No al casco obbligatorio in bicicletta

Di   29 Aprile 2010
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Dal sito FIAB

A sorpresa, con il solito pressapochismo ed improvvisazione (alla FIAB i parlamentari avevano preannunciato tutt’altri provvedimenti, comunque i rappresentanti dei ciclisti urbani sono stati totalmente inascoltati), la Commissione al Senato – Lavori Pubblici, che sta discutendo il Decreto Sicurezza Stradale, introduce il casco obbligatorio per i ciclisti (vedi sito Senato). La notizia è rimbalzata quindi su alcuni quotidiani: Sole 24 ore, Corriere della Sera.

La questione dell’ obbligatorietà é stata dibattuta moltissimo a livello mondiale, europeo e italiano. Tra utenti e produttori (forse esclusi quelli che fanno caschi) si é sempre più rafforzato il principio: CASCO SI, MA MAI OBBLIGATORIO.  Anche la nostra Federazione Europea dei Ciclisti (ECF) ha più volte espresso preoccupazioni ai Commissari denunciando come un obbligo del genere rischia di allontanare molti ciclisti di tutti i giorni da una pratica preziosa per l’ambiente e il traffico (ricordiamo soprattutto i report australiani che dall’ introduzione dell’ obbligo, a fronte di una scarsa influenza sugli incidenti, avevano riscontrato un generale abbandono all’uso della bici).


Questa norma potrebbe vanificare tutti gli sforzi che alcune Amministrazioni locali stanno facendo per incrementare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto urbano abituale. Si pensi ad esempio al Bike Sharing, che tanto successo ha riscontrato in alcune nostre città; viene usato da ciclisti occasionali (in maniera spesso casuale) e così fallirebbe completamente, visto che ovviamente nessuno di questi va in giro con il casco sotto braccio  (… a meno che non diventi anche “casco sharing”). D’altra parte, contrariamente a quanto spesso propagandato da certa stampa “disinformata”, in nessun Paese europeo tra quelli dove la bicicletta, come mezzo di trasporto quotidiano, è più popolare e più promossa dai Governi esiste un simile obbligo generalizzato.