Il calo dell’8 per mille alla Chiesa di Roma

Di   15 Giugno 2010
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Via Nuova Società

Tutti i giornali riportano la ricognizione prevista dalla legge sull’8xmille che prevede la chiusura contabile e la conseguente ripartizione delle quote ogni tre anni. Nell’anno 2010 si chiude la partita del 2007, relativa all’anno fiscale del 2006. Questo tempo è necessario perché lo Stato non ha la certezza contabile delle sue entrate immediatamente, ma gli occorrono tre anni, segno inequivocabile di un carrozzone che non è certo nemmeno se è vivo o morto. Così vano le cose. Al comando però c’è «il governo del fare»! Cosa succederebbe se ci fosse un governo appena normale?
La ricognizione contabile ha sancito che in modo uniforme e costante sono diminuite le firme a favore della Chiesa cattolica e anche le offerte liberali direttamente deducibili sono calate di circa 100 mila unità. Un salasso che preoccupa la gerarchia cattolica, unica responsabile e colpevole. Se la presidenza della Cei fosse onesta, dovrebbe far pagare i 35 milioni in meno a Ruini, a Bagnasco, a Bertone e loro collaboratori perché responsabili «in solido» per le loro continue ingerenze destabilizzanti nella vita democratica della Nazione italiana.

Essi infatti non si limitano a dire e a proporre la loro idea di società, di morale, di progettualità umana, ma operano, anche sottobanco, per imporre la loro visione ai parlamenti e ai governi con misure di scambio e contrattazione illecita. Bisogna però dire che la loro visione del mondo e il loro modo di essere credenti non sono gli unici possibili, perché altri modi e forme di cristianesimo cattolico hanno uguale diritto di cittadinanza senza per questo essere modelli teologici inferiori.
Il 31maggio 2010 scrivevo al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e vescovo di Genova: «Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo». (Lettera di Paolo Farinella al Card. Angelo Bagnasco in data 31 maggio 2009).
Non ci voleva l’arte dello sciamano per capire che l’irruenza micidiale con cui il card. Ruini nel 2004 impedì che si svolgesse il referendum sulla procreazione assistita, intimando ai cattolici di non recarsi alle urne, fu un boomerang micidiale per la Gerarchia cattolica. Una vittoria di Pirro che fece cadere Romano Prodi, presidente del Consiglio, il quale ebbe l’ardire di affermare in pubblico di «essere un cristiano adulto» e quindi che sarebbe andato a votare, come d’altronde fece il sottoscritto, prete fin nel midollo dal cuore laico. La corte di Strasburgo, infatti, ha modificato la legge, rendendola vana. Una battaglia inutile.


La mia profezia dell’anno scorso si è dunque avverata e ancora si avvererà perché come confermai nel colloquio del 13 agosto 2009 al card. Angelo Bagnasco, nei prossimi anni vi sarà un crollo verticale dell’8xmille. Il popolo di Dio giudica dai frutti e usa i mezzi di cui dispone. Non può eleggere rappresentanti parlamentari perché è stato esautorato del voto democratico, non può parlare nemmeno nella Chiesa perché deve solo ascoltare e ubbidire; giudica e condanna attraverso la firma sulla dichiarazione dei redditi, consapevole che per la gerarchia ecclesiastica «più che ‘l dolor, poté ‘l digiuno» (Dante, Inferno, XXXIII, 75). Ora forse vi sarà una maggiore prudenza nell’esporsi a sostegno di una maggioranza che paga pronta cassa, ma annienta la credibilità pastorale e morale di una gerarchia che, a questo punto, dovrebbe dimettersi in blocco e ritirarsi a vita di penitenza e cominciare a leggere il vangelo dimenticato.