L’uso distorto dei Social Media: nuovi modi dello spamming autorizzato

Di   23 Settembre 2010
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Via Gennaro Carotenuto

L’attrice Sabina Guzzanti è seguita in Twitter da 24.759 persone, ma non è interessata a seguirne alcuna. Il suo non è un caso isolato e mette a nudo il fatto che oggi a Sabina Guzzanti e migliaia di personaggi più o meno pubblici (o ai loro uffici stampa) non importi usare le utilità del Web 2.0 per interagire con chicchessia, ma interessi soltanto utilizzare un medium orizzontale per trasformarlo in uno strumento verticale.

Se in un social network come Facebook voler diventare “amico” di un personaggio noto che non si conosce di persona è la cifra di una sinonimia al ribasso tra “amico” e “fan”, in strumenti di informazione come Twitter tale giustificazione non vale perché l’essenza stessa dello strumento, almeno da persona a persona, è altra.

Anche se il Corriere della Sera o CNN usano Twitter ne distorcono il senso perché tendono a inondare il medium con un overflow di informazione scarsamente gestibile. Lo stesso accade per strumenti come i feed RSS nati per seguire molti media partecipativi con pochi post al giorno ma che diviene ingestibile quando è occupato manu militari da grandi media che pubblicano centinaia di articoli al giorno. Ma questa è una debolezza laterale del medium. Il merito del problema qui è che Sabina Guzzanti, o chi per lei, è una persona che con Twitter parla ad altre persone ma rifiuta ( e quello zero alla casella “following” lo dichiara) di ascoltare.

Evidentemente un comunicatore popolare tende ad essere seguito da più persone di quelle che a sua volta segue. Se ti seguono in mille, tu puoi seguire 10-50-100. Ma se scegli di non seguire nessuno vuol dire che il medium non ti interessa per quel che è ma nella misura nella quale lo puoi trasformare in altro: un mezzo di promozione della tua immagine, eludendo qualsiasi tipo di interattività.