La Siae in subbuglio e le major che tentano di fare cassa

Di   1 Luglio 2009
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Via Dagospia

L’Assemblea dei rappresentanti degli Associati Siae del 23 giugno, che fra gli altri temi all’ordine del giorno, doveva approvare alcune norme regolamentari necessarie alla gestione e la designazione del Presidente, si è conclusa con un nulla di fatto.

I rappresentanti delle multinazionali musicali e alcuni editori (circa 1/3 dell’intera compagine) al momento di votare le modifiche statutarie, sono usciti dalla sala, facendo così mancare il numero legale, mentre la stragrande maggioranza degli autori e un buon numero di editori italiani erano pronti a procedere alla votazione.

Sembrerebbe che la ragione del contendere non sia tanto quella legata alla gestione della Società, infatti il Bilancio 2008 è stato approvato a maggioranza, senza voti contrari, bensì una ben più urgente e concreta questione di soldi, legata alla ripartizione supplementare di alcuni diritti pregressi.

Dalla vivace discussione avvenuta nella Sala dell’Assemblea di Viale della Letteratura 30, all’Eur, sembra di capire che le case madri delle multinazionali straniere abbiano ordinato alle proprie filiali di “fare cassa” nel più breve tempo possibile. E’ noto infatti che l’industria del disco versa sempre più in grave crisi: pirateria e soprattutto scaricamenti selvaggi via Internet, a livello planetario, rendono sempre più difficile la sopravvivenza di colossi che sembravano inscalfibili.

Se anche in occasione della prossima Assemblea dovesse ripetersi quanto già visto, l’Ente pubblico Siae potrebbe entrare in una situazione di crisi ingiustificabile.
Dopo quanto accaduto nella data dell’assemblea, Assumma è sommerso di appelli affinchè si renda disponibile a prorogare la sua presidenza. E’ la quasi totalità degli autori e degli editori italiani che glielo chiede, preoccupati che con una nuova reggenza l’ente possa cadere in quella ingovernabilità che già in passato aveva indotto il Governo a commissariare l’ente con Mauro Masi.

Assumma, che ha sempre dichiarato di non voler continuare, oltre il termine del mandato ricevuto, per riprendere in pieno la sua attività professionale di avvocato, non ha dato ancora alcuna risposta agli appelli