La rete non è Dio, ma se volete emulare quelle mezze seghe intente a giocare col computer portatevi le coperte

Di   15 Giugno 2011
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Un piccolo capolavoro di ZV dedicato al futuro che verrà e a chi tenterà di cavalcare la rete senza conoscerla.
PS molto modestamente stamani era uscita cotesta dalla mente del VP: di che colore è la rete

La rete non è uno strumento e non è un paese. E’ una cultura: e voi, signori della politica e dei giornali che, asseragliati nei vostri osservatori, da anni passate il vostro tempo a mostrificare e discriminare, a cercare criminali e crimini, a legiferare contro per “regolare” (“diritti d’autore”, “diffamazione”, “violazione privacy”, sono alcuni nomi del vostro arrancare, ma ci sono giudici in Italia che condannano blogger per “stampa clandestina”, c’è sempre uno più campione di te, tranquillo). Certo, voi non volete togliere la libertà di espressione alle persone, questo non vorreste mai farlo, però poi magari poter mettere le mani nella posta e nei dati di navigazione delle persone e filtrare tutti i siti che si vedono, andiamo su, questo è compito della politica e dello stato: non le pensate queste cose? Prima di risponder no, attenti al naso. E sapete perché pensate queste cose? Perché non siete la rete. Voi la rete “la pensate”, non la vivete. Per voi è un oggetto esterno di conoscenza.

Questa cultura che è la rete, che esiste da 20 anni e i cui portatori voi avete a lungo sbeffeggiato e deriso come mezze seghe intente a giocare col computer, questa cultura è poi un modo di essere, di vivere, di stare al mondo. Come sanno i vostri figli adolescenti.

E’ la prima volta che la libertà di espressione (e di consumo e di lettura e di essere) è a disposizione di ogni individuo. Ogni business e potere costituito ha da tremarne. Se proprio volete intraprendere il viaggio, portatevi le coperte.