Sopravvivere è un successo per il giornalismo nativo digitale

Di   23 Aprile 2012
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Via Corriere.it

Nel nostro Paese le testate nate esclusivamente online di respiro nazionale sono molto poche: per anni il mercato è stato dominato da Dagospia, che, a partire dal 2000, è stato per almeno 10 anni il solo esempio, nonostante la sua connotazione tutta dedita a gossip e notizie dai corridoi di palazzo. Dal 2010, con la nascita de Il Post e di Lettera43, e dal 2011, con l’arrivo di Linkiesta, anche l’Italia si è aggregata al resto d’Europa, presentando valide testate giornalistiche online molto più tardi rispetto agli altri Paesi. Per loro, la difficoltà è stata anche maggiore rispetto alle colleghe tedesche o francesi, arrivando in un Paese in cui le testate cartacee tradizionali dominano il mercato anche dell’online, dove il sistema di informazione televisivo è ancora più forte rispetto a quello cartaceo e internet. Per i tre casi esaminati in Italia, come sostengono gli autori della ricerca è ancora molto presto per capire se e quali sopravviveranno o cambieranno il sistema dei media italiani. Spiccano anche le differenze tra le singole testate: un giornalismo di denuncia per Linkiesta, con pochi lettori e una redazione scarna, pochi giornalisti e una copertura globale per Il Post, un po’ a modello di super-blog, capitali forti iniziali e una redazione molto estesa invece per Lettera43, impegnata peraltro a diversificare lanciando nuovi canali e testate verticali nei prossimi tempi.

LE CONCLUSIONI – Alla luce dell’analisi dei modelli di business, delle raccolte pubblicitarie dei singoli, e del panorama mediatico in cui sono inserite, per le start-up giornalistiche europee online il più grande successo, al momento, è la loro stessa sopravvivenza. In un mercato dominato da un lato dai vecchi media e dall’altro – sul fronte pubblicitario – da grandi marchi che hanno di fatto il monopolio, come Google, alle nuove realtà non resta che buttarsi oltre l’ostacolo: per esempio guardando a casi americani di successo, come l’Huffington Post o Politico.com, protagonisti anche dei Pulitzer di quest’anno. Ma anche: diversificare, distinguersi seguendo una propria linea editoriale, senza seguire per forza l’andamento dei «grandi».