Cari giornalisti: ma ‘ndo cazzo stavate ? Pensavate di farla franca ma qui è Waterloo

Di   9 Marzo 2013
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Il sunto di questo eccellente intervento tutto da leggere e da capire di Arianna su Repubblica è a mio parere :”ma’ndo cazzo stavate ?  Pensavate di farla franca ma qui è Waterloo”

Sul blog di Grillo – che distingue tra giornalismo politico e locale – si reitera il frame “giornalisti=casta, politici=casta”. E il frame si infila dentro una crepa, una nostra debolezza: non nasce dal nulla. Gioca su un aspetto reale della contiguità del giornalismo al potere, in ogni caso percepito come tale. Pensiamo alla lottizzazione della Rai: possiamo davvero dire che è solo responsabilità della politica?

E quindi? E quindi, arrendiamoci. Se ancora oggi tentiamo di forzare la realtà ai nostri desideri, se quello che non ci piace o non lo raccontiamo o lo raccontiamo male (creando mondi/bolle di sopravvalutazione), allora siamo inutili.

Davvero si può fare appello ai ragazzi 5stelle: apritevi ai giornalisti? No, credo di no. Se non si fidano, dovremmo porci e poi rispondere a una semplice domanda: “Perché?” E invece la reazione è: scandalo, non rispondono ai giornalisti, cacciano i giornalisti! E via titoloni di apertura su tutti i siti online (esattamente come previsto da frame, purtroppo).

A parte che non ci sarebbe nemmeno la notizia, visto che è dal V-Day2 del 2008 che ci mandano a fare in culo (purtroppo). Ma poi non lo hanno fatto o non lo fanno anche altri? L’ultimo episodio è firmato Rosy Bindi con il giornalista Antonino Monteleone.

La mia posizione di fronte a questo è: partiamo da noi, non da loro. Anzi dovremmo sforzarci di uscire da questa contrapposizione noi/loro. Cerchiamo di capire come sia possibile che siamo arrivati così impreparati davanti a questo ‘meteorite’. Attrezziamoci, studiamo, facciamo un bagno di umiltà.

Tra l’altro non so se è chiaro: la presa in giro, la derisione dei parlamentari che si presentano in una loro riunione da parte di molti giornalisti alimenta la distanza e la diffidenza. Non sono opinioni personali, ricadono inevitabilmente sulla credibilità e sull’autorevolezza della testata e dei cronisti, che tutti insieme su Twitter sono anche il giornale per cui scrivono. In questi giorni secondo me non abbiamo dato proprio un bell’esempio. Capisco la tentazione della battuta; la capisco benissimo. Ma a volte un tweet in meno è cosa saggia. Non ho mai visto i giornalisti così compatti (trasversalmente) come contro Grillo/attivisti5stelle. Anche qui torna la semplice domanda: “Perché?”. A questo aggiungiamo la nostra inadeguatezza, se scriviamo che “non serve cacciare i parlamentari dal blog”; se solo oggi scriviamo dei Meetup (attivi dal 2005) il problema è nostro, e lo è anche quando oggi è una notizia che Grillo non è social.