Il punto sul piano governativo per la banda larga

Di   17 Novembre 2009
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Alessandro Longo su Apogeonline

Alla fine forse arriveranno, i milioni di fondi pubblici promessi per la banda larga. Domenica il ministro allo sviluppo economico Scajola l’ha definito «un investimento proritario». Nei giorni precedenti il ministro per l’innovazione Brunetta aveva addirittura indicato una data: entro il 15 dicembre. A fine anno, si prevede, sarà sbloccata una prima tranche, forse 200-300 milioni, degli 800 che questo governo dovrebbe stanziare, nell’ambito degli 1,47 miliardi previsti dal piano Romani. Piano che quindi potrebbe partire nel 2010 e andare avanti con i ritmi già annunciati. Per dare i 20 Megabit al 96% della popolazione e i 2 Megabit (via wireless) al resto entro il 2012.

Eppure, tutto questo can can sui fondi promessi, poi spariti, ora ripromessi rischia di farci perdere di vista il quadro d’insieme. Dimentichiamo che il problema dell’Italia non sono quegli 800 milioni che mancano, ma è il ritardo sistematico rispetto all’Europa. «Ci sono tre partite aperte, la lotta al digital divide, all’analfabetismo digitale e la spinta verso il futuro della banda larga», dice Maurizio Decina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano. «E il piano Romani si occupa solo del primo, che è la minor parte, cioè di portare banda larga nelle aree di fallimento di mercato».

È il 12% della popolazione a non essere coperta dai 2 Megabit. Il 40%, nel caso dei 20 Megabit. Le altre due partite invece riguardano la maggior parte della popolazione. Quel 55% privo di computer, gli “analfabeti digitali”, di cui abbiamo già scritto. La banda larghissima a 50-100 Mbps (almeno) nel lungo periodo invece dovrebbe riguardare le principali città italiane, «altrimenti ci ritroveremo un Paese di serie B», ha detto Paolo Romani, viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni. Se non si affrontano anche le altre due partite, «quegli 800 milioni, anche se com’è probabile arriveranno in tutto o in parte, saranno solo un palliativo», commenta Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga.

Nell’immediato, quindi per i prossimi tre anni circa, le prime due partite daranno risultati e azioni subito visibili. Sono due temi collegati, perché rappresentano lo stimolo alla domanda e all’offerta (rispettivamente) della banda larga. Cioè a un modo più moderno di competere nei mercati (per le aziende) e di vivere nella società (per le famiglie). Dello stimolo alla domanda praticamente non si parla nelle sedi politiche. Gli ultimi incentivi statali all’acquisto di pc risalgono a due legislature fa.