Diritto di cronaca: pro contro, utilizzi e sfruttamenti

Di   4 Marzo 2009
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Si cerca con difficoltà di capircene qualcosa sul diritto d’autore in rete fra leggi, mercato, diritto di cronaca e consimili. I pareri di Pratellesi e De Biase.

Il problema è che in assenza di una legge organica italiana e comunitaria sul tema si andrà ancora avanti per molto a pronunciamenti dei tribunali

Marco Pratellesi

Il giudice Stefano Rosa, in data 2 marzo, ha parzialmente accolto il ricorso di Mediaset, “inibendo” Rcs Quotidiani dal diffondere sui propri siti spezzoni di video provenienti dalla trasmissione Grande Fratello. Ma ha respinto il ricorso per quanto riguarda il generico divieto di riprodurre immagini da trasmissioni Mediaset per le quali sussista un diritto di cronaca e di critica.

La sentenza è stata accolta con soddisfazione da Mediaset. Tanto che un comunicato diffuso dal gruppo di Cologno Monzese annuncia “nuove azioni legali contro siti web e provider” che diffondono contenuti Mediaset senza autorizzazione.

In realtà la sentenza piace anche a noi di Corriere.it. Il tribunale di Milano, accogliendo il ricorso solo per quanto riguarda i filmati tratti dal Grande Fratello (4 o 5 sui complessivi 59 oggetto della richiesta Mediaset) ha riconosciuto il diritto di cronaca e di critica per quanto riguarda tutti gli altri. Tradotto in pratica: il giudice ha stabilito il diritto di utilizzare i frammenti video di trasmissioni televisive, quando questi siano al servizio del diritto di cronaca e di critica. Non è una brutta sentenza per chi fa informazione. Affatto.

Luda Debiase

In pratica, il Corriere può pubblicare spezzoni di trasmissioni quando sussista il diritto di cronaca. Ed evidentemente il Tribunale ha pensato che il Grande Fratello non abbia la dignità di essere oggetto di diritto di cronaca.

Il bello è che una delle ragioni del successo del Grande Fratello è stata proprio la sua ambiguità: è un reality, dunque si presenta come qualcosa che avviene davvero e che dice qualcosa della società; ma è anche un prodotto autoriale, dunque interessante e soggetto al copyright. Ora il giudice scioglie l’ambiguità. Anche se i giornali ne hanno parlato spesso come di un fatto – e dunque hanno pensato che potesse essere raccontato ricorrendo al diritto di cronaca – ma il giudice lo interpreta come una fiction e decide di tutelare soprattutto il diritto degli autori.