Bongo e l’Inpgi

Di   6 Marzo 2016
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brogliDal sito di Senza Bavaglio

Qualche anno fa il mio amico Omar Bongo, dittatore per oltre 40 anni in Gabon e passato indenne e vincitore in parecchie elezioni, parlando del suo collega congolese Denis Sassou Nguesso, che aveva perso una tornata elettorale e per tornare al potere aveva dovuto scatenare una feroce e sanguinosa rivolta, mi aveva confidato, quasi in un orecchio: “I brogli si fanno prima, nell’urna si raffinano”.

Infatti per dimostrare le sua magnanimità e il suo senso della democrazia, una volta Omar Bongo aveva graziato il capo della sua opposizione. “Puoi tornare dell’esilio – gli aveva fatto sapere – e registrarti alle elezioni per candidarti contro di me”. Il suo antagonista aveva preso un aereo per tornare in patria e lui aveva chiuso l’aeroporto per impedirgli di atterrare. Era arrivato così fuori tempo massimo all’ufficio, dove avrebbe dovuto presentare la sua candidatura. Bongo, fingendosi contrariato, aveva potuto sostenere con rammarico: ”Io sono democratico, la colpa è sua. E’ arrivato in ritardo!

Devo ancora una volta ricordare quell’intervista per paragonare il comportamento di Bongo quanto sostenuto da Bongo con quello accaduto all’INPGI con i capi di alcune associazioni regionali che si sono schierati con alcuni candidati. Un atto gravissimo e inquietante giacché il sindacato è di tutti e non solo dei segretari regionali i quali non hanno capito che il loro ruolo dev’essere super partes. Invece Alessandra Costante (Liguria), Massimo Zennaro (Veneto), Sandro Bennucci (Toscana), Marta Cicci (Umbria), Carlo Parisi (Calabria), hanno dimostrato che per difendere le loro poltrone e quelle dei loro amici sono scesi in campo al grido: “Difendiamo Camporese”.

…Naturalmente le responsabilità non sono solo dei dirigenti, ma anche della scarsa affluenza alle urne, dovuta a una diffusa disaffezione. Ma i poltronisti sono conosciuti a tutti e governare con il 20 per cento degli iscritti (se va bene) e con un buon 50 per cento di colleghi contro è impossibile. Il sistema elettorale poi ci ha messo del suo.

Una categoria che dovrebbe difendere la democrazia, la pulizia e la trasparenza rinchiusa su se stessa in auto contemplazione autoreferenziale. Mamma mia come siamo ridotti.
Comunque una cosa è certa: siamo quasi arrivati al capolinea. Una dirigenza scollata in questo modo dalla realtà sarà spazzata via dai fatti, anche se non dai giornalisti. Dai fatti e dai giudici.