Riflessioni sul blogging

Di   31 Mag 2008
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Massimo Moruzzi

A quei tempi, scoprivo i blog. Il primo, quello sul Cluetrain Manifesto scritto dal solo Doc Searls. Forse non leggo un numero sufficiente di blog italiani per dirlo, ma con poche eccezioni mi pare si possa dire più o meno quanto il mio amico ha detto dei siti di social news: hanno fallito. Hanno fallito perchè dominati da ego, soldi e conformismo. Perchè, purtroppo, più ti adegui all’andazzo, e più il tuo blog può essere uno strumento di carriera. O, peggio ancora, di “inciuci”, tramezzini, strette di mano e promesse.
Hanno fallito perchè le notizie sono “troppo” controllate. Un sacco di blog non hanno altro che notizie. Tutti le stesse notizie. Pochi, invece, hanno uno straccio di opinione. Questi secondi, ovviamente, non vengono inclusi in Google News, mentre i primi sì. E l’illusione che i siti di “social news” potessero essere diversi si è rivelata appunto solo un’illusione. E’ così anche negli Stati Uniti? Non lo so. Si può fare qualcosa per cambiare rotta in Italia?

Massimo Mantellini

Sempre con questi blog? ma cheppalle!”. E’ una deriva tutta nostrana che magari si potrebbe spiegare nella scarsa incisivita’ del blogging italico (faccio delle ipotesi) aspramente criticato da un numero ampio di menti aperte e innovative che hanno da par loro compreso l’inghippo. Puo’ essere, non dico di no, anche se continuo a pensare che si tratti invece assai piu spesso di piccole meschinerie dai risvolti piu’ psicologici che di contesto.

In ogni caso dentro questa allergia dichiarata gli aspetti piu’ spettacolari sono quelli dei detrattori della blogosfera che passano le giornate dentro la blogosfera a commentare sui blog quanto i blog siano irrilevanti tronfi e fastidiosi. Costoro meriterebbero una qualche forma di valorizzazione: e’ come se fossimo di fronte ad una sorta di performance artistica non meglio precisata, una installazione raffinata e geniale. I commentatori saldamente installati dentro i blog che ci rendono edotti di quanto i blog siano inutili ed i blogger odiosi e supponenti sono come una manifestazione di cinefili raffinati ed urlanti alla proiezione dell’ultimo Vanzina.

Da un vecchio post di Alberto Mucingnat

Magari però sarebbe il caso di smetterla di dire “invito 100 blogger”. Invitate chi vi pare, ma non chiamateli blogger. Tra qualche anno -ho letto- il blog sarà una commodity come il telefonino e non si faranno più tante storie. Negli anni 80 chi aveva il telefonino era un alieno, oggi nessuno dice più “sono un cellularizzato”.

Riferirsi ai blogger come gli esperti di riferimento per internet solo perchè ne parlano, è come pensare che siamo tutti allenatori solo perchè parliamo sempre di calcio. Tra gli invitati, molti come me lavorano su web da anni, altri invece sono probabilmente semplici appassionati. C’è una certa differenza, credo.