La razza non esiste: il vigore degli ibridi

Di   7 Settembre 2009
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Francesco Cavalli Sforza spiega perche l’ibrido è vincente

Nella nostra specie non esistono le razze perché siamo troppo giovani come specie, non ne abbiamo avuto il tempo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale, per esattezza circa l’11% delle differenze tra uomini. Cose superficiali come la forma del corpo, il colore della pelle… che rispondono a necessità “ambientali”. L’unità di misura della evoluzione invece è la generazione e nei batteri ci sono tante generazioni in un anno quante nella specie umana in mezzo milione di anni (per la precisione una generazione umana sono 25 anni per le donne e 27 per gli uomini n.d.r.). E quindi non è nemmeno vero che ci evolviamo più rapidamente di altri animali. I batteri sono più rapidi ed in un certo senso evoluti di noi, infatti alla lunga vincono sempre loro…


E quindi la razza cos’è?
Una costruzione ideologica, semplicemente. La parola razza è esistita per definire la selezione delle varie stirpe di animali che gli allevatori ottenevano già dal primo medioevo per determinati animali… cani da riporto, da fiuto oppure cavalli da tiro o da corsa… E la selezione artificiale ha creato in pochi secoli tante razze di animali domestici. Basta pensare al gatto domestico e alle sue centinaia di varietà, tutte figlie dello stesso gatto selvatico che ormai non esiste quasi più…

Qualcuno ha provato però a selezionare la “razza umana”?
E ben prima di Hitler. Dai tempi dei faraoni egizi si è provato a limitare la procreazione in ambiti che si credevano “eletti”. Prevalentemente nella stessa famiglia… Ma qualsiasi tentativo di questo tipo è destinato a fallire per una ragione genetica che sancisce anche la fine biologica di qualsiasi razzismo realizzato, e cioè che gli incroci tra geneticamente simili sono molto delicati. Così le cosidette “linee pure” degli allevatori sono spesso sterili e prede di malattie genetiche. Che si tratti di cani o umani la storia è la stessa.

E il contrario? Ovvero incrociarsi, mischiarsi…
L’incrocio funziona meglio. E il meticciato fa bene al corpo e alla mente, in senso evolutivo si intende. E anche qui la motivazione è scientifica. E’ il cosiddetto “vigore degli ibridi”. L’evoluzione infatti comporta una differenziazione continua che forma tanti “tipi” diversi e migliora in corsa l’adattamento dell’individuo al proprio ambiente. E l’adattamento marcia ad ogni più piccolo mutamento… Ora il numero di combinazioni genetiche possibile tra un maschio e una femmina umani è di un 3 seguito da tre miliardi di zeri ovvero una straordinaria possibilità di variazione ad ogni generazione. Ed è questa varietà prodotta in serie da processi perfettamente casuali la migliore garanzia di sopravvienza delle generazioni future. Si chiama ricombinazione ed è come rimescolare il mazzo di carte per ogni giocatore senza introdurre mutazioni.

Quindi la nostra “resistenza” è dovuta anche dalla ricombinazione genetica?
Oggi l’interpretazione più accreditata dice che la riproduzione di carattere sessuale si è affermata in una varietà così ampia tra tutti gli animali superiori proprio perché rende possibile una straordinaria ricombinazione dei caratteri genetici dei genitori (il sesso spiegato dalla scienza, n.d.r.). E casuale. Mutazione e ricombinazione, insieme alla cosiddetta deriva genetica (ad ogni generazione cambia la frequenza dei tipi genetici, ad esempio dei gruppi sangugni AB0) sono importantissimi fattori di evoluzione. Poi c’è la selezione naturale che agisce come un setaccio che lascia passare quelli “adatti” per ripordursi. Ma in sostanza la grande varietà di tipi genetici frutto dell’evoluzione, presente ad ogni generazione è la migliore garanzia di sopravvivenza.