapida evoluzione dei giornali. I quotidiani sono diventati operazioni continue, con macchine in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette dove si è costantemente sotto pressione. I siti web dei quotidiani devono competere con le agenzie di stampa – Reuters, Bloomberg, AP, Dow Jones – mentre il giornale si supponeva fosse una pubblicazione quotidiana. Ma lo stesso giornalista che scrive per il web scrive anche per il giornale e semplicemente non ha tempo per effettuare chiamate extra o vedere gente; scrivere, riempire il sito web, la carta: è tutto ciò che può fare.

Ma la tendenza alla fine si ripercuoterà sui giornali, credo. Fino ad ora, direi che la stragrande maggioranza dei lettori non è consapevole di tutto questo. Sono certamente all’oscuro della tendenza se si limitano a leggere un solo giornale. Coloro che ne leggono due o tre potrebbero sospettare che qualcosa non va quando leggono essenzialmente la stessa storia su ogni giornale e finiscono col chiedersi perché pagare il prezzo di tre quotidiani per leggere la stessa cosa su tutti.

I giornali devono essere giudicati non tanto per quello che dicono ma per quello che non dicono; quello che coprono, ma anche quello che non coprono. Se riportano troppe notizie ufficiali da società, governi e gruppi di pressione, sono solo un servizio di comunicati stampa, con l’aggiunta di qualche blanda opinione di alcuni editorialisti.

Penso che il ricorso a notizie riciclate da fonti ufficiali e agenzie di Rp, in ultima analisi, finirà col ritorcersi contro i giornali per il semplice motivo che essi, più che mai, devono distinguersi dal resto del branco. Chiunque può ottenere ovunque notizie ufficiali da internet. Ma servono notizie originali per catturare l’attenzione del lettore e il denaro della pubblicità. Il quotidiano Telegraph di Londra lo scorso anno riportò lo scandalo dei costi dei membri del Parlamento che caricavano sulle spalle dei contribuenti spese ridicole. La notizia era un’esclusiva e la tiratura del Telegraph è salita a 200.000 copie al giorno.