I veri numeri dei giornali italiani

Via Italia Oggi Trema il mondo dell’editoria: a Palazzo Chigi hanno finalmente in mano i «veri» dati di vendita dei giornali italiani. Dati che, con tutta probabilità, si differenzieranno non poco da quelli ufficialmente dichiarati dagli editori. E siccome tutto ciò servirà per il calcolo dei soldi da erogare, ne vederemo sicuramente delle belle.

La vestizione di valore economico dell’Ipad

Via Vittorio Zambardino

Ora io ritengo molto seria e degna di attenzione questa stringa di eventi. Perché di tutte le cose che si son dette dello iPad, quelle giuste sono nella considerazione che senza contenuti il “super iPhone” è come un treno senza passeggeri. E l’operazione è piuttosto semplice da intravvedere: rendere l’iPad il veicolo di un nuovo modo di distribuire contenuti, ripetendo con l’informazione (e altre aree dell’intrattenimento) il successo dell’iPhone con la musica.

Convergono con la giustezza del ragionamento anche le considerazioni che qualche giorno fa ha fatto Hal Varian, chief economist di Google e da sempre studioso dell’economia del contenuto, a proposito di cosa funziona e cosa no nel modello dei giornali a pagamento. Funzionano, dice l’autore di Information Rules, i dispositivi dedicati, che racchiudono e custodiscono il valore dentro un dispositivo. Non funzionano i “pay wall”, traduciamolo con “pacchetti a pagamento”, ma nell’accezione americana è qualcosa di più ed ha a che fare col “tassametro” cui pensa il NYT. Sono troppo aggirabili e  non danno niente in più rispetto al web ormai consolidato.

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Apple tablet: le media company cercano i ricavi, ma ora dovranno cedere gli utenti ad Itunes

Il NYT analizza il nuovo canale distributivo per i media

With the widely anticipated introduction of a tablet computer at an event here on Wednesday morning, Apple may be giving the media industry a kind of time machine — a chance to undo mistakes of the past. Almost all media companies have run aground in the Internet Age as they gave away their print and video content on the Web and watched paying customers drift away as a result.

People who have seen the tablet say Apple will market it not just as a way to read news, books and other material, but also a way for companies to charge for all that content. By marrying its famously slick software and slender designs with the iTunes payment system, Apple could help create a way for media companies to alter the economics and consumer attitudes of the digital era.

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Dell’inutilità sociale dei giornalisti odierni

Via LSDI, Via Thierry Crouzet

Immagine de Il giornalaio
Immagine de Il giornalaio

Si è imposto un postulato: abbiamo bisogno di seguire l’ attualità per vivere, la democrazia non può esistere se non a questo prezzo, la stampa è una necessità sociale… Come se non fossero esistite delle società senza la stampa, che è una invenzione piuttosto recente. I videogiochi mi sembrano anch’ essi altrettanto vitali, oggi. Se non di più. E non parlo del football.

Giornalista
Qualcuno che scrive qualcosa che qualsiasi altro giornalista avrebbe potuto scrivere. Ricevere un comunicato o un’ agenzia, fare tre o quattro colpi di telefono, sfornare quattro righe che si tengono in piedi è un mestiere quasi meccanico che non richiede un particolare talento.

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Incertezze sulla strada per Omaha

Via Marco Formento Nella concitazione del momento attuale riguardo a eBook, iSlate, etc vale la pena focalizzarsi sul perché tale momento sia così partecipato dai quotidiani  e magazine e non visto da essi come una partita soprattutto libraria. I quotidiani si sento accerchiati. Hanno perso senso le rotative (il potere), la distribuzione (esclusività) la stampa … Leggi tutto

Editori, ebook e onde lunghe

Giuseppe Granieri via Apogeonline

Cosa succederà dunque? Difficile da dire con previsione certa. Le certezze sono poco confortanti. I primi a soffrire probabilmente saranno i librai e i distributori. Gli editori dovranno reagire con molta prontezza, perchè i cambiamenti nelle organizzazioni sono cosa lunga e conviene farli per tempo. I libri, quelli di carta (ma la distinzione sfumerà e anche il ricordo), resisteranno, se è vero che ci sono ancora appassionati musicofili che comprano il vinile. Ma, come dice Stefano Bonilli, che nel settore ci sta da una vita, difficilmente saranno ancora il business principale. Il vero fattore di cambiamento, infatti, non è il confronto tra libro digitale e libro rilegato, che è persino un finto problema. Il dato con cui bisogna scendere a patti è il cambiamento del sistema, in cui se cambiano le relazioni tra alcuni elementi cambiano le relazioni tra tutti.

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Segni dei tempi: chiude Editor & Publisher

Via LSDI Editor and Publisher, la ‘’bibbia’’ del settore dei quotidiani Usa, chiuderà il 31 dicembre, dopo 125 anni di attività. Lo segnala Reflexion of Newsosaurus, spiegando che la rivista e il sito web, così come la Kirkus Book Reviews, non sono state incluse nella cessione di un pugno di pubblicazioni annunciata ieri dalla proprietà, … Leggi tutto

Magrini consulente digitale RCS

Via Prima Comunicazione Facciamo fantaeconomia: supponiamo che Magrini un giorno prenda il posto di Perricone … che succederebbe. Beati a RCS, altrove devono ancora capire che vuol dire digitale. L’ex country manager di Google Italia, Massimiliano Magrini, con la sua nuova società di consulenza e venture capital Annapurna Ventures, diventa consulente esclusivo dell’amministratore delegato Rcs … Leggi tutto

La Polizza della Gabanelli

Milena Gabanelli scrive al Corriere

Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l’intenzione di togliere la tutela legale.

La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse, motivata dal dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità. Nell’incertezza sul come sarebbe andata a finire ho cercato un’assicurazione che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Intanto sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa. Bene, dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali. Sembra assurdo, ma il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio.

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