Perchè in Italia l’ecommerce non decolla

Di   8 Giugno 2009
WP Greet Box icon
Benvenuto nel blog di Vittorio Pasteris ! Se vuoi essere aggiornato sulle ultime notizie di questo blog seguimi via Twitter o via Facebook o via Google+ o Iscriviti al feed RSS

La diagnosi di Vittorio Zambardino

Eppure non è che in Italia il commercio elettronico sia assente: è che gli stessi italiani si fidano meno di altri di comprare all’estero. A Netcomm dicono che ci sono 6 milioni di italiani che fanno acquisti on line, che il fatturato cresce, che le aziende italiane sono affidabili. A sua volta eBay, a fine 2008 (dati Nielsen) aveva otto milioni di visitatori sul suo sito italiano e quasi 900 milioni di pagine viste, insomma un centro commerciale affollatissimo – anche se 8 milioni non è il numero di coloro che sono iscritti come potenziali venditori o acquirenti. E però il male oscuro delle consegne difficili e il mistero delle dogane pesa. “Nei maggiori paesi europei – dice Liscia – il 7% di tutti coloro che fanno shopping on line comprano all’estero. Da noi siamo fermi al 4%”.

L’ex dipendente di eBay – che ha di recente smobilitato gran parte della sua rappresentanza italiana per un piano di tagli aziendali – parla sotto anonimato, ma ha le idee chiarissime: “Si è mai chiesto perché in Italia non è mai decollato il mercato delle vendite per corrispondenza? Per una storica difficoltà a consegnare in modo economico e puntuale un pacco. Lo stesso accade per le spedizioni dall’estero verso l’Italia, dove, alle inefficienze di chi consegna, si aggiunge la difficoltà derivante dalle dogane”.

“Il problema sta tutto lì. Ed anche con i corrieri non è che poi le cose vadano molto meglio. Ho una certa conoscenza di tutto questo settore. Lo sa dove si consegna peggio nel mondo? In Italia e in Africa”. Scusi, non starà esagerando? “No: eBay ha una sua metodologia interna, che viene usata per calcolare il tasso di transazioni negative, che non significa necessariamente mancata consegna, ma vuol dire indagare sui casi in cui acquirente o venditore, o entrambi, non sono rimasti soddisfatti. Da quei dati si vede che l’Italia è un punto dolente. Per non parlare dei picchi: quando ci fu lo sciopero degli autotrasporti di fine 2007 è stato un disastro, tra consegne perdute e ritardi catastrofici. Ci sarà una ragione perché Amazon non si è mai fidata di aprire in Italia. Anche se adesso vende nel nostro paese, ma spedisce dalla Francia e dalla Germania. Gli faccio i migliori auguri, ne hanno bisogno”.