L’esplosione del press divide

Di   9 Dicembre 2009
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Federica Bianchi via l’Espresso

Gli under 30 cominciano a leggere sempre meno i giornali e ancora meno i periodici. Non posso biasimarli. Confessione: se non sto in redazione i giornali cartacei li compro per lavoro. Altrimenti Internet mi basterebbe alla grande.Questo vuol dire che tra qualche anno l’espresso (e panorama del resto) potrebbero non esistere più nella forma attuale e noi tutti giornalisti costretti a reinvetarci. una bella fatica per chi ha già una certa età (d’altra parte, storicamente, ci sono sempre state generazioni sfigate che hanno subito i cambiamenti drastici e altre che ne hanno beneficiato) e in un mercato chiuso come quello italiano. ma forse un gran bene per il grande pubblico.

l Censis suona il «campanello d’allarme» per il ruolo «sempre più marginale che vanno assumendo i media a stampa, un fenomeno che si può definire come press divide. Rilevare che le persone estranee all’uso dei mezzi a stampa sono aumentate dal 33,9% del 2006 al 39,3% nel 2009 è già di per sè l’indice di un problema rilevante, ma è decisamente preoccupante accorgersi che questo fenomeno è stato determinato dagli utenti di Internet, che hanno più che raddoppiato la loro disaffezione per la carta stampata (erano al 5,7% nel 2006 e sono al 12,9% nel 2009)». Aver scoperto che in Italia c’è un 28,7% di giovani sotto i trent’anni che non leggono giornali, riviste e libri, mentre usano abitualmente Internet, così come la televisione, il cellulare e la radio, costituisce forse la novità più importante del 2009 circa i rapporti tra gli italiani e i media.In definitiva, gli italiani che si possono effettivamente collocare tra quanti godono pienamente del pluralismo dei media corrispondono complessivamente al 35,8%: persone che leggono libri e giornali, guardano la Tv, ascoltano la radio, si connettono a Internet e, ovviamente, usano il telefonino.