#openinpgi Secondo la Corte dei Conti INPGI esaurirà il suo patrimonio nel 2028

Di   28 Maggio 2019
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Trasmessa dalla Corte dei Conti al Parlamento la relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Inpgi per l’esercizio 2017. Il quadro che emerge è “in deciso e assai preoccupante peggioramento”, secondo i giudici contabili; i finanziamenti al fondo ex Fissa non sono ritenuti compatibili con le ristrettezze finanziarie; mentre e la Gestione separata, dove versano precari e liberi professionisti, ha chiuso l’anno con un avanzo superiore al precedente esercizio.

Inoltre, le proiezioni del nuovo bilancio tecnico, riferito al periodo dal 2018 al 2067, evidenziano come l’Inpgi “non sia in grado di mantenere la solvibilità prospettica, esaurendo il proprio patrimonio già nel 2028”.

Secondo la lettura di Franco Abruzzo nella sua newsletter quotidiana “la valutazione dei giudici contabili impone al Parlamento e al Governo il salvataggio della Fondazione in tempi rapidi allargando la base contributiva ai comunicatori”.

Il testo delle Considerazioni Conclusive e al link in fondo il testo integrale della relazione.

Considerazioni Conclusive

Gestione sostitutiva dell’AGO – I risultati dell’esercizio 2017 fotografano un quadro in deciso e assai preoccupante peggioramento. Si riduce ulteriormente il saldo della gestione previdenziale e assistenziale, attestandosi a -134,042 milioni di euro (a fronte di -114,3 milioni nel 2016; -111,9 milioni nel 2015, -81,620 milioni nel 2014, -51,649 milioni nel 2013): ai minori ricavi conseguiti rispetto al 2016 per 7,7 milioni si contrappongono infatti maggiori costi per 12,1 milioni.

Il gettito contributivo IVS corrente, in decremento tra il 2016 e il 2017 del 2,3 per cento (340,177 milioni, contro i 348,276 milioni di euro nel 2016), tra il 2010 e il 2017 segna complessivamente una diminuzione del 6,8 per cento, a fronte di una crescita continua della spesa pensionistica.

La spesa per pensioni IVS è, infatti, nel 2017 di 511 milioni di euro, con un tasso di aumento del 5,2 per cento sull’esercizio precedente. Nel periodo 2010-2017 gli oneri pensionistici aumentano complessivamente del 38,4 per cento.

Nel 2017 gli iscritti attivi non titolari di pensione hanno raggiunto, a fine esercizio, il numero di 15.011 (15.876 nel 2016); il rapporto tra iscritti attivi e pensioni (quest’ultime, passate complessivamente dalle 9.010 del 2016 alle 9.398 dell’esercizio in esame) è pari a 1,60 (1,71 nel 2016); l’indice di copertura della spesa pensionistica IVS da parte del correlato gettito contributivo corrente si attesta su un valore di 0,67 (0,72 nel 2016); l’incidenza delle uscite complessive della gestione previdenziale e assistenziale sul complesso delle entrate dellamedesima gestione è stata del 132,5 per cento, con un peggioramento rispetto al 2016 (127,2 per cento).

Non accenna a deflettere la crisi occupazionale nel settore dell’editoria e la flessione dei rapporti di lavoro nonmostra cenni di rallentamento. Nell’esercizio in esame, infatti, il numero di detti rapporti si riduce del 4,9 per cento (-889 contratti, a fronte dei -334 del 2016). Se si guarda ad un arco temporale più lungo, può rilevarsi come nel periodo 2012-2017 i rapporti di lavoro decrescano di ben 2.704 unità, con una riduzione del 15 per cento.

La gestione economica fa registrare nel 2017 un disavanzo di 100,61 milioni, a fronte di un utile conseguito nel 2016 di 9,41 milioni. Il peggioramento del risultato economico si ricollega anche alla progressiva contrazione delle plusvalenze da apporto al “Fondo immobiliare Inpgi” di ulteriori quote del patrimonio immobiliare dell’Ente, che nel 2017 si riducono a circa 38milioni. Il patrimonio immobiliare dell’Ente, a fine 2017, esprime un valore residuo di 7,171milioni, contro i 696,486 presenti al 1° gennaio 2013.

Il patrimonio complessivo netto della Fondazione, nel 2016 pari a 1.836 milioni di euro, nell’esercizio in esame scede a 1.735,433 milioni di euro.

L’ammontare della riserva di garanzia IVS è risultato, anche nel 2017, superiore a quello della riserva legale minima (5 annualità) prevista dalla legge n. 449 del 1997, raggiungendo nell’esercizio medesimo una consistenza (dopo la destinazione dell’avanzo di gestione) pari a 11,52 annualità delle pensioni in essere al 31 dicembre 1994. Se commisurato, tuttavia, alle prestazioni correnti, la consistenza della riserva di garanzia è pari a 3,36 annualità delle predette pensioni, con un’ulteriore flessione dell’indice rispetto al quinquennio precedente (3,75 nel 2016; 3,93 nel 2015; 4,03 nel 2014; 4,16 nel 2013; 4,23 nel 2012).

Il risultato della complessiva gestione patrimoniale è di 64,68 milioni, con un decremento di 106,915 milioni sul 2016.

La redditività della gestione mobiliare25, calcolata sulla consistenza media dei valori contabili, evidenzia un rendimento dell’1,28 per cento; ove calcolata sui valori dimercato degli investimenti mobiliari (comprensivi del saldo tra plusvalenze e minusvalenze di mercato, pari a -8,8 milioni) si attesta invece allo 0,69 per cento.

In considerazione del deludente risultato della gestione mobiliare e della riscontrata riduzione del valore di mercato degli asset (al 31.12.2017 il valore contabile del Fondo Inpgi ammonta a 1.073

milioni, contro un valore dimercato che si attesta a 1.022milioni), questa Corte invita gli organi di amministrazione della Cassa ad effettuare una puntuale ricognizione delle vicende gestionali del

Fondo Inpgi, non senza valutare attentamente i fattori di rischio afferenti alle singole linee di investimento, al fine di evitare – a fronte di un andamento dei mercati che non può dirsi stabilizzato – di incorrere in perdite durevoli che si rifletterebbero negativamente sul patrimonio, con effetti sugli esiti della gestione istituzionale.

Il ragguardevole importo di crediti nei confronti degli iscritti, al 31 dicembre 2017 pari a 253,49 milioni (+ 7.439 milioni sul 2016), ripropone in termini non più differibili l’esigenza di definire ed attuare con tempestività un piano strutturato di recupero dei crediti in sofferenza, che contempli anche il ricorso alle procedure di riscossione coattiva.Già nella relazione relativa al precedente esercizio, questa Corte ebbe a sottolineare come il perdurante andamento negativo dei saldi della gestione previdenziale e assistenziale imponesse alla governance dell’Inpgi l’adozione urgente di severe misure atte a ristabilire un equilibrio previdenziale pesantemente compromesso dalla profonda crisi del settore dell’editoria, contraddistinta dalla sensibile contrazione dei contratti di lavoro e dal peso sempre crescente degli oneri per ammortizzatori sociali a carico dell’Istituto medesimo.

Anche alla luce delle proiezioni attuariali disponibili, gli effetti del progetto di riforma avviatonel 2015 e completato nel 2017 si sono rivelati insufficienti allo scopo di conseguire condizioni di equilibrio strutturale, armonizzando l’ordinamento Inpgi con il sistema previdenziale generale. Le proiezioni del nuovo bilancio tecnico, riferito al periodo dal 2018 al 2067, evidenziano come l’Inpgi non sia in grado di mantenere la solvibilità prospettica, esaurendo il proprio patrimonio già nel 2028. Il documento attuariale evidenzia un saldo previdenzialenegativo fino al 2046 e positivo dal 2047 a fine periodo, mentre il saldo totale è negativo fino al 2048 e positivo dal 2049 al 2067. L’equilibrio di gestione, conclude l’attuario, sarebbe conseguibile solo attraverso un idoneo numero di nuovi ingressi, che, ad oggi, non si stanno concretizzando in quanto legati alle dinamiche del mercato del lavoro, sulle quali l’Istituto non è in grado di intervenire.

Il quadro che emerge dai risultati del 2017 è reso, dunque, ancor più preoccupante dall’andamento prospettico della gestione ed impone agli organi di amministrazione dell’Inpgi, come raccomandato nei precedenti referti, di porre responsabilmente in essere ulteriori interventi per rimediare ad una situazione che, altrimenti, rischia di compromettersi definitivamente, non mancando di monitorare costantemente gli eventuali scostamenti tra le ipotesi adottate nei calcoli attuariali e le effettive dinamiche, in modo da consentire eventuali interventi tempestivi ed efficaci.

A giudizio di questa Corte, infine, non è compatibile con le ristrettezze finanziarie della Fondazione l’assunzione di impegni straordinari, che, del tipo dei finanziamenti al fondo ex Fissa, che possano riflettersi sui precari equilibri della gestione istituzionale.

Gestione separata
La Gestione separata chiude il 2017 con un avanzo superiore rispetto al precedente esercizio.
Il risultato economico si attesta, infatti, a 48,378 milioni di euro, a fronte dei 47,523 milioni del
2016.
Esso è da ricondurre, in prevalenza, ai risultati della gestione previdenziale, che aumenta, tra
i due esercizi, di 1,663 milioni, mentre il risultato della gestione patrimoniale flette per 2,938
milioni. In valori assoluti il saldo della gestione previdenziale 2017 è positivo per 43,864
milioni, quello della gestione patrimoniale per 7,541 milioni.
Può aggiungersi come il maggior avanzo di esercizio del 2017 rispetto al 2016 (+0,855 milioni)
sia determinato, oltre che dal miglior risultato della gestione previdenziale, anche dal saldo tra
svalutazioni e rettifiche di valore di attività finanziarie, di segno positivo per 2,320 milioni.
Il risultato a conto economico del portafoglio titoli si attesta nel 2017 su valori meno favorevoli
rispetto a quelli del 2016 (rispettivamente, 9,661 e 10,320 milioni), principalmente a causa del minor saldo tra proventi e oneri finanziari (-2,965 milioni sul 2016) solo parzialmente
compensato dal totale di svalutazioni e rettifiche di valore, in miglioramento sul precedente
esercizio per 2,306 milioni di euro.
Al 31 dicembre 2017 il patrimonio netto è pari a 602,282 milioni, di cui 553,904 iscritti a riserva
legale e 48,378 derivanti dal risultato della gestione economica.
Si evidenzia, altresì, che nel 2017:
– il numero complessivo degli iscritti si attesta a 42.741 unità – di cui 33.099 tenuti al
versamento obbligatorio dei contributi con un tasso di crescita dell’1,4 per cento sul
2016;
– il numero dei trattamenti pensionistici IVS in essere a fine esercizio è pari a 1.396, con un
onere complessivo di 2,084 milioni (a fronte di 1,707 nel 2016; 1,491 nel 2015; 1,429 nel 2014;
1,305 nel 2013; 1,213 nel 2012), mentre il valore delle prestazioni ammonta a 6,056
milioni di euro (7,345 nel 2016);
– le entrate da contributi obbligatori sono pari nel 2017 a 45,178 milioni, con un
decremento di 0,616 milioni sul precedente esercizio.
Come già posto in evidenza nelle precedenti relazioni, la sostanziale sostenibilità della
gestione, peraltro confermata dalle proiezioni attuariali di lungo periodo, è favorita dalla
particolare esiguità degli assegni pensionistici erogati, il cui importo medio unitario nell’anno
in osservazione è stato di 1.456 euro.