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Vittorio Pasteris

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La trappola per topi di Kitzbuhel ha fatto una nuova vittima

* 21 gennaio, 2011 * Sport * 0 commenti

Lo sciatore tedesco Hans Grugger sta lottando contro la morte all’ospedale di Innsbruck dopo questa disastrosa caduta alla Mausefalle , la terribile trappola per topi della discesa libeera di Kitzbuhel

L’uomo in cinque che balla

* 4 gennaio, 2011 * Sport * 0 commenti

Un omino con le ruote

* 2 gennaio, 2011 * Internet, Pensieri * 0 commenti

Sono cresciuto con il mito di un uomo che non ho mai visto vivo. Quando sono nato Fausto Coppi era già  morto, ma tutti in famiglia mi hanno sempre parlato di lui come di un eroe, di un uomo che aveva vinto tutto sulla bicicletta e poi era andato a trovare la morte per delle zanzare dell’Africa. Era un mito buono, mite e silenzioso per una generazione che non aveva ancora vissuto appieno gli agi del boom economico. Penso di aver letto su Copppi più di ogni altro sportivo.  La mia prima bicicletta da corsa aveva il suo marchio: Bianchi e ne ero orgogliosissimo. E’ probabilmente lo sportivo italiano con il maggior numero di lapidi e monumenti che lo ricordano, con una corsa straordinaria che lo celebra
Era un campione vero che correva su strade pazzesche senza troppi beveroni. Un fisico nato per correre i bicicletta, con ossa troppo fragili, ma con un sistema cardio circolatorio da marziano. Aveva il suo alter ego in un toscanaccio fortissimo che si chiamava Gino Bartali. Erano un coppia incredibile.
Quando un uomo, soprattutto nello sport, muore troppo giovane per essere vecchio è difficile capire quanto la sua grandezza dipenda dalla sua morte precoce o dalle sue imprese. Fausto Coppi è stato un mito per quello che ha fatto e per quello che ha rappresentato nella società dei suoi tempi anche con scelte che ha saputo fare. Lui che era nato su un cocuzzolo dell’alessandrino aveva saputo schierarsi contro la società perbenistica dei tempi. La società non ancora laica e intrisa di cattolicesimo puritano. Per questo quando sento questa canzone di Gino Paoli sento le lacrime che scendono giù. Certo che Gino Bartali era molto più simpatico …

Oggi saremo a Castellania e Novi Ligure a 51 anni dopo la sua morte per ricordare Fausto … e Gino

Obituary: Enzo Bearzot

* 21 dicembre, 2010 * Sport * 0 commenti

E’ morto il vecio Enzo Bearzot

Strunz

* 12 ottobre, 2010 * Diritti, Pensieri, Sport * 1 commenti


Rispolveriamo l’epiteto di germanico maccheronica lingua trapattoniana per qualificare il leader, si fa per dire, dei tifosi , si fa per dire, serbi, che hanno impedito lo svolgimento di Italia – Serbia allo stadio Luigi Ferraris di Genova.

UPDATE: il simpatico soggetto è stato arrestato

Obituary: Erwin Stricker

* 29 settembre, 2010 * Sport * 0 commenti

Nel silenzio dei media italiani è morto Erwin Stricker (via montagna.tv)

Lutto nel mondo dello sci. Erwin Stricker, l’indimenticabile “cavallo pazzo” della Valanga Azzurra, è morto quest’oggi all’ospedale di Bolzano per un tumore al cervello. Aveva 60 anni. Stricker, originario di Bressanone, aveva sconfitto quella malattia dieci anni fa. Da poco, però, si era ripresentata: due giorni fa lo sciatore aveva subito una delicata operazione alla testa, alla quale però non è sopravvissuto.

Fu campione italiano di discesa libera, e dal 1969 al 1977 fece parte della mitica nazionale di Gustav Thoeni e Piero Gros, che sbancò le gare di sci in tutto il mondo. Conquistò ottimi piazzamenti mondiali, ma non vinse mai un oro anche a causa di una serie sfortunata di infortuni. Indimenticabili, però, i suoi colpi di testa e le sue vulcaniche invenzioni.

Stricker fu infatti il primo ad usare, in gara, le ginocchiere, il bastone senza fronte, il casco aerodinamico e quello da slalom. E pensare che arrivò all’agonismo per caso: venne notato dai tecnici nazionali allo Stelvio, dove lavorava come cameriere, perchè durante le ore libere sfidava – e spesso batteva – i cugini Thoeni tra i paletti.

La storia infinita del palazzo del nuoto torinese

* 20 settembre, 2010 * Piemonte, Sport * 0 commenti

Via Repubblica Torino

Doveva essere pronto a novembre del 2005, in tempo per le Olimpiadi, invece il Palazzo del nuoto di via Filadelfia, se tutto andrà bene, sarà pronto nel gennaio 2011. Tra lavori malfatti, fallimenti delle ditte e liti approdate in tribunale il Comune continua a mettere soldi in questo impianto sportivo fantasma. Il costo previsto nell’ormai lontano 2003, quando Palazzo civico scelse l’area Marchi-Combi per costruire il “Palanuoto” era di circa 15 milioni di euro. Una cifra che di anno in anno è andata però crescendo: nel 2008 il Comune ha dovuto stanziare altri 4 milioni. Colpa dei continui ritardi accumulati dalla società che a suo tempo aveva vinto l’appalto: all’aumento del costo delle materie prime si sono poi aggiunte le spese legali.

Quel gran signore di Ibra

* 17 settembre, 2010 * Pensieri, Sport * 0 commenti

Via Lastampa.it

Battibecco in diretta tv tra Zlatan Ibrahimovic e Arrigo Sacchi dopo la vittoria del Milan contro l’Auxerre, firmata proprio dallo svedese. Scherzando Sacchi dice che se Ibrahimovic non avesse il 47 di piede non sarebbe arrivato sulla palla spizzicata da Kevin Prince Boateng in occasione del primo gol. La reazione dello svedese spiazza tutto lo studio di Mediaset Premium: «Sacchi deve imparare a stare zitto – attacca l’attaccante -. Se deve dire qualcosa deve venire da me, non in tv. Non deve permettersi di criticare, se ha qualcosa contro di me, che venga a dirmelo».

L’ex ct della nazionale ha replicato: «Io esprimo i miei giudizi con correttezza». Lo svedese ha poi sostenuto che Sacchi lo ha criticato troppo ai tempi del Barcellona e ha rincarato la dose «Se non ti piace come gioco non guardarmi. Quando uno parla troppo, parla troppo e tu sei uno di quelli», ha replicato ancora lo svedese. «Guarda ti spiego», prova a dice ancora Sacchi, rompendo un silenzio imbarazzato. «Non mi devi spiegare nulla» taglia corto lo svedese. Chiude poi il responsabile delle giovanili dell’Italia: «Dovrai imparare l’educazione».

Obituary: Laurent Fignon

* 1 settembre, 2010 * Sport * 0 commenti

Laurent Fignon è morto a soli 50 anni dopo una lunga battaglia contro il suo tumore. Il suo ricordo sulla Gazzetta

Correva anche lui. Correva una corsa a tappe cui non avrebbe mai voluto iscriversi, perché il traguardo è ignoto, perché il traguardo non è una liberazione ma una tragedia, perché non bisogna andare forte ma piano. Correva anche lui sapendo di avere tutte le capacità per resistere, per lottare, per rallentare. Corridore lo era sempre stato, anche quando non andava in bici. Ma oggi, a mezzogiorno e mezzo, è arrivato al traguardo. Ed è morto. Laurent Fignon era “il Professore”. Non per gli studi, ma per l’aspetto: occhialini da miope e da intellettuale, forse anche l’origine parigina, forse quell’aria saputa da francese, o forse semplicemente perché era uno capace di pensarle e di dirle, e non solo di pedalarle.

Fino a 16 anni aveva toccato piste e palloni, praticato sport individuali e da squadra, preferito le attività fisiche a quelle scolastiche. Poi, a 16 anni, un’età oggi in cui i ragazzi non cominciano ma abbandonano lo sport, ecco l’illuminazione: un amico che sfoggia una bici, il papà che gli sistema un vecchio telaio, un allenatore di ciclismo che gli prospetta tutto il peggio — sofferenza, sacrificio, sconfitte — e allora lui che da quelle due ruote a trazione umana tira fuori il meglio. Professionista, dal 1979 al 1993, due Tour de France (1983 e 1984), un Giro d’Italia (1989), una Freccia Vallone (1986), due Milano-Sanremo (1988 e 1989), fino alla Ruta de Mexico conquistata nell’anno dell’addio alle corse. Come dire: uomo da grandi giri ma anche atleta da corse di un giorno. Poi organizzatore (della Parigi-Nizza), commentatore tv (France 2) e radiofonico (Europe 1), autore (la sua storia “Quando eravamo giovani e spensierati”).

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Obituary: Nino Defilippis

* 14 luglio, 2010 * Piemonte, Sport * 0 commenti

Il ricordo di Maurizio Ternavasio

Il suo rapporto con Torino sta tutto nel soprannome con cui è passato alla storia del ciclismo: Nino Defilippis divenne il «cit» nel ’52, quando a soli vent’anni fu (ed è tuttora) il più giovane a indossare la maglia rosa del Giro d’Italia. «Cit», ossia piccolo: ma era «piccolo così», come qualche anno dopo avrebbe cantato il concittadino Fred Buscaglione, solo anagraficamente. In bici, invece, era un gigante. Anzi, in assoluto, il più grande corridore piemontese di sempre con Italo Zilioli, che lo ricorda. «Era esuberante, generoso, compagnone. Ma anche istintivo e schietto: caratteristiche dell’uomo ma anche dell’atleta. Due anni da ct azzurro, con il successo di Gimondi ai Mondiali di Barcellona, e poi stop al suo rapporto con la Federazione forse anche perché era poco diplomatico».

Il calcio non è una cosa seria

* 25 giugno, 2010 * Italia, Pensieri, Sport * 0 commenti

Nel giorno in cui un ministro appena nominato per ragioni ai più poco chiare chiede il legittimo impedimento per bloccare un processo per appropriazione indebita a lui intentato. In cui i presidenti delle regioni italiane manifestano il rischio di bancarotta e minacciano di rimettere le loro deleghe esecutive al governo centrale. In cui Confindustria sostiene che la recessione è finita, ma che avrà come accidente collaterale centinaia di migliaia di nuovi disoccupati. In un giorno in cui una dozzina di giovani spagnoli vengono falciati, letteralmente, da un treno veloce spagnolo. In cui in Grecia un attentato uccide un alto funzionario del ministero dell’interno ellenico. In cui si continua a non capire come riuscire a mettere un tappo a un buco da cui fuoriescono fiumi di petrolio nel mare americano. E volendo: in cui si scopre che l’attore porno Rocco Siffredi è probabilmente un evasore fiscale.

In italia ci si cruccia della sconfitta di una squadra di calcio bollita costituta da 22 ricconi, più allenatore e staff, che si aggira per il mondo con costi degni degli sceicchi arabi in braghe corte. In Italia si parla di vergogna nazionale e di possibili ricadute della sconfitta sul Pil e sull’immagine del made in Italy. Tutto ciò mentre abbiamo problemi economici, politici, di libertà, di decenza che ci preoccupano con ben maggiore intensità

E’ solo e maledettamente calcio: non una cosa seria

Quinto set: 59 a 59, poi viene la notte

* 24 giugno, 2010 * Sport * 0 commenti

Un incontro storico di dieci ore fra  Nicolas Mahut e John Isner