Una Torino più ciclabile

Di   15 Aprile 2009
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Finalmente

Anche se l’accordo non è stato ancora ufficializzato (anche se da corso Turati confermano che il matrimonio in nome della bici si farà), tutti gioiscono. A cominciare dall’assessore alla Viabilità Maria Grazia Sestero – che dopo aver realizzato una bella serie di piste ciclabili specialmente in centro non vedeva l’ora di veder nascere anche un servizio di affitto del mezzo ecologico – per finire con le famiglie e i tanti amanti della bici che preferiscono pedalare senza l’incubo di dover riportare a casa la due ruote o, peggio, farsela rubare nonostante il lucchetto.

Ma come funzionerà il nuovo servizio di bike sharing targato Gtt? «Sostanzialmente rimarrà tutto come stabilito dai bandi di gara che sono andati deserti – spiegano a Palazzo civico – il sistema cioè ruoterà su 120 punti di distribuzione automatica, sistemati a circa 300 metri l’uno dall’altro nei luoghi più frequentati della città». In ognuna di queste postazioni si troveranno dalle 8 alle 12 colonnine di sgancio-aggancio per un totale di 1.200 bici dotate di un mini-computer collegato ad un «sistema remoto».

«Il servizio dovrà funzionare dal mattino fino a tarda sera ed essere utilizzabile con un abbonamento semigratuito», confermano dal Comune. Ma cosa significa semi-gratuito? Dagli uffici Gtt fanno sapere che la cifra di 10 euro l’anno potrebbe essere ideale per dotare l’abbonato di quella «card» che, passata davanti ad un lettore magnetico, gli permetterà di sganciare o depositare la bici. «Si pagherà in rapporto al tempo di utilizzo», aveva precisato tempo fa Mangone. E quanto costerà ai gestori questo servizio? Circa 2 milioni di euro che arrivano perlopiù da contributi statali e regionali. Fondi che, dopo il secondo «flop» del bando relativo al servizio di «bike sharing» in città (con due gare consecutive deserte) rischiavano di andare persi. Nessun interessato si è infatti fatto vivo per gestire per 12 anni la rete di 116 stazioni (fino a un massimo di 130), con dieci biciclette ciascuna. A quel punto il Comune ha deciso di non demordere. E ha studiato una formula per bypassare lo schema seguito, ad esempio, da altre città italiane come Parma.