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Vittorio Pasteris

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Serve un difensore civico dell’ informazione ?

* 30 gennaio, 2012 * Italia, Media * 0 commenti

Via LSDI

Un difensore dell’informazione a garanzia dei cittadini, sul modello del difensore civico. E’ una delle proposte emerse nel corso dell’ incontro su ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?’’ che si è tenuto venerdì mattina al Circolo della stampa di Milano in occasione della presentazione della Ricerca realizzata dal gruppo di lavoro su ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ del Consiglio nazionale dell’ ordine dei giornalisti insieme all’ équipe di ricercatori dell’ Università di Urbino guidata da Giovanni Boccia Artieri.

La proposta, avanzata da Michele Urbano nella sua relazione su ’’Deontologia e cambiamento’’, è stata accolta pienamente da Giancarlo Ghirra, segretario dell’ Ordine nazionale dei giornalisti, che nel suo intervento, a conclusione del dibattito, ha ipotizzato che il ‘’difensore dell’ informazione’’ possa svolgere anche un ruolo da ‘’pubblico ministero’’, segnalando ai futuri Consigli di disciplina (previsti dalla Legge 148 per tutti gli ordini professionali) casi di violazione delle norme deontologiche da parte delle testate giornalistiche e, nel caso del rapporto informazione/pubblicità, commistioni e relazioni pericolose, a garanzia del diritto dei cittadini a una informazione corretta e alla massima lealtà da parte del giornalismo professionale.

‘’ Un difensore dell’informazione può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico’’ ha spiegato Urbano.

L’altra faccia delle crociere, quella degli sfruttati. La vita sotto il ponte, il video

* 20 gennaio, 2012 * Diritti, Italia, Mondo, Pensieri * 0 commenti

In serata Servizio Pubblico ha messo in onda degli sprazzi di un docufilm realizzato dalla filmaker brasiliana Melissa Monteiro dal titolo Life Below Deck (in francese: La face cachée des croisières de luxe. In tedesco: Kreuzfahrt Undercover)

Il docufilm racconta l’altra faccia della rutilante vita nelle crociere: quella degli sfruttati dell’equipaggio fatto da lavoratori che arrivano dai paesi poveri del mondo. Dalla scheda del documentario giornalistico

You might imagine that life aboard a luxury liner is paradise. While this may be the case for paying guests, the reality for the workers below deck is far less idyllic. Filmmaker Melissa Monteiro worked undercover as a cruise ship waitress and experienced first-hand the hellish conditions endured by the onboard team – including cell-like shared rooms, exploitative pay and punishing shifts. After five months of sailing all over the world, she was forced to terminate her contract in Rio de Janiero due to health reasons. Treated like second-class citizens, constantly monitored for misbehaviour and generally maltreated, the journalist and her hidden camera expose not only the strictly regimented lives of cruise workers but also the tricks and techniques they use to stay sane while stranded at sea.

“Casualmente” nessuna catena televisiva italiana ha trasmesso il documentario ad oggi. Canal+ lo aveva trasmesso in Francia il recente 31 gennaio

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Un problema serio di information overload: Too big to know

* 4 gennaio, 2012 * Internet, Media, Pensieri * 0 commenti

Via Salon

The last two decades have completely transformed the way we know. Thanks to the rise of the Internet,  information is far more accessible than ever before. It’s more connected to other pieces of information and more open to debate. Organizations — and even governmental projects like Data.gov — are putting more previously inaccessible data on the Web than people in the pre-Internet age could possibly have imagined. But this change raises another, more ominous question: Is this deluge overwhelming our brains?

In his new book, “Too Big to Know,” David Weinberger, a senior researcher at Harvard’s Berkman Center for Internet and Society, attempts to answer that question by looking at the ways our newly interconnected society is transforming the media, science and our everyday lives. In an accessible yet profound work, he explains that in our new universe, facts have been replaced by “networked facts” that exist largely in the context of a digital network. As a result, Weinberger believes we have entered a new golden age, one in which technology has finally caught up with humans’ endless curiosity, and one that has the potential to revolutionize a wide swath of occupations and research fields.

Salon spoke to Weinberger over the phone about the rise of the information cloud, the demise of expert knowledge, and why this is the greatest time in human history.

In the book you mention the “smartest guy in the room” metaphor. According to your book, that’s an outdated metaphor. Now it’s the room itself that’s smart.

In the West we’ve pegged knowledge to what fits in books or gets written down. That’s been our medium for preserving and communicating knowledge. Because books are written by individuals, it has often made knowledge seem like the product of individuals, even though everybody has always understood that individuals are working within the social network. With the new medium of knowledge — the Internet — knowledge not only takes on properties of that medium but also lives at the level of the network. So rather than simply trying to cultivate smart people, we also need to be looking above the level of the individual to the network in which he or she is embedded to see where knowledge lives.

Do you think all of these changes are good or bad?

It’s both good and bad. It’s both impossible and unhelpful to ask if it’s making us smarter or stupider. But I am actually very hopeful. Ask anybody who is in any of the traditional knowledge fields, and she or he will very likely tell you that the Internet has made them smarter. They couldn’t do their work without it; they’re doing it better than ever before, they know more; they can find more; they can run down dead ends faster than ever before. In the sciences and humanities, it’s hard to find somebody who claims the Internet is making him or her stupid, even among those who claim the Internet is making us stupid. And I believe this is the greatest time in human history

Un altro pensiero sull’epurazione dei pubblicisti

* 2 gennaio, 2012 * Media, Pensieri * 0 commenti

Via linkiesta

Ho trovato davvero divertente la trovata del governo italiano di abolire l’ordine dei giornalisti pubblicisti. Per i profani: i giornalisti, in Italia, possono appartenere alla serie A e alla serie B. La serie A sono i professionisti: occorrono 18 mesi di praticantato, 400 euro di tasse e un esame di stato scritto e orale. Poi c’è il calderone dei pubblicisti, per accedere al quale in Lombardia è necessario pubblicare 65 articoli firmati e pagati, sborsando poi 300 euro all’iscrizione e quasi 170 euro l’anno, ma i costi variano di regione in regione. Abolendo i pubblicisti dal settembre 2012, chi scrive a pagamento senza essere professionista potrebbe essere denunciato per “esercizio abusivo della professione”. Potrebbe essere una bufala, e spero davvero che lo sia.

A quanto pare, questa decisione è stata presa dal prof. Monti dopo un giro di consultazioni con gli ordini professionali su ipotesi di riforma degli stessi. E’ un metodo che trovo strepitoso: sarebbe come andare dai proprietari di ristoranti a chieder loro “come possiamo aiutarvi a chiudere bottega?”. Adesso non sorprendono più i titoli entusiastici per le manovre di Monti su Repubblica e sul Corriere. Sono, in fondo, gli stessi giornali che come “manovre per lo sviluppo” montiane hanno citato la conferma dell’esistenza in vita dell’ICE o le tasse sullo junk food, oltre all’aumento delle tariffe autostradali, nell’ottica del “ciò che fa bene a Benetton, fa bene all’Italia”.

Non mi sorprende, allora, che l’Ordine dei Giornalisti non abbia mosso un dito per criticare una scelta de medioevo nipponico. Il sistema degli ordini è una misura restrittiva del talento. Gioisce chi professionista è già: c’è meno concorrenza. Ha dichiarato un consigliere dell’ordine, Antonella Cardone, che “Per noi è una restrizione, ma anche l’occasione per rendere più qualificata la categoria”.

Vite da pubblicisti e dignità del mestiere del giornalismo

* 28 dicembre, 2011 * Diritti, Italia, Media, Pensieri * 3 commenti

Carlo Gubitosa scrive un intelligente post in risposta a un intelligente approccio di Franco Abruzzo per fare il punto sulla situazione dei giornalisti pubblicisti in Italia. Titolo dell’immagine allegata: carne da macello.

Giorni fa ho scritto una lettera aperta a Franco Abruzzo, esponente di rilievo del giornalismo lombardo e italiano, che di fronte all’imminente chiusura dell’albo dei pubblicisti propone di ammettere all’esame di stato da professionisti solo chi guadagna abbastanza per dimostrare che vive di giornalismo. Io gli ho fatto presente che c’e’ gente sottopagata, pagata in nero o non pagata affatto, e che per molti precari sarebbe difficile dimostrare un reddito significativo associato alla propria attivita’ giornalistica. Negargli l’accesso all’esame di stato sarebbe un’ulteriore immeritata penalizzazione. Di seguito la risposta in sei punti di Abruzzo, cosi’ come l’ha pubblicata sul suo sito, intercalata dalle mie osservazioni:

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Da Wikileaks a User Generated Leaks

* 28 novembre, 2011 * Diritti, Internet, Media * 1 commenti

Ecco l’arma letale per sbugiardare definitivamente molti old media ed ecco perchè potenti e giornalisti in ricerca di verginità apparente stanno cercando di incensare il giornalismo tradizionale e mettere in second’ordine Wikileaks.

Via Webnews

Il team Wikileaks ha rinviato a data da definirsi il lancio di uno strumento che, nelle intenzioni del gruppo, avrebbe dovuto rappresentare il nuovo grande inizio delle attività del sito. L’annuncio era atteso per oggi, ma oggi non vi sarà invece alcuna presentazione: tutto rinviato, con tempistiche che si fanno però a questo punto indefinite.

 L’idea era quella di offrire a chiunque la possibilità di partecipare al progetto inviando il materiale a cui si riuscita ad entrare in possesso. Il prossimo “Cablegate” avrebbe pertanto potuto essere “user generated”, con un obiettivo fermo a monte: ogni trasmissione avrebbe dovuto essere anonima, garantendo così appieno la privacy e la sicurezza di chi intendeva affidare a Wikileaks le proprie scoperte. Le sabbie in cui si è incagliato Wikileaks sembrano però essere troppo insidiose per il momento ed anche il nuovo tentativo di rinascita va in fallimento.

Il rinvio sarebbe dovuto all’impossibilità di garantire dal punto di vista tecnico la piena sicurezza degli utenti. Il team avrebbe pertanto rinviato il tutto proprio all’ultimo momento, annullando ogni annuncio per prendere tempo ulteriore.

L’informazione locale online trova finanziamenti

* 5 aprile, 2011 * Internet, Media * 0 commenti

Via Prima comunicazione

CityNews, il network di giornali locali on line fondato nel 2010 da Luca Lani e Fernando Diana, ha raccolto finanziamenti per 3,3 milioni di euro: 3 milioni sottoscritti da Quantica Sgr e 300mila dai soci fondatori della società, tra cui figura il gruppo Banzai. Decolla quindi il progetto di allargare a 40 città il network delle testate locali, dalle dieci attuali (RomaToday, MilanoToday, eccetera).
Con l’entrata dei nuovi soci è stato rinnovato il cda, composto da Paolo Ainio (presidente), Matteo Renzulli e Rita Polarolo per gli investitori, Luca Lani (amministratore delegato) e Fernando Diana, che assume le deleghe relative alle acquisizioni e allo sviluppo commerciale.

ImmaginiInAzione alla Sapienza

* 7 febbraio, 2011 * Eventi, Media * 0 commenti

Al Digilab dell’Università Sapienza il 9 febbraio il workshop ImmaginInAzione – Dal cinema sociale al Social Media Imaging

Può il giornalismo locale nutrire il nostro immaginario raccontando onestamente la realtà, in diretto contatto con le comunità locali? Possono i giovani autori di videonews imparare dalla realtà e dal rapporto onesto con la realtà che i giornali locali cercano di instaurare (restaurare) insieme con il pubblico, piuttosto che contro il pubblico di massa, raccolto a furor di audience? Potranno infine questi ultimi inserirsi nel circuito della ricerca sociale e della narrazione documentale, con le proprie opere di maggior respiro?
Possiamo immaginare, nell’epoca del digitale, una costruzione collettiva, interattiva, dell’immaginario (una interpretazione della realtà) e della nostra coscienza di cittadini e di abitanti del pianeta? Possiamo immaginare un nuovo modello di media, digitale, interattivo e focalizzato sulla realtà e sulle reti reali, un media che riparta da dove il cinema sociale aveva lasciato il posto alla televisione di massa?

L’Ungheria come la Birmania

* 21 dicembre, 2010 * Diritti, Media, Mondo * 1 commenti

Via Pino Bruno

In confronto a quelle approvate poche ore fa dal parlamento ungherese, le leggi sulla stampa in vigore in Corea del Nord, Turkmenistan, Iran, Birmania, Siria, Sudan, Cina, Cuba e via censurando, sembrano giochi da ragazzi. Faranno di certo precipitare l’Ungheria dal ventitreesimo posto agli abissi della classifica mondiale sulla libertà di stampa elaborata ogni anno da Reporters sans frontières. Non sono provvedimenti tollerabili, nell’Unione Europea.

Da ieri la stampa in Ungheria non è più libera. Il Parlamento, con i voti della maggioranza conservatrice, ha approvato infatti l’ultimo tassello della ‘legge bavaglio’ sui media, una riforma che consente al governo del premier Viktor Orban ampio controllo su tutti gli organi di informazione: radio, televisione, giornali, e anche internet. E’ l’ultima stazione di un lungo processo cominciato a luglio, subito la conquista del partito conservatore Fidesz di una maggioranza di due terzi alle politiche, conseguendo così un potere eccezionale, senza precedenti nella storia dell’Ungheria democratica, che consente di modificare la Costituzione e la struttura dello Stato.

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Il giorno che i giornali e le tv hanno per sempre perso una possibile centralità informativa

* 28 novembre, 2010 * Internet, Media, Pensieri * 0 commenti

Massimo Razzi su Repubblica.it

I file di Wikileaks hanno gettato nello sconforto le cancellerie di tanti Paesi ma hanno anche segnato una svolta storica per l’informazione. La data del 28 novembre 2010 sarà ricordata come il giorno in cui tutto o quasi si spostò, si svolse, si evolse e venne raccontata su internet o, quantomeno, a partire da internet.   Pensate: in nessun giornale del mondo si è posta oggi l’annosa questione: “Lo diamo prima sulla carta o sul web?”. Tutti, da Der Spiegel al New York Times, al Pais, a Le Monde, hanno cominciato dal sito, proseguiranno sulla carta e andranno avanti utilizzando i due mezzi come un tutt’uno: un unico medium su piattaforme diverse fatto di approfondimento, di sintesi e attraversato da una serie di questioni qualitative e quantitative che possono davvero portarci a dire che qualcosa di profondamente innovativo è successo.

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PaginaLocale disponibile su AppStore

* 18 novembre, 2010 * Internet, Media, Mobile * 4 commenti

E’ uscito Pagina Locale, l’applicazione per Ipad che raccoglie le notizie locali e  permette di leggerle su un iPad.
Con Pagina Locale è possible accedere all’informazione locale  di aree geografiche anche distanti dalla propria scegliendo la la regione o la città preferita.
Pagina locale è patrocinata da Anso.

Un silenzio assordante sulla situazione dell’informazione italiana

* 25 ottobre, 2010 * Italia, Media * 0 commenti

Via Il Giornalaio

Apparentemente contraddittorio, il silenzio assordante è una sensazione che sono certo ciascuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita. E’ esattamente questo stato d’animo che mi ha mosso ad approfondire il silenzio stampa, trasversale ad ogni orientamento politico, sulle gravi carenze, sulle limitazioni, che presenta l’informazione nel nostro paese.

In una nazione dove l’informazione è troppo spesso merce di scambio, che il silenzio dell’editoria nostrana potesse essere il prezzo del favore ricevuto amareggia ma non sorprende. Decisamente più anomalo il silenzio sul web dove apparentemente nessuno sembrava interessato. Tra i diversi quotidiani on line l’unico accenno viene fatto dal neo nato Lettera43 che tratta la notizia parlando della Francia senza riferimento alcuno alle dinamiche del nostro paese.

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