Anatomia dei blogger

Di   4 Gennaio 2008
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Post “storico” per completezza e intelligenza da Enrica: Anatomia del blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali.
Citarlo tutto non sarebbe politically correct per cui ecco un esplicito invito a leggerlo integralmente.
La citazione fatta è sostanzialmente un banner vecchio stile :-)

Così in BlogBabel: se sei in su nella classifica, qualsiasi cosa tu scriva è sacrosanto e ti becchi citazioni e link. Anche se parli solo a livello molto popolare di tecnologia, e se pubblichi e ripubblichi meme auguri e cin cin, diventi un maître à penser. Puoi dire di tutto, sproloquiare su tutto e comunque ogni giorno hai diverse citazioni (con rispettivo link), ti si cita come se fossi un personaggio con delle competenze e puoi avere un IQ di 35 o giù di lì e comunque sei invitato a parlare, sei inviato alle conferenze a riportare per le grandi testate, quando arrivi ai BlogCamp ti si ascolta e sembra che sia arrivato il boss di Google: insomma, diventi credibile e importante. Authority. Anche se, mettiamo, sei maleducato e scostante, ti dai un sacco di arie, guardi tutti dall’altro in basso e soprattutto, non hai molto da dire (ho fatto un esempio a caso, non scrivetemi per chiedere a chi alludo perché non conosco assolutamente nessuno che sia così).

Sì sì, anche per BlogBabel questo si chiama: culto della personalità. E’ un po’ assurdo ma è così: la blogosfera, anche quella che snobba BlogBabel (scusate, afferma di snobbare BlogBabel), rispecchia quello che noi italiani facciamo coi politici: ammiriamo e riproduciamo quelli che sono in alto, senza assolutamente criticarli così tanto da non rieleggerli. Che per un politico è la cosa peggiore. O da non linkarli, che per un blogger è la cosa peggiore.

Perdere il potere o la visibilità, anche quella molto relativa dei primi posti della BlogBabel, scotta. Anche perché di tante persone nessuno si accorgerebbe, in Italia, se non fosse che sono ai primi posti della denigrata classifica. E una fettina di popolarità i primi l’hanno conquistata, bisogna pur ammetterlo, uscendo dalle nebbie impietose dell’anonimato.