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Vittorio Pasteris

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La necessità di voltare pagina per i giornalisti: sono oramai considerati prevalentemente dei bugiardi




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Per il 68% degli italiani i giornalisti sono “bugiardi” e l’immagine di questa categoria professionale risulta sensibilmente peggiorata negli ultimi dieci anni, ma c’è comunque una domanda sociale di “buon giornalismo” altissima e in crescita. E’ il risultato di un’indagine su un campione di oltre 2mila italiani maggiori di 15 anni commissionata a Astra Ricerche dall’ordine dei giornalisti della Lombardia e presentata a un convegno sul futuro del giornalismo.

Le principali riserve riguardano appunto la non veridicità di molte informazioni, ma i giornalisti sono accusati anche di inadeguatezza (60%), esagerazione (59%), non indipendenza (52%), partigianeria (48%), corruzione (40%), narcisismo (30%), scarsa comprensibilità (20%).

Altri rimandi sul tema

* 2 ottobre, 2008 * Personale

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Commenti

Comment from marco
Data e ora : 2 ottobre 2008, 11:45

tutto sommato, convegno interessante. il problema centrale è che non puoi pretendere di riempire per anni le redazioni di servi e parenti e poi scoprire un giorno che la gente non crede a quello che scrivono. sin qui, mi sembra che non abbiamo scoperto nulla di nuovo. e non parliamo di citizen journalism per piacere, che è alternativa valida ma da valutare costantemente in fatto di attendibilità. dal convegno mi aspettavo altro in realtà, ovvero capire ‘come’ le redazioni intendessero usare a fondo il protocollo internet per il futuro. inutile cercare una risposta, si è parlato di tutt’altro. purtroppo. ciao.

Comment from sonounprecario
Data e ora : 2 ottobre 2008, 11:58

…probabilmente volteranno pagina, nel senso che..si gireranno dall’altra parte, continuando a disinteressarsi di tutti questi segnali.

Comment from vb
Data e ora : 3 ottobre 2008, 21:19

Io mi sono reso conto che fino a uno – due anni fa comunque seguivo fonti d’informazione mainstream di cui condividevo gli orientamenti o su cui sapevo come fare la tara: La Stampa, Repubblica, Radio Popolare, TG5, Annozero, Report… Adesso non li uso più; mi limito a partecipare alle community della Stampa, alla cronaca cittadina e al massimo a leggiucchiare qualche titolo. Per il resto, cerco in rete e scopro le notizie per vie trasversali, cioè dai blog o dal passaparola. Non so se questo mio piccolo cambiamento personale possa riflettere un trend, certo che ormai dei giornali e dei telegiornali non si fida più nessuno.

Pingback from Le elezioni dell’Ordine dei Giornalisti: operazione trasparenza
Data e ora : 15 maggio 2010, 21:44

[...] Le leggi sull’informazione in Italia sono delle buone leggi. Probabilmente andrebbero aggiornate dato che il quadro sociologico, economico e tecnologico è drasticamente cambiato. Il problema è che le leggi in questione vengono spesso male applicate o non applicate per nulla. Così l’Ordine è diventato un sistema autoreferenziale chiuso, e avulso, al mondo esterno. Un luogo  in cui i giornalisti si dimenticano che esistono i cittadini e il mondo esterno. Per curare interessi collettivi e privati dei giornalisti esiste correttamente un sindacato, ma è un’altra cosa. Per tutte queste ragioni l’immagine sociale dei giornalisti è ai minimi storici. [...]

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