Una città bloccata

Di   19 Gennaio 2009
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Una diagnosi del “sistema Torino” da Vittorio Bertola

La cosa negativa, però, è stata la puzza di vecchio di tutto l’evento, a cominciare dalla presenza sul palco di un mostro sacro come Luciano Gallino, che ha esordito spiegando che “l’industria ICT non è solo software, perché ci sono anche quelli che montano e vendono i PC”: e davanti a siffatta comprensione delle cose, che vogliamo obiettare? Infatti, ha proseguito dicendo più o meno che l’ICT è economicamente irrilevante perché è fatta solo di microaziende da dieci persone o meno, e così il convegno è surrealmente proseguito orientandosi sulla centralità per lo sviluppo torinese, indovinate un po’, dell’industria dell’auto, su cui dobbiamo puntare per il nostro futuro.

Gallino ha pure detto che il rinnovamento anagrafico della classe dirigente non è poi così necessario, perché non è necessariamente detto che un giovane sia anche capace, e anzi l’unica industria che era basata sui giovani era quella finanziaria, e sono stati proprio tutti questi ventottenni rampanti e assetati di denaro a portare il mondo al disastro, quindi è tempo di riportare il potere nelle mani dei sessantenni che l’hanno gestito così bene: infatti, ha concluso Gallino trionfante, a Torino si sono perse decine di migliaia di posti di lavoro nell’indotto auto ma grazie ai nostri sessantenni dirigenti la città è tuttora ricchissima e viviamo tutti senza problemi.

Ovviamente io non ci ho più visto; dopo qualche intervento – tra cui quello del sottosegretario Giachino, che ha rimarcato come lo sviluppo del Piemonte in crisi passi dalla logistica e in particolare dall’incrocio della TAV Lisbona-Kiev con la TAV Genova-Rotterdam; se ho capito bene, il piano del governo è che torme di giovani piemontesi si trasferiscano a Novara per scaricare scatolette di sgombro provenienti da Lisbona e caricarle in direzione Rotterdam – ho afferrato il microfono e ho messo in chiaro alcune cosette.

Per esempio, ho fatto notare che ci sono altre industrie messe in piedi da ventenni e trentenni, tipo, che so, Google, Youtube, boite del genere; e che a Torino ci vivrà riccamente lui, ma la realtà è quella di una città provinciale dove le opportunità di lavoro, qualificato e non, scarseggiano sempre più; e che forse se i trentenni non riescono ad emergere è perché c’è un intero sistema sociale che concentra potere e denaro nelle mani delle persone da 60 anni in su, evitando accuratamente di stimolare i giovani a innovare come dovrebbero, visto che non permette loro nemmeno di andare a vivere da soli.