Grazie a Dio c’è Putin

Di   11 Settembre 2010
WP Greet Box icon
Benvenuto nel blog di Vittorio Pasteris ! Se vuoi essere aggiornato sulle ultime notizie di questo blog seguimi via Twitter o via Facebook o via Google+ o Iscriviti al feed RSS

Via repubblica

Tre ore dopo, alla festa di chiusura in piazza Sovetskaja, tra ballerini in costume e matrjoske viventi, l’intervento di Silvio Berlusconi restava l’argomento di conversazione di un Forum noioso e un po’ scontato. Politici, politologi, giornalisti di mezzo mondo, si raccontavano l’uno con l’altro i momenti di imbarazzo vissuti poco prima quando seduti in platea con tanto di auricolare per la traduzione, avevano cominciato a scambiarsi sguardi sbalorditi e sorrisi di complicità. Nikolaj Zurbin, accademico russo di nascita e americano di passaporto, si è addirittura esibito in una risata squillante e incontenibile inquadrata a lungo dalle telecamere a circuito chiuso riservate alla stampa.

“Non riuscivo proprio a trattenermi – spiega ridendo ancora – il suo è stato un vero colpo da maestro. Stavamo ancora sbadigliando per il discorso così serioso del presidente coreano quando Berlusconi ci ha svegliato di colpo con quelle cose che non c’entravano niente, con quelle sparate su Putin dono di Dio, con quei riferimenti incomprensibili all’Italia. Politicamente, un livello basso, non adeguato a un premier di un paese importante. Però ci siamo divertiti. Secondo me voleva proprio questo e ci è riuscito perfettamente. Tempi e pause da vero showman”.

In aggiunta il Burlesconi di Luca De Biase

Un contributo alla ricerca storica italiana è arrivato oggi dal Presidente del Consiglio in Russia (se ne trova traccia sulla Repubblica). Criticando il ruolo della magistratura che nel 1993 indagava sulla corruzione dei partiti italiani – con risultati devastanti – ha rivelato che dietro quei fatti c’era un complotto del Pci sostenuto dall’Urss. La rivelazione è sorprendente perché l’Urss era finita nel 1991. Prima del primissimo inizio di Mani Pulite. Ma evidentemente la storia si puó riscrivere, secondo il proprietario della “macchina del consenso”.