Come sarebbe il mondo oggi senza Google, Wikipedia, i vari Facebook e Twitter, e poi i siti di informazione, Youtube, in una parola senza Internet? Il world wide web, letteralmente “la ragnatela vasta come il mondo”, cioe’ Internet come lo sconosciamo adesso, compie 20 anni: risale al 6 agosto 1991, infatti, la pubblicazione online del primo sito web, che per la prima volta apriva il suo indirizzo con le fatidiche “www”, acronimo appunto di world wide web, inaugurando una svolta epocale che, secondo Nicholas Negroponte, “meriterebbe il Nobel per la Pace”. Se l’origine di Internet risale agli anni ’60, con Arpanet, finanziato dal ministero della Difesa degli Stati Uniti, e’ nel 1980 che le reti (utilizzate a scopi militari e scientifici) iniziano ad essere connesse insieme tramite protocolli specifici. Ma e’ il 6 agosto 1991, presso il Cern di Ginevra, che il web vede la luce: il ricercatore Tim Berners-Lee aveva definito il protocollo HTTP, che permette una lettura ipertestuale dei documenti, in pratica il sistema che ci consente di saltare agilmente da una pagina all’altra, letteralmente “navigando” sulla rete.
L’idea è di quelle, come hanno fatto notare ieri in Comune, in grado di restituire ancora una volta a Torino il ruolo di apripista: stavolta sarà la prima città italiana in grado di inaugurare un museo dedicato a Internet. Ma non è tutto. Questa «pinacoteca sorvegliata dalla chiocciola del Web» che esporrà computer e mouse sarà sistemata a due passi dal Museo del Cinema e dal Museo della Radio. Tutto questo si deve a un’idea dell’imprenditore Marco Boglione, autentico appassionato d’informatica che nutre lo stesso «fanatico» sentimento per la sua città. E così, dal momento che giusto pochi giorni fa è riuscito a mettere le mani – pagandolo 156 mila euro da Christie’s – sul primo computer della storia firmato Apple, ha deciso di esporlo insieme con altri pezzi della sua singolare «@-collezione» nel primo museo tutto dedicato a Internet.
Sino a qualche giorno fa, però, l’idea di allestire una mostra permanente sulle origini del Web era soltanto un auspicio, bello, ma ancora solo teorico. Da lunedì scorso invece c’è anche la location, che più azzeccata non si potrebbe: si tratta del Teatro Scribe, che da anni, essendo ridotto a un cumulo di macerie, rappresenta un grande problema per il Comune, e in seconda battuta per il Museo del Cinema e per la Rai. Ed è proprio con alcuni vertici Rai che lunedì scorso si è incontrato l’imprenditore Marco Boglione. A loro – che sono i proprietari del Teatro Scribe – l’imprenditore ha sottoposto la suggestiva proposta di ambientarci un museo tutto dedicato a Internet.
The Web as we know it, however, is being threatened in different ways. Some of its most successful inhabitants have begun to chip away at its principles. Large social-networking sites are walling off information posted by their users from the rest of the Web. Wireless Internet providers are being tempted to slow traffic to sites with which they have not made deals. Governments—totalitarian and democratic alike—are monitoring people’s online habits, endangering important human rights.
If we, the Web’s users, allow these and other trends to proceed unchecked, the Web could be broken into fragmented islands. We could lose the freedom to connect with whichever Web sites we want. The ill effects could extend to smartphones and pads, which are also portals to the extensive information that the Web provides.
Dopo le polemiche per la candidatura al Nobel per la pace ad internet, cominciamo con una proposta più concreta e più adatta al format del premio Nobel.
Si terrà dal 20 al 24 settembre prossimo a Milano, presso l’Urban Center di Galleria Vittorio Emanuele II, e rappresenta il primo Festival della rete volto a promuovere e diffondere le potenzialità delle nuove piattaforme digitali.
Si tratta della prima tappa italiana della Social media Week, una manifestazione unica nel suo genere che in questa edizione si svolgerà contemporaneamente, oltre che nel nostro Paese, anche a Los Angeles, Bogotà, Buenos Aires e Città del Messico.
Two decades after its birth, the World Wide Web is in decline, as simpler, sleeker services — think apps — are less about the searching and more about the getting. Chris Anderson explains how this new paradigm reflects the inevitable course of capitalism. And Michael Wolff explains why the new breed of media titan is forsaking the Web for more promising (and profitable) pastures.
You wake up and check your email on your bedside iPad — that’s one app. During breakfast you browse Facebook, Twitter, and The New York Times — three more apps. On the way to the office, you listen to a podcast on your smartphone. Another app. At work, you scroll through RSS feeds in a reader and have Skype and IM conversations. More apps. At the end of the day, you come home, make dinner while listening to Pandora, play some games on Xbox Live, and watch a movie on Netflix’s streaming service. You’ve spent the day on the Internet — but not on the Web. And you are not alone.
Sognavamo il “web sociale” (almeno io), e Facebook lo fa! Ma somiglia più a un neonato bruttino che a un bel bambino. Lanciandosi alla conquista del web attraverso la monetizzazione con gli inserzionisti dei nostri dati personali recuperati ormai dovunque li lasciamo con la nostra navigazione, Facebook sta ormai per diventare un problema ancora più grande di quanto non sia mai stato Google.
E questa evoluzione ha il profilo di un web che non evolve affatto verso il meglio, come potevamo sperare.
Avrei voluto che questo web sociale emergesse di più dal lato della blogosfera, da una costruzione spontanea originalissima e autogestita di blog interconnessi, che avrebbe prodotto la sua agenda dell’ informazione.
Ma quest’ ultima oggi è moribonda, sotto gli assalti incrociati delle reti sociali che la svuotano della sua sostanza e dei media mainstream che tentano di recuperare alcuni blogger e marginalizzarne altri, per soffocare l’ emergere di quella che essi vedono solo come una concorrenza.
Il bloggante titolare ha avuto molti incontri nell’ultimo anno con medici e strutture sanitarie. Con quasi sempre ottime impressioni.
La sanità in Italia vive sulla qualità dei professionisti che la gestiscono,. Che spesso sono ottimi e umanissimi professionisti.
Qualcuno ha pensato di permettere di raccontare in rete le storie della sanità italiana.
pazienti.org è il sito che raccoglie le esperienze dei pazienti italiani con il servizio sanitario. Ciascuno può raccontare, in forma anonima, la propria storia attraverso parole, foto e video, purché lo faccia nel rispetto della nostra policy d’uso.
Un luogo di incontro per condividere esperienze reali, scoprire come altre persone hanno affrontato problemi simili ai nostri e potere operare una scelta più informata per la nostra salute e quella delle persone care.
Una rete di informazioni e consigli che coinvolge nel dibattito gli operatori sanitari e gli amministratori delle strutture, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento del servizio sanitario.
Da oggi al 7 maggio a Ginevra Lift 10 dedicata a Connected People
Lift10 will gather one thousand participants to explore the most overlooked aspect of innovation: people. Known in techno-parlance as users, people ultimately define the success of all technological and entrepreneurial projects. Their approaches are unique, influenced by cultural and generational diversity. Let’s explore the myths and uncover the reality behind the “connected people”.
The conference will host sessions on:
Understanding the different uses of technologies by each generation.
The redefinition of privacy.
The dynamics of online communities.
The myths and realities of online politics.
The future of media.
Mobile platforms, business model design, travel 2.0, creativity, democracy, innovation, etc.
There were plenty of stats doled out by Twitter’s founders during Chirp Conference keynotes today. The two that stuck with us were: 1) that its servers handle 3 billion calls every day, just to the API, and 2) that 75% of all their traffic comes from their API. If you look at the volume alone, that’s over 30,000 updates, timeline requests and searches per second. That’s a massive API.
That other number, that 75% of Twitter traffic comes from third-party applications, demonstrates just how much of their growth and popularity rides on the efforts of outside developers. It reinforces just how important the platform is to Twitter. As Twitter mashups grew, so did the use of Twitter.
Even back in 2007 we wrote that Twitter’s API traffic was 10x the Twitter site. The exact percentage via their site or via their API varies over time, but it’s clear that the API has driven, and will continue to drive, a huge percentage of Twitter’s traffic
La serie è solamente visibile per minima parte via web al di fuori dei confini IP della Gran Bretagna. Ma grazie alle divinità della rete le puntate sono state prontamente torrentate.
Beati gli inglesi che hanno un servizio pubblico televisivo che da sempre ha investito nella e sulla rete
UPDATE: il prgramma è di una serietà, pacatezza ed eleganza da BBC che merita di essere visto !
Eccomi qua con il post più “duro ” della mia carriera di blogger che mi appresto a scrivere,e che probabilmente mi porterà ad avere tanti nemici, ma chi se ne frega!!
Il titolo già è emblematico e non c’è bisogno di fare giri di parole, con questo post attacco “ufficialmente” la community italiana di web design e di internet, un attacco diretto a molti GURU, definiti tali, dei quali mi sono stancato già da diverso tempo e che non riesco più a sopportare.
…
Si cari esperti italiani, avete rotto le scatole con la vostra arroganza e presunzione. Con il vostro far credere di Essere Dei, quando in realtà non avete manco un vostro sito fatto, quando i vostri “lavori” sono pieni di errori nel codice, quanti approfittano dei consigli degli utenti non “esperti” prendendo i loro lavori, codici sorgenti o altro e poi si vantano di averli scritti loro perchè tanto i poveretti non sono GURU e nessuno saprà mai che esistono.