Il piano Marchionne e l’occupazione in Fiat

Di   24 Marzo 2010
WP Greet Box icon
Benvenuto nel blog di Vittorio Pasteris ! Se vuoi essere aggiornato sulle ultime notizie di questo blog seguimi via Twitter o via Facebook o via Google+ o Iscriviti al feed RSS

Via Repubblica

Venti milioni di azioni passate di mano in poche ore e il titolo schizzato anche a +4% e fino a sfiorare quota 10 euro. La Borsa ha reagito così alle anticipazioni di Repubblica sul piano di Marchionne per il futuro della Fiat in Italia; un piano che prevede un taglio di quasi 5mila dipendenti, la riduzione dei modelli da 12 a otto e lo scorporo del settore auto dal resto delle attività di gruppo. La presentazione ufficiale del piano è attesa per il 21 aprile al Lingotto, giorno in cui è convocato l’Investors Day.

Sulle indiscrezioni di Repubblica, da Torino è arrivato solo un laconico “no comment”. A metà mattina, Ernesto Auci, responsabile Fiat per le relazioni istituzionali, ai microfoni di Sky Tg24 ha parlato di “una provocazione politica a pochi giorni dalle elezioni”, senza smentite nel merito di quanto anticipato dal giornale. Ben altre reazioni sono arrivate dal sindacato.

“Queste indiscrezioni sul piano Fiat sono preoccupanti e inaccettabili – dice Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil – . Si evidenzia anche in questo modo il fatto che il governo deve riconvocare le parti perchè si apra un vero negoziato sul piano industriale della Fiat che non può essere semplicemente annunciato il 21 aprile e comunicato ai sindacati saltando qualsiasi trattativa”. Sulla stessa linea il segretario della Fismic, Roberto Di Maulo: “Se venissero confermate le indiscrezioni, la realtà sarebbe peggiore delle più tragiche aspettative. Sono mesi che la Fismic denuncia una situazione che porterà al sostanziale ridimensionamento di Mirafiori e a una drastica riduzione della presenza Fiat nel nostro paese, in particolare a Torino. Tutto questo è avvenuto con l’insipiente complicità di un governo nazionale che non ha mosso un dito per un progetto di politica industriale che costringesse Marchionne a rimanere in Italia, a differenza di tutti gli altri paesi del mondo”.