Carlo De Benedetti: pagherete poco pagherete il meglio

Di   22 Maggio 2009
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Carlo De Benedetti interviene dal Sole 24 ore sull’annoso problema dei contenuti digitali a pagamento

Tutto a pagamento’ rischia di diventare una formula magica esattamente come ieri lo era il tutto gratis . Let’s take a pizza s’intitolava lo scorso anno il capitolo principale del rapporto Newspaper Next, voluto dall’American Press Institute. E quell’invocazione era la metafora di un’editoria che univa contenuti tutti gratuiti e offerta di servizi a pagamento che nulla c’entravano con l’informazione. La pubblicità aveva già cominciato a perdere colpi, ma si era ancora nell’era dell’idolatria dell’internet libero senza se e senza ma. Ed era solo un anno fa.

Perciò oggi mi viene da sorridere nel vedere certe svolte a U che neppure i tornanti dello Stelvio… Non basta dire: «Facciamoci pagare tutto». La questione è più complessa e va affrontata con serietà.

Per i giornali esiste certamente uno spazio per conquistare utenti web disposti a pagare i contenuti giornalistici. Già oggi il Gruppo Espresso vende, attraverso il sistema Extra, le versioni digitali dei quotidiani cartacei per poco meno di un milione di euro all’anno. Una frazione minima dei ricavi complessivi, certo, ma da non sottovalutare. Tanto più che il giornale così com’è potrà essere sfruttato digitalmente al meglio quando sarà distribuito anche per i reader elettronici come Kindle e Plastic Logic. E questo sarà possibile su larga scala già l’anno prossimo.

Sul web è tuttavia difficile immaginare che un utente possa pagare in modo significativo contenuti generalisti reperibili in altro modo gratuitamente.

Non a caso, ad oggi i tentativi in questo senso coronati da successo sono pochissimi a livello globale. Nell’epoca dello sviluppo pi impetuoso di internet (1999-2002) furono molti a provarci: dal Paìs al New York Times, dal Wall Stree Journal a una serie di giornali locali americani. Ditutti questi, per , solo il Wall Street Journal è riuscito a farne un business vero, grazie all’esclusività e alla segmentazione dei propri contenuti. L’informazione finanziaria, infatti, ha per sua natura un alto valore d’uso e spesso è pagata dalle aziende o è acquistata per motivi professionali (come in Italia avviene con Il Sole 24 Ore).