Le bozze del codice di autodisciplina di internet

Di   17 Maggio 2010
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Via Guido Scorza

Lo scorso 12 maggio il Ministro degli Interni Maroni ed il Viceministro alle Comunicazioni Romani hanno presentato agli operatori internet il testo della loro “Bozza definitiva” di “Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona sulla rete Internet” nonché quella del relativo “Protocollo d’intesa”.
Si tratta della prosecuzione dell’iniziativa già lanciata, nel dicembre dello scorso anno, dal Ministro Maroni, a seguito dei fatti di Piazza del Duomo a Milano: ieri come oggi, l’idea del Governo è quella di affiancare alla disciplina vigente una nuova regolamentazione capace di prevenire la commissione di illeciti a mezzo Internet e/o rimuoverne gli effetti.


E’ un obiettivo ambizioso e, forse – specie in ragione della “dimensione” solo nazionale nella quale affonda le proprie radici – utopistico, perché, evidentemente, sarà difficile, se non impossibile, indurre le grandi multinazionali della Rete ad aderirvi e, in ogni caso, c’è da chiedersi quale sia il senso di dettare regole speciali per la “Rete italiana”, mentre il resto d’Europa e del mondo prosegue sulla sua strada.
Nel corso della riunione dello scorso 12 maggio, d’altra parte, fatta eccezione per i due giganti Google e Microsoft, non c’era nessuno degli altri grandi Web service provider stranieri; mancava, persino, Facebook, ai cui servizi sono iscritti oltre 18 milioni di cittadini italiani.
Il Governo, tuttavia, non sembra intenzionato a desistere ed appare, anzi, convinto che l’attuale regolamentazione italiana ed europea e la pur straordinaria collaborazione ormai da anni instauratasi tra forze dell’ordine e ISP non sia sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi sperati.
Autodisciplina e co-regolamentazione, d’altro canto, sono linee di governance suggerite, per le “cose della Rete”, ormai da anni, dall’Unione Europea e, dunque, è certamente legittimo ipotizzarne l’utilizzo anche nel nostro Paese.
I documenti e l’iniziativa presentati lo scorso 12 maggio, però, allo stato, sono lontani dal potersi dire giunti ad un adeguato grado di maturità e continuano ad evidenziare macroscopiche lacune e perplessità.