Omissis per modo di dire

Di   6 Aprile 2011
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Via Webmasterpoint

Un imprenditore del settore finanziario si era accorto che non appena veniva digitato il suo cognome (e anche nome e cognome) sul motore di ricerca di Google, il servizio “suggest search” includeva nei suggerimenti anche i termini “truffa” o “truffatore”. Per questo motivo, l’imprenditore aveva chiesto al Tribunale di ordinare a Google la rimozione dal proprio software “suggest” dell’associazione tra il proprio nome e le parole incriminate

Sulla vicenda è intervenuto sul web anche l’avvocato Carlo Piana, legale dell’imprenditore che ha chiamato in causa Google. Secondo Piana, l’ordinanza non rappresenta una richiesta di censura, «in quanto le allegazioni del denunciante sono state pienamente discusse prima di procedere in tribunale, e le richieste erano e rimangono solo per due interventi eccezionali».

Una notazione. Sia la Peron che Piana hanno reso disponibile l’ordinanza del Tribunale di Milano in formato PDF, premurandosi di oscurare il nome e il cognome dell’imprenditore. Premura inutile, dal momento che basta copiare il testo su un file Word per ottenere le generalità dell’uomo. Macchianera docet.