La trappola Omega per i lavoratori Agile ex Eutelia e altre storie

Di   18 Marzo 2010
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Una storia inquietante, che va verificata dalla magistratura e dai media, che lega Eutelia, Agile e Mediaset Via ClashCityWorker



Update: Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano

Dalla piazza ci tengono a chiarire che quella di Eutelia non è la storia di una crisi, ma di uno scandalo, di una truffa. Di Pietro: “Questa è un’appropriazione truffaldina dei vostri Tfr e delle vostre vite”. 54 milioni di euro è la cifra cui ammontano i trattamenti di fine rapporto che Eutelia avrebbe dovuto pagare ai suoi lavoratori, se li avesse licenziati. Vendendo il ramo d’azienda Agile a Omega in cambio di un prezzo – come dice Landi – “simbolico”, Eutelia ha evitato di pagare. La regia, secondo la piazza, è della banca Monte de’ Paschi di Siena: “Questo istituto – spiega Gianni Seccia della Fiom – è il principale creditore di Eutelia, che è esposta nei confronti di Monte de’ Paschi, guarda che coincidenza, proprio per 54 milioni di euro”.

La Monte de’ Paschi, in un comunicato, contesta l’entità del credito (dicendo che ammonta a 27 milioni) e ribadisce l’assoluta estraneità alle scelte aziendali di Eutelia, specificando di essere solamente un suo finanziatore. Così lo striscione in testa al corteo, stretto nelle mani di sole donne: “Eutelia, Monte dei Paschi, Mediaset, loschi affari sulla pelle dei lavoratori”. Il sindacalista Fabrizio Potetti spiega la protesta contro Mediaset: “Eutelia entra nella battaglia sulle televisioni tra Berlusconi e Murdoch. Mediaset, per competere con Sky, vuole accelerare lo sviluppo dell’Internet tv. Quindi le serve l’infrastruttura. Eutelia possiede circa 13 mila chilometri di fibra ottica che Mediaset potrebbe utilizzare per far viaggiare i propri contenuti. Ora, con duemila dipendenti in meno, Eutelia è molto più appetibile perché ha bilanci più leggeri”.

Di Pietro spiega così la pigrizia del governo nell’affrontare lo scandalo Eutelia: “Berlusconi ha un forte interesse nell’informatica. Ecco perché Palazzo Chigi non si muove. É l’ennesima conseguenza del conflitto d’interessi del presidente del Consiglio”. Circa 10mila lavoratori sfilano a Roma per denunciare lo scandalo dei licenziamenti mascherati. Restano il prestigio, il lavoro, i clienti, il personale, ma non c’è più l’azienda.

Update 2: Sara Farolfi su Il Manifesto via Essere Comunisti

Che ci sia un’interesse di Mediaset per i 14 mila chilometri di fibra ottica di Eutelia non è un mistero. A scoprire qualcosa di più sono stati gli attivisti di Clash City Workers. La loro inchiesta (disponibile su YouTube) parte proprio dall’interesse strategico di Mediaset per la fibra ottica, e ci riporta negli scantinati londinesi della Restform Limited e Anglo Corporate Management. I due fondi, che operano in Italia dal 2002, hanno comprato e venduto in questi anni diverse società (quasi sempre fittizie con poche migliaia di euro di capitale sociale). Quando esplode il caso Eutelia sui media nazionale, a novembre scorso, i due fondi decidono di disfarsi delle partecipazioni detenute in una società, la Pf real Estate, l’unica delle partecipate che dichiara a bilancio una cifra credibile (due milioni di euro circa). A comprarla sono niente meno che tre ex manager di Fininvest e Mediaset: Giuseppe Renzo Ciocchetti, Andrea Locatelli e Marco Bogarelli. I tre «sono nel cda di Milan Channel, gestiscono il brand Milan e curano la vendita dei diritti Tv del campionato di calcio di serie A e B». Marco Bogarelli risulta anche essere socio in affari di Tarak Ben Ammar, il finanziere franco tunisino, ex consigliere di amministrazione di Mediaset, che siede attualmente nel cda di Telecom e Mediobanca. Liberata da Pf Real Estate, Omega è diventata effettivamente una scatola vuota, pronta per il fallimento (e pronta a farne pagare le conseguenze a circa 10 mila lavoratori).

Ma le cose forse non sono andate come previsto, e i suoi piani, con la nomina del nuovo amministratore delegato, sembrano cambiati. Non è questo il momento di fallire, e sono in molti a dare per certa la concessione del concordato preventivo da parte del tribunale fallimentare di Roma (presso cui i sindacati hanno chiesto lo stato d’insolvenza). Attraverso il concordato la società ritornerebbe in pista, a debiti praticamente azzerati e al riparo per un po’ di tempo da ogni ulteriore richiesta di insolvenza. Sulla decisione del presidente del tribunale fallimentare di Roma, che ha dato tempo a Omega fino al 31 marzo per presentare tutta la documentazione, avrebbero pesato «le fortissime pressioni del governo», denunciano i lavoratori. Rinviare il fallimento di Omega andrebbe a vantaggio di chi oggi ha interesse per la rete in fibra di Eutelia. La società aretina è un’azienda praticamente decotta e sommersa dai debiti: se Omega fallisse ora (a neppure un anno dall’acquisizione di ramo d’azienda), sarebbe molto facile per un giudice ottenere se non il rientro del ramo d’azienda (Agile) all’interno di Eutelia, una consistente monetizzazione che potrebbe affossare definitivamente la societa della famiglia Landi. Gioca a favore di questa ipotesi il fatto che, nei giorni scorsi, sia stata la stessa Omega a pagare gli stipendi a una trentina di lavoratori Agile di Cosenza. «Se la società non fosse sicura di rientrare presto in pista non avrebbe sborsato circa 70 mila euro», sostengono i sindacati. Chi per ora ha pagato questa crisi sono i lavoratori, da mesi senza stipendio. Da mesi chiedono il mantenimento degli impegni presi dal sottosegretario Letta. Impegni mai rispettati, e forse la ragione inizia a trovare qualche spiegazione.