La fine del diritto allo studio a Torino

Di   6 Ottobre 2010
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A queste condizioni l’Edisu chiude i battenti e io non ho difficoltà a dimettermi immediatamente”: Maria Grazia Pellerino, ha scoperto da poche ore che la Regione, nel bilancio di previsione per il 2011, intende tagliare ancora i finanziamenti per il diritto allo studio. La delusione brucia forte: “Abbiamo investito in questi anni per offrire sempre nuovi servizi per portare studenti a Torino da altre città e Paesi, sono sconcertata da questa politica miope, qui nessuno si rende conto che siamo una nazione che ha bisogno di far crescere il numero di laureati, siamo la coda dei Paesi Ocse, sono davvero sconcertata e non ho problemi a rassegnare subito le mie dimissioni”. Dei 25 milioni di euro che fino al 2009 venivano stanziati ogni anno per l’erogazione di borse di studio e per il mantenimento delle residenze e delle mense universitarie, si parla oggi di metterne a bilancio solamente 7. Dopo che anche il governo ha ridotto a soli 6 milioni (50%) i fondi che direttamente investe nel diritto allo studio. “In queste condizioni l’Edisu non è in grado di erogare alcuna borsa di studio per il prossimo anno dice Pellerino e non solo, chiuderemo anche tutte le residenze universitarie e le mense”. “È ancora presto per parlare concretamente di tagli – replica Giovanna Quaglia, assessore al Bilancio della Regione – al momento nulla è ancora stato deciso”.

L’Edisu è un ente a finanza derivata che riceve fondi dal governo ma principalmente dalla Regione. Ha erogato fino allo scorso anno 12000 borse di studio e ha mantenuto 3 mila posti letto per gli studenti fuori sede e 8 ristoranti sparsi per le diverse sedi dell’Università. È preso a modello da tutte le altre regioni italiane per le strategie che ha adottato in questi anni facendo crescere il numero e la qualità dei servizi che offre agli studenti. Ed essendo parte attiva nel motore che ha portato a Torino un numero elevatissimo di ragazzi di altre città. “Sembra che questi studenti vengano qui e che noi li manteniamo e basta dice il presidente Edisu la verità è che portano anche risorse, creano un indotto, e soprattutto si arricchiscono e arricchiscono i compagni attraverso lo scambio culturale”. “È inutile parlare di meritocrazia quando il prossimo anno ci sarà una intera fascia di studenti che non potrà neppure presentarsi ai blocchi di partenza” dice Andrea Aimar, rappresentante degli studenti in consiglio di amministrazione dell’Ente, che ieri ha presentato un appello per scongiurare i tagli all’assemblea gremita di Palazzo Nuovo. E il rischio non è solo per le fasce più basse di reddito, ma per tutta quella vasta area grigia di studenti meritevoli che non sono così poveri da stare sotto la soglia Isee (“ridicolmente bassa” secondo la Pellerino) ma che ugualmente non possono permettersi di frequentare l’Università lontano da casa.