La proposta di una ADSL tax per pagare i giornali digitali

Di   24 Settembre 2009
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L’ing. De Benedetti propone una idea “creativa” e difficilmente praticabile concretamente. Una quota del prezzo che gli utenti pagano alle compagnie tlc per l’Adsl dovrebbe andare ai siti dei quotidiani on-line dato che questi generano una grossa porzione del traffico internet.
Se si applicasse una adsl tax quel quota andrebbe attribuita a blog e social network, e come andrebbe ripartita ?

Dietro ogni notizia che leggiamo sul giornale, scorriamo sul pc, riceviamo via sms, ascoltiamo alla radio,vediamo in tv c’è il lavoro di molte persone che l’hanno raccolta, controllata, valutata, scritta, registrata, filmata, trattata nel formato necessario, impaginata. Sono giornalisti, operatori, tecnici ad alta professionalità retribuiti con i ricavi della pubblicità e di quanto i clienti sono disposti a spendere comprando il giornale in edicola o pagando un abbonamento. Oggi un’informazione tempestiva, accurata e articolata è sempre più costosa perché le redazioni che un tempo producevano per una sola piattaforma – carta, radio o tv che fosse- sono chiamate a fornire news, video, audio, mappe interattive, fotogallerie, con linguaggi e tecnologie in costante e caro aggiornamento.

Con la pubblicità in drammatica diminuzione e le notizie che si possono trovare senza sborsare un centesimo, non funziona più un modello di business messo a punto nella seconda metà dell’Ottocento e, in alcuni periodi, in grado di dare buoni utili. Esplosione dei costi, calo dei ricavi. Fino a quando gli editori potranno garantire, in queste condizioni, un’informazione verificata e di qualità? E i lettori/ascoltatori/ clienti che disporranno di notizie meno controllate, saranno ancora cittadini consapevoli?


Gli operatori di telefonia in Italia controllano circa 13 milioni di connessioni ad alta velocità (19,2 linee ogni 100 abitanti a fine 2008) e ora stanno vedendo crescere a ritmi sostenuti anche l’internet in mobilità. Bene, calcoli ufficiali in Germania e Stati Uniti mostrano che oltre il 30% del traffico in Rete è generato dai siti di quotidiani e reti televisive.Quindi l’informazione main stream è un driver eccezionale per le telecom, che si fanno pagare con margini molto elevati ogni Adsl e abbonamento ai dispositivi mobili con accesso al web.

La transizione carta-web è una motivazione insufficiente? Allora si discuta l’opportunità di “girare” agli editori, a compensazione della quota del valore creato a vantaggio degli operatori di telefonia, una piccola parte di quanto pagano gli utilizzatori per l’Adsl o per la connessione a internet in mobilità. Alla Rete potrebbe cioè essere estesa la logica adottata per la televisione satellitare, in cui il proprietario della piattaforma retrocede ai fornitori di contenuti una quota del fatturato derivante dagli abbonamenti. Nel 2007 gli utenti in Italia hanno pagato 3,36 miliardi di euro per la banda larga (relazione 2008 dell’Autorità per la garanzia delle comunicazioni); in media una Adsl nel mercato residenziale costa 20 euro al mese equivalente ad un fatturato annuo superiore ai 4 miliardi di euro tenuto anche conto del crescente utilizzo di internet mobile. Una ripartizione di questo fatturato, come d’altronde avviene già negli Usa, tra operatori telefonici e generatori di contenuti renderebbero non iniquo come attualmente è il rapporto tra chi sostiene i costi per produrre contenuti e chi deriva utili da traffico utilizzando quei contenuti.