Ricette indigeste per l’editoria

Di   12 Agosto 2009
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Via il Giornalaio

Si è accentuato in questi giorni il dibattito sul pagamento delle notizie on line lanciato da Murdoch e ripreso da altri editori. Non più tardi di ieri sono filtrate indiscrezioni secondo le quali “The Guardian” stesso starebbe pensando ad un’area riservata a pagamento, << un club >>, all’interno del proprio sito.

In Italia ci limitiamo a seguire il dibattito ed in realtà nessun quotidiano/editore ha annunciato di voler seguire la strada del pagamento delle notizie on line. Sembrano tutti molto cauti e, seppur possibilisti al riguardo, il tema alle nostre latitudini resta ancora relativamente marginale.

Diverso è l’atteggiamento nei confronti della produzione di contenuti, notizie ed informazioni. Con la recente apposizione della dicitura “riproduzione riservata” anche da parte del Corsera sono praticamente tutti i quotidiani che tutelano [o ritengono di tutelare formalmente, quantomeno] il diritto d’autore, la produzione, appunto, di notizie di informazioni.

Questa pratica non solo è inutile ma è addirittura nociva per il futuro delle notizie e del giornalismo. La pericolosità di questa visione e del relativo atteggiamento deriva dal background su cui si fonda, dall’idea dei mediasauri di una comunicazione top down, di un controllo e di una gestione delle informazioni pressoché assoluta e totale.

Si dice di sapere che oggi non è più così, si redigono articoli da prima pagina per il black out di twitter e si scrivono fiumi di parole sul twitter giornalismo ma, pare, non viene colto il significato vero di quanto avvenuto, di quanto in corso e di ciò che verrà. La dicotomia è totale. La schizofrenia che porta ad ipotizzare la diffusione delle notizie attraverso gli e readers ed al tempo stesso a costruire muri intorno ai quotidiani ed alle notizie è allarmante poiché segnale concreto della distanza culturale ed ideologica sottostante e della profondità del percorso ancora da compiere.

I giornali locali hanno successo [e soffrono meno di altri] non perchè forniscano notizie di prim’ordine ma perchè riescono a dare ai propri lettori l’identità, il senso di appartenenza ad un a comunità – più o meno ristretta – coesa. Al di là di contenuti estremamente specialistici e dunque di nicchia [che ipso facto sono a pagamento da tempo] non è costruendo muri e recinti che i quotidiani riusciranno ad uscire dalla crisi, bensì al contrario rimuovendo le palizzate il più possibile e fornendo agli utenti significati , progettualità e, sopratutto, coinvolgimento.